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STORIA E DINTORNI

250 ANNI FA MORIVA IL FILOSOFO MUGELLANO ANTONIO COCCHI

Dal Mugello il primo massone

Da una incisione di Bramati il ritratto di Antonio Cocchi ( 1695-1758)Ricorrono quest’anno i 250 anni dalla morte di Antonio Cocchi (1695-1758), medico, naturalista, filosofo, antiquario granducale, personalità straordinaria della storia della medicina e della cultura settecentesca. Medico della colonia inglese a Firenze, Antonio Cocchi (uno dei primi massoni italiani), fu un grande scienziato e prolifico autore. Per celebrare e commemorare questo avvenimento, di portata storica per la nostra cittadina come fu nel 2003 il 500° anniversario della nascita di altro grande borghigiano, Monsignor Giovanni Della Casa (1503-2003), avrà luogo a Borgo San Lorenzo a Villa Pecori Giraldi un convegno dedicato alla sua poliedrica attività. L’incontro sotto l’egida della Società Italiana di Storia della Medicina e del comune di Borgo San Lorenzo, vedrà la partecipazione di storici e medici di varia formazione; questa scelta del luogo consente inoltre di coinvolgere il “Corso di Laurea” in infermieristica, attivo nel capoluogo mugellano, in modo di valorizzare la componente formativa e favorire la partecipazione degli studenti.

Quella che era la villetta di Antonio Cocchi a MulinuzzoPer questo prestigioso convegno hanno già garantito il loro patrocinio e la collaborazione l’Ordine dei Medici della Toscana, la presidenza del  Consiglio Regionale della Toscana oltre ad altre entità amministrative locali, provinciali, regionali e nazionali, visto e considerato che giungeranno a Borgo San Lorenzo alte  personalità nel campo della medicina, filosofia, naturalismo e cultura dell’epoca. I temi del congresso sono, “ - Esprit systèmatique. I medici tra biblioteche e collezioni; Medici periodeuti; Il governo dell’ospedale; Tra Vitto pitagorico e Cioccolata: medicina e alimentazione -“ Referenti la  Prof.ssa Donatella Lippi e il dott. Andrea A. Conti.  

 

Chi era Antonio Cocchi

La famiglia Cocchi già presente in Borgo San Lorenzo nella prima metà del ‘500 (un suo avo era il dottor Giovanbattista Cocchi, cancelliere podestarile) con abitazione in un gentilizio edificio nell’attuale piazza Garibaldi, all’epoca piazza del Tribunale (questa casa crollò dopo il terremoto del 29 giugno 1919) e dove avevano addirittura sepoltura all’interno della Pieve di San Lorenzo, era fra le più notabili del castello mugellano. Il nostro Antonio, nacque casualmente a Benevento il 3 agosto 1695 poiché il padre Diacinto (o Giacinto) notabile e funzionario nell’amministrazione granducale (era Granduca Cosimo III° dè Medici) fu trasferito in quella città con la moglie Beatrice Bianchi di Baselice  (Baselice è un piccolo paese in comune di Benevento; la mamma Beatrice sarà andata là per partorire! Chissà.) e lì vide la luce. Tornati in Toscana nelle loro abitazioni sia nel Mugello che in Firenze, cresciuto il loro figlioletto nelle scuole degli Scolopi di Firenze, iniziò quella lunga strada di scienziato, medico, antiquario, botanico, filosofo, scrittore ed altro, che lo portò in tutta Italia e in diversi paesi europei come l’Inghilterra, Francia, Svizzera, Olanda e Germania. Il Cocchi ebbe due mogli, la prima si chiamava Gaetana Debi che non gli diede nessun figlio, una volta vedovo in seconde nozze sposò Orsola Piombanti ed ebbe due figli, Beatrice in ricordo della madre e Raimondo, “degnissimi -. come scrive il Chini – eredi del nome paterno “. Morì a soli 63 anni e fu sepolto nel Pantheon della Basilica di Santa Croce a Firenze in mezzo a tanti illustri personaggi; così è impresso l’epitaffio nel suo loculo: “ - Ad Antonio Cocchi, filosofo e medico prestantissimo, Antiquario di Francesco Imperatore, per Dottrina e cognizione di lingue, per saviezza ed onestà e beneficenze, in Patria e fuori conosciutissimo, Domenico Brogiani, al carissimo amico e maestro, questo marmo poneva -“.

 

 Cocchi nel suo Mugello 

L’immagine della lapide che fotografammo nel 1980 quando ancora era murata sulla spalletta del ponte sul Fontegianni, attualmente collocata all’interno del Palazzo del Podestà. Si legge: “- Antonius Cocchius  fundi  dominum pontem fecit de suo in usum familiae, octob. An. 1745 -“E’ risaputo che il grande filosofo, che amava firmarsi “ Antonio Cocchi mugellano” non era un abile amministratore e il più delle volte carico di debiti non sapeva come pagare i creditori; eppure si diceva che era molto benestante. Nel 1723 dopo un lungo giro in Inghilterra tornando al paese natio accolto in trionfo, scrive: “ - ove tutti vengono ad incontrarmi  con rinfreschi di confetti e vini, sparando molte pistole e molto popolo mi acclama, ma ahimè mi trovo ad aver nulla in contanti e non so come pagare! -“. Antonio Cocchi quando giungeva al Borgo, dopo salutato amici e parenti se ne andava a riposare e villeggiare nella sua piccola ma gentilizia villetta in località Mulinuzzo, luogo che si raggiunge dalla strada Faentina, dopo aver girato a sinistra (a destra c’è l’ingresso di Villa La Brocchi) in una stradina poderale che si allunga parallela al torrente detto di “Fontegianni”. Dopo circa 700 metri ed oltrepassato il ponticello attiguo all’antico mulino ecco sulla sinistra questa residenza settecentesca del Cocchi (proseguendo si giunge sulla sommità della Croce della Brocchi), la quale benché ridotta a casa colonica per oltre due secoli (attualmente è transennata ed abbandonata), si nota però dal portale d’ingresso, dagli stipiti delle finestre e dalle mensole la classica architettura di un vecchio gentilizio edificio prettamente settecentesco.

Questa era l’abitazione del Cocchi (ne aveva una anche a Striano a Ghireto e non di meno a Cornacchiaia sopra Santa Maria a Vezzano in comune di Vicchio) e nella pace del suo Mugello, con la sua famiglia, moglie e due figli, si dilettava ad ingentilire il luogo con una serie di piccolo lavori che venivano svolti da lui stesso con l’aiuto ovviamente dei suoi contadini e dei suoi servi. Eccolo a realizzare piccole terrazze rialzate dei campi, incanalature, muri a retta, maggiatiche, per poi innalzare il ponticello in pietra e mattoni, per guadare più facilmente il “Fontegianni” e dove murò una lapide in ricordo di questo evento (si trova all’interno del palazzo del Podestà) a lato della spalletta. Ma la sua passione era quasi tutta rivolta verso il gorgogliante torrente che gli scorreva vicino alle sue proprietà; il “Fontegianni” appunto. Il Cocchi, fra un resoconto di medicina, una sezione di anatomia, un trattato di botanica, uno scritto filosofico, etc, etc, tolti gli scarponi e rialzati i calzoni si immergeva sul letto del torrente innalzando, con mattoni e grossi sassi levigati, delle piccole cascatelle, ancor oggi esistenti. Le fotografammo circa quindici anni orsono per nostro diletto senza pensare che sarebbero servite a distanza di tempo nel ricordo di questo straordinario personaggio mugellano. E chi vuol vederle (alcune sono in parte cadute) non fa altro che fare una salutare passeggiata sulla stradina poderale attigua al Fontegianni fino alla sua vecchia residenza. Se poi uno vuol proseguire giunge sulla sommità di una collinetta dove si trova la Croce detta della Brocchi per osservare un magnifico panorama di Borgo San Lorenzo e del Mugello.

Aldo Giovannini

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2008

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