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PER NON DIMENTICARE L'ORRORE 
DELLA GUERRA E DELL'ODIO

I martiri di Vicchio

E' stata commemorata, lo scorso 24 Marzo, la scomparsa di cinque giovani di Vicchio (Guido Targetti, Ottorino Quiti, Adriano Santoni, Leandro Corona e Antonio Raddi) che furono arrestati durante un rastrellamento per non aver risposto ai bandi repubblichini di arruolamento e fucilati il 22 Marzo 1944 al Campo di Marte.

Rileggiamo brevemente questa triste, tragica pagina che il secondo conflitto mondiale scrisse nella nostra terra con la speranza che certi fatti non si ripetano mai più.

L'inizio del 1944 fu un periodo cruciale della guerra a Firenze e nel Mugello; mentre in città piovevano le bombe degli alleati, si intensificarono le azioni partigiane con centinaia di giovani renitenti ai bandi che costituirono un po' dovunque delle unità combattenti. Per dare una prova di forza i fascisti insediarono in Febbraio a Firenze un tribunale militare con il compito di punire i giovani renitenti alla leva che in circa due mesi mandò davanti al plotone d'esecuzione ventitre persone. Quella dei giovani di Vicchio fu un'esecuzione plateale con centinaia di reclute che furono costrette ad assistere alla fucilazione come monito ed avvertimento di un potere fascista avviato ormai verso una rapida caduta.

La vigilia di morte fu descritta, con alcuni passi veramente commoventi, dalla relazione del cappellano militare don Beccherle che si adoperò in ogni modo per sottrarre i cinque alla morte; purtroppo i fascisti furono irremovibili, la macabra rappresentazione doveva andare in scena.

Tra crisi di disperazione e svenimenti i cinque giovani, assistiti e confortati dal cappellano, trovarono la forza per scrivere le lettere di saluto ai propri familiari e dopo la confessione e la celebrazione della Messa attesero il mattino.

Mattino che arrivò al suono di un campanello e nelle vesti di un brigadiere che non senza fatica li dovette ammanettare per condurli sul luogo dell'esecuzione. Intanto le reclute incaricate di fare fuoco raggiunsero il Campo di Marte assieme ad altre compagnie di stanza a Firenze: centinaia di giovani si schierarono lungo la fiancata dello stadio comunale, sul lato della Torre di Maratona.

Dopo la lettura della sentenza, lo spettacolo dei preparativi accrebbe il nervosismo e l'orrore delle reclute che levarono voci di rivolta zittite con difficoltà. Anche i cinque sventurati si agitarono in quegli angosciosi, interminabili ultimi minuti di vita, confortati da don Beccherle.

Ed infine si pose termine al supplizio, il plotone di esecuzione fece fuoco.

Tre dei giovani morirono subito mentre gli altri proseguirono la loro agonia dimenandosi e lamentandosi finché il comandante del plotone non li finì con la rivoltella, provocando con l'orribile spettacolo lo svenimento di alcune reclute e la fuga di altre.

Finita la tragica sequenza, davanti al muro dello stadio tornò il silenzio e le cinque bare furono caricate sul furgone funebre diretto a Trespiano dove avvenne la sepoltura. Una piccola cappella venne eretta sul luogo dell'eccidio, al termine della guerra.

Ricordare e commemorare questi tragici episodi può servire a tenere viva la memoria, a riflettere sulla guerra, terribile strumento ideato dall'uomo per dirimere le questioni anche a costo di milioni di morti innocenti; avremo mai un mondo senza più guerre? Per intanto non dimentichiamoci di chi per colpa della guerra ha perso la vita, anche se sono passati tanti anni.

Non può esistere futuro senza la memoria del passato.

Sauro Simonetti

il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile-maggio 2001
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