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Il sindaco di Marradi replica alle critiche di don Malavolti

Lettera aperta al parroco di Crespino del Lamone

Caro Don Bruno,
leggo su "Il Filo" la nota nella quale la Faentina Ti fornisce l'occasione per esprimere la Tua delusione nei confronti dei partiti. E prima di affrontare i temi sui quali mi chiami in causa direttamente, vorrei farTi notare la singolarità della Tua critica ai partiti, che è di segno opposto a quello che esprime oggi la pubblica opinione che è, ad essi, tanto ostile da dover necessariamente avere qualche fondamento reale, che infatti non è difficile da individuare.

I partiti sono stati gli strumenti di una battaglia ideologica, seguiti dalla pubblica opinione che li accettava, anzi, li cercava per lottare per la libertà contro la dittatura, per il socialismo contro il capitalismo, per l'Est contro l'Ovest, o per l'Ovest contro l'Est e così via. Beppe Matulli con Mario Segni, alcuni anni faOggi tutto questo è finito e le conseguenze hanno fatto addirittura scomparire l'URSS, la seconda potenza del mondo, figuriamoci se delle strutture così intimamente legate ad uno scenario scomparso potevano continuare a vivere "come prima" ! Che i partiti siano diventati un numero incalcolabile, e continuamente mutevole (i giornali parlano di oltre 40 partiti), deve pur significare qualcosa!

Allora è inutile cercare un atteggiamento dei partiti sulla base della esperienza passata: i partiti sono impegnati in un passaggio travagliato dal quale è difficile dire se riusciranno ad uscire, e la pubblica opinione guarda a questo travaglio con crescente sfiducia tanto che pensatori molto autorevoli cominciano a temere di un futuro reso incerto della assenza di alternative, che potrebbe avere ripercussioni molto inquietanti sulla tenuta della democrazia.

C'è qualcosa di più allarmante che non è il silenzio sulla Faentina!
D'altra parte la pubblica opinione guarda più alle strutture della Amministrazione: quelle nuove (come le Autority) e quelle tradizionali, sia centrali (il Governo) che periferiche (Regioni, Province, Comuni), considerandole protagonisti delle strategie politiche senza coinvolgimento dei partiti, ai quali è lasciata la funzione di selezione delle candidature, e della preparazione dei programmi, poi sono invitati a occuparsi del loro travaglio e a interferire il meno possibile sulla attività amministrativa: tanto che ogni loro comparsa è denunciata come una interferenza.

D'altra parte la vicenda della Faentina sta a dimostrare che le amministrazioni regionale, provinciale e comunale sono state quelle che hanno retto un rapporto talvolta teso e difficile con l'Ente Ferrovie dello Stato fino a provocare, come è accaduto ultimamente, una iniziativa del ministero a Roma per mediare le nostre proteste e le nostre richieste rispetto all'ente FS.

Questo naturalmente aumenta la responsabilità diretta delle amministrazioni locali e, per quanto riguarda i comuni, dei sindaci. Ed è per questo che mi affretto a considerare le Tue categoriche affermazioni sulla amministrazione comunale di Marradi affetta da "mancanza totale di una linea politica chiara, qualificante, innovativa".

L'Amministrazione invece persegue una linea politica molto precisa che, se non condividi, dovresti criticare (e la tua critica sarebbe un aiuto per tutti, anche per noi), ma la negazione diviene un atto di irrazionale sterilità.

La nostra linea politica nasce dalla constatazione, ripetuta in ogni occasione, che le piccole dimensioni del nostro comune non consentono di affrontare i problemi che abbiamo di fronte (anche i più semplici) e che pertanto si pone la assoluta necessità della integrazione territoriale. E' un problema di carattere generale che qualche secolo addietro spinse il Granduca alla riforma dei Comuni Toscani con un generalizzato processo di accentramento, e che da oltre 10 anni si cerca di superare attraverso la incentivazione di tutte le forme associative dei comuni.

Noi questa scelta la stiamo perseguendo con una perseveranza che rasenta l'ostinazione.
Si tratta dunque di una scelta politica chiara e qualificante e, per i primi risultati che ha conseguito, anche fortemente innovativa.
Per limitarmi a due soli esempi per evidenti ragioni di spazio Ti invito a considerare che non saremmo stati in grado di riprendere il premio Campana se non avessimo realizzato l'integrazione con Scandicci, Faenza, Firenze e Bologna. Non è stato facilissimo, anzi è stato molto difficile, ma questo ci ha evitato il destino che era già segnato, di abbandonare la celebrazione di uno dei più significativi poeti del '900, facendo dimenticare che viene da Marradi.
Con l'integrazione abbiamo realizzato la depurazione che, il comune da solo pagava ma non realizzava per mancanza di capacità gestionale adeguata.
E così via, non mancherà l'occasione molto presto di farlo intero il bilancio! !!

Per noi questa linea è più importante che per altri comuni, ed è anche più difficile che per altri comuni, perché per noi la prospettiva prevalente, anche se non esclusiva, è nella collaborazione con il fondovalle romagnolo con tutti i problemi connessi alla appartenenza a due regioni diverse, ma questa prospettiva noi l'abbiamo intrapresa coinvolgendo le Regioni e le Province dei due versanti.
Si può anche ritenere, in piena era della globalizzazione che la cosa più importante non sia quella di integrarsi ma di rinchiudersi nei nostri confini come in un fortino assediato dalla emarginazione e dall'abbandono, e difendere il presente... e magari il passato.

L'amministrazione la pensa diversamente. E la sua linea politica è assolutamente "chiara, qualificante, innovativa", e tuttavia può essere non condivisa e avversata. Ma allora sarebbe di estremo interesse e di grande utilità che Tu ci dicessi dov'è la nostra carenza: è sbagliata la politica della integrazione territoriale ? oppure noi la stiamo perseguendo male?
Sarebbe estremamente utile il contributo di una Tua riflessione, su una strategia difficile ma che a nostro avviso è la sola via di salvezza, evitando di tranciare giudizi affrettati che sono dimostrazione di una pigrizia mentale che non Ti è consueta e che, sono certo, vorrai superare.
Con la più viva cordialità

Giuseppe Matulli
SINDACO DI MARRADI

 

LE ACCUSE DEL PARROCO DI CRESPINO SUL LAMONE

Faentina: l'allarmante assenteismo delle forze politiche

Nel bene e nel male, la Faentina è stata oggetto di interesse comune in questo primo scorcio del '99. Gli unici a non intervenire sul tema e su questo servizio così importante per il nostro territorio sono stati i partiti, di ogni colore e tendenza. E' vero che oggi è arduo definire il colore e la tendenza, ma sul cielo dell'Alto Mugello non è apparsa nessuna iride.

La cosa è allarmante e sicuramente sintomatica.

Allarmante, perché è l'indice che le forze politiche organizzate nei partiti non avvertono più i problemi sociali; sintomatica, perché si conferma che la politica non è più la gestione della cosa pubblica, ma solo uno strano mostro oligarchico, dai molti volti, che si sforza di sopravvivere, senza una vera ragione di essere.

Chi scrive, ricorda, per averlo vissuto in prima persona, che all'epoca della messa in discussione della sopravvivenza e della poi sopravvenuta chiusura dell'ospedale di Marradi, i partiti locali presero posizione sul problema e furono a fianco del Comitato di Salvaguardia a difesa della struttura e del servizio, con accanimento e continuità, seppure con i molti distinguo.

Questa volta silenzio di tomba, almeno come presa di posizione ufficiale e dichiarata.

Ho detto questa volta, perché il fatto non è piccola cosa, ma è già da tempo che i partiti tacciono, che non escono allo scoperto sui problemi, che pure non mancano, che non si mostrano interlocutori nella vita pubblica, almeno per quanto riguarda la nostra area e mi riferisco all'Alto Mugello e a Marradi in particolare.

Nelle ultime consultazioni amministrative è stato preferito a grande maggioranza (il 65%!) lo schieramento dell'Ulivo, nella speranza di un radicale cambiamento nella politica locale, che si trascinava da 20 anni in una anemica routine, costellata solo da imperdonabili decisioni, ma nulla o quasi nulla è cambiato: anzi se non si è peggiorati, migliorati non di certo: mancanza totale di una linea politica chiara, qualificante, innovativa, ma solo una sempre maggiore emarginazione con la sola preoccupazione di rimanere fedeli ai conti della massaia, per cui, come già ricordato in altre occasioni da queste pagine, si corre verso un futuro di sopravvivenza precario e mortificante.

La responsabilità primaria è sicuramente di chi siede a palazzo, maggioranza e opposizione, ma a ruota, di tutte le forze politiche presenti nel territorio.

Se questa è la sensibilità dei nostri politici nei confronti dei problemi della gente, allora non rimane altra strada che ricorrere alle forme di autodifesa popolare: comitati civici, movimenti, per far fronte ai soprusi, alle discriminazioni, per fare valere quella parità di diritti che non sembra ugualmente riconosciuta a tutti i cittadini.

DON BRUNO MALAVOLTI © il filo, marzo 1999

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