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La copertina di questo mese
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QUEI TEMPI ALLA MAGNOLIA, RICORDO DI ROLANDO MARUCELLI
Rolando, docente d'umanità

 

L'amarezza della solitudine si propaga dalle regioni più intime della persona fino ad invadere un'intera esistenza. Anche se riesce a nascondersi dietro a parole e atteggiamenti che all'apparenza sembrerebbero negaria, spinge la persona che la soffre ad un isolamento sempre più radicale. Hai bisogno di aiuto ma ti appare come una barriera invalicabile il doverlo chiedere. E poi hai paura che una volta chiesto ti venga negato. Allora lanci messaggi per te inequivocabili., ma che nessuno ha la disponibilità, la capacità o il coraggio di mettersi a decifrare.

Diverse volte ho incontrato Rolando Marucelli mentre, dopo la morte della mamma, si avviava verso il cimitero della Misericordia con l'immancabile meraviglioso mazzo di fiori di campo. Fiori che pareva gridassero tutta la tenerezza di cui Rolando era capace. Ad ogni incontro il sorriso con cui mi salutava si faceva sempre più stretto; poi, per qualche tempo non ho saputo piu nulla di lui fino alla notizia della morte. Il declinare dell'energia probabilmente aveva reso più struggente lo scarto tra le aspirazioni e la realtà di una solitudine più difficile da sopportare. E' a quel punto che Rolando è come se avesse staccato la spina.

Specie nella buona stagione, quando ci raccoglievam o con le sedie in circolo, il bar diventava una libera cattedra d'allegria. Che Rolando fosse il docente o si capiva da un malcapitato tavolino che nell'argomentare strattonava, mulinava di pugni, girava a mo' di volante quando la discussione doveva prendere una certa piega. Si parlava di tutto: di calcio - soprattutto -, di politica, di varia umanità. Non vorrei sbagliarmi, ma se ne sparava veramente delle grosse! Ogni tanto un bel gelatone veniva sacrificato alla freschezza del l'ugola di Rolando che lo trangugiava in un baleno, alla stregua di qualsiasi altra pietanza che gli capitasse sotto tiro. Qualsiasi evento che lui rivisitava si rivestiva di una bizzarra e simpatica originalità: tutto - mi si passi il termine - veniva "rolandizzato". Particolarmente spassosi erano i commenti nel corso delle partite di calcio teletrasmesse: la partita alla Magnolia era tutta un'altra cosa, tanto che si arrivava per tempo per guadagnare il posto migliore.

Nonostante siano passati molti anni, ricordo quei po meriggi alla "Magnolia" con una certa nostalgia. In fondo c'era un certo calore umano tra le persone che lì s'incontravano. Non a caso Rolando è lì che passava la maggior parte dei suo tempo libero. Oggi anche i luoghi di ritrovo sono più freddi, ci si conosce meno e si sta tutti molto più sulla difensiva. Magari "entreremo" in Europa, ma saranno tante individualità a parteciparvi, non un popolo.

Un'altra immagine che conservo nitidissima è quella che lo vede in piedi, austero come un condottiero, sul carro trainato dal suo cavallo al quale teneva moltissimo, mentre trasporta un capo di bestiame da un podre ad un altro oppure al macello. Probabilmente è stato proprio lui l'ultimo a svolgere quel mestiere, presumibilmente già anacronistico ormai da diversi decenni.

Una volta lo accompagnai in macchina a Firenze per delle questioni relative alla pensione. Durante il viaggio parlammo un po'di tutto. In particolare in quell'occasione notai in lui una delicatezza e una sensibilità di fondo che contrastavano parecchio con la sua - per così dire - immagine pubblica.

Ha affermato recentemente il Card. Tonini, in occasione dei terremoto nell'Umbria e nelle Marche, che "la vita di un uomo vale molto di più di trenta cattedrali". La nostra abituale superficialità ci impedisce di andare oltre l'apparenza e ci porta a considerare solo ciò che luccica. Ci sentiamo moderni ma siamo ingolfati da mille specie di conformismi. Sfilano davanti ai nostri occhi grandi ricchezze umane e mille messaggi di tenerezza che la nostra ottusità di cuore non sa o non vuole raccogliere.

Dio non si comporta - per fortuna - allo stesso modo. Lui passa e raccoglie tutto quanto c'è di buono e lo moltiplica da par suo. E' per questo che non posso fare a meno di pensare a un Rolando finalmente pienamente felice. E' una certezza che mi scalda il cuore!

Giampiero Giampieri

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