IL VICESINDACO DI BARBERINO RACCONTA
Con la variante delle Maschere iniziarono
le accuse di speculazione...

E’ storia annosa, quella di Villa Le Maschere. Una prima data
importante, perché ha poi portato agli sviluppi attuali, possiamo fissarla al
1995, quando vi furono ingiunzioni da parte della Soprintendenza ai Beni
culturali rivolte alla proprietà Gerini-Montezemolo ad intervenire urgentemente
sulla struttura, in stato di abbandono da anni, e in parte già crollata per il
grave degrado. I proprietari rispondono di essere impossibilitati ad intervenire
in quanto il bene, Villa e Parco , è stato vincolato ad uso pubblico dal comune
di Barberino, con l’intento di farne sede di un laboratorio ambientale collegato
al lago e con il coinvolgimento dell’Università, anche se poi nessuno si era
fatto avanti concretamente in questa direzione, tanto che il vincolo per uso
pubblico rappresentava un laccio che impediva qualsiasi iniziativa di recupero
da parte della proprietà e dei privati che avrebbero potuto essere interessati.
In effetti questo vincolo c’era: lo aveva posto nel piano di
fabbricazione il sindaco Gori, con la volontà e la prospettiva di un
investimento da parte della Regione, con fondi comunitari. In tal senso c’erano
stati incontri e contatti, ma la stagione degli acquisti da parte degli enti
pubblici, tipo Villa Demidoff negli anni 70 e 80, era ormai una stagione
lontana.
Così
nel 1996 inizia una seria riflessione della giunta Cocchi sull’opportunità di
protrarre ulteriormente il vincolo dell’uso pubblico, e ancor più sulla
fattibilità reale di un intervento finanziario da parte pubblica, cioè della
Regione, e dell’Università. Dopo alcuni incontri matura l’idea che mantenere
quel vincolo, non essendovi la minima possibilità di un efficace intervento
pubblico, avrebbe rischiato di coinvolgere anche il comune, oltre che la
proprietà, nelle responsabilità di distruggere un bene architettonico storico
culturale ed ambientale vincolato, con tutte le conseguenze del caso.
Alla fine, dopo vari contatti con la proprietà e la
Soprintendenza viene presa la decisione di variare la destinazione urbanistica
in turistico ricettiva e residenziale. Da un uso tutto pubblico ad un uso tutto
privato, a condizione che l’intervento si faccia…
La decisione non passa sotto silenzio. Le opposizioni si
scatenano, e in consiglio comunale si sente la parola “speculazione”.
Rifondazione ne fa una battaglia ideologica, parlando di “un bene che non potrà
più essere usufruito dai cittadini di Barberino”. Perché nel parco si andava a
cercar funghi e tartufi. Si fa presente che ormai il parco non esiste
praticamente più, invaso dalle infestanti, e necessita anch’esso di interventi
urgenti perché possa ritornare parco, e che la villa è ormai un rudere… e che
nessuno in questo stato potrà usufruirne. Di speculazione parla anche per il
centro-destra, anche se in modo più soft.
Era
quella la stagione dell’Ulivo, il gruppo consiliare si sente forte
e decide comunque di assumere questa responsabilità e la decisione di cambiare
la destinazione d’uso viene assunta a maggioranza.
Il
dopo è storia recente. La villa viene venduta al gruppo Fusi. Iniziano i lavori,
cinque anni di lavori di alta qualità con una spesa di diverse decine di
milioni di euro, con la villa-hotel che sarà inaugurata a primavera del 2009 e
che darà lavoro, occupazione e lustro al Mugello con nuovi servizi di alta
qualità.
Dopo questa prima variante in questi quindici anni, altre
varianti urbanistiche saranno decise a Barberino, con piani di recupero e cambi
di destinazione. Le più significative: villa Erbaia, villa Torrigiani a
Galliano, la villa di Panzano, fino al recente recupero del convento di Badia a
Vigesimo.
Non solo volumi prestigiosi ma anche altri meno importanti
seguono la strada del recupero, il consorzio Agrario, le stalle del Carpini, la
Fattoria di Moriano, fino ad arrivare oggi alla ristrutturazione urbanistica con
cambio di destinazione degli stalloni di Galliano.
E sempre da allora, le opposizioni -e
non solo- continuano a parlare di speculazione e favoritismi. Solo che
con la stagione dell’Ulivo le chiacchiere e le cattiverie si fermavano in vetta
piazza … Oggi che il clima politico è cambiato e si deve approvare
definitivamente il nuovo regolamento urbanistico, si trova anche qualche
furbetto ben ammanigliato che non avendo avuto quello che pretendeva dal Comune,
arriva fino a presentare esposti alla Procura, manipolando anche le parole
delle opposizioni, cercando di infangare l’azione degli amministratori di
Barberino che hanno fatto del recupero dei volumi esistenti e del riuso con
cambio di destinazione e domani del recupero delle aree di ristrutturazione
urbana all’ingresso del paese le scelte strategiche di quindici anni di
urbanistica.
vicesindaco di Barberino
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2008

