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Una
mela (antica
e mugellana)
al giorno IL
RECUPERO DELLE ANTICHE VARIETA’
L’arrivo sul mercato mondiale delle varietà moderne, generalmente più produttive, che producevano frutta grossa, bella, esente da imperfezioni estetiche, ed in maggior quantità, nonché la meccanizzazione dei frutteti, l’abbandono generale delle campagne e la scomparsa di persone capaci di esercitare il mestiere dell’innestino, ha portato, al rischio d’estinzione il patrimonio legato alle antiche varietà nostrali, nel giro di pochi anni. Ma se queste varietà sono importanti dal punto di vista culturale (per le storie e le tradizioni a cui sono inevitabilmente legate) e dal punto di vista genetico (per la capacità di adattarsi ad ambienti diversi e di poter resistere a patogeni sempre più aggressivi), il valore in termini nutrizionali della frutta prodotta da queste piante, sarà forse una argomentazione che susciterà, in questo clima preoccupante di clonazione e manipolazione genetica, il più alto interesse dei consumatori pensanti. Basta pensare che un kg. di mele “Calvilla bianca“, varietà antica europea, contiene circa 310 mg. di Vitamina C, quantità 4 volte superiore a quella presente in un kg. di mele “Golden“ (varietà americana moderna) mentre la presenza dell’acido malico, ossalacetico, delle pectine e dei tannini, rendono la vitamina C presente nelle mele, nelle pere e nelle susine più “efficace” di quella presente negli agrumi ed inoltre conferisce a questi frutti un alto valore terapeutico nelle patologie intestinali. Inoltre le varietà antiche da frutto ben si prestano ad essere utilizzate in agricoltura biologica, sia per la loro rusticità, sia per la capacità di resistere alle malattie, ad esempio la “ticchiolatura” del melo, senza uso di sostanza chimiche. Alcune Regioni hanno preso provvedimenti emanando normative (in Toscana la L.R. 50 del 97) per il recupero e la valorizzazione di queste piante, ma il rischio della loro scomparsa è tuttora molto alto, e le azioni di recupero e di propagazione sono spesso legate ad appassionati collezionisti, a vivaisti illuminati, od alla cura di anziani contadini. In Mugello, grazie ad un finanziamento della Comunità Montana del Mugello, dell’Unione Europea (Iniziativa Leader II) e di altri Enti locali, è appena nato un progetto per il l’individuazione, il recupero e la propagazione delle antiche varietà fruttifere. Il progetto è strutturato in modo che sia assicurata una conservazione a lungo termine delle varietà individuate, con la creazione di “banche genetiche del germoplasma” che abbiano anche finalità didattiche ed espositive, da realizzarsi in loco e utilizzando quelle già presenti nella regione.
Duccio Berzi Per informazioni e per segnalare antiche varietà contattare il responsabile del progetto: Dr. Duccio
Berzi, Piccola Società Cooperativa Ischetus, tel. 055/8457056
– 0339/2395072 – ischetus@newnet.it
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| © il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2000 |


La
presenza di così tante varietà diverse, scaturiva dalla necessità di
poter avere piante con fruttificazione scalare nelle stagioni, che
consentivano principalmente di poter consumare a tavola la frutta fresca
durante quasi tutto l’anno. Inoltre, le piante erano selezionate in base
all’adattabilità a situazioni ambientali diverse (basti ricordare che
un tempo i poderi erano arroccati fin sull’Appennino) e di poter
resistere a malattie e patogeni senza le sostanze chimiche oggi largamente
utilizzate nei frutteti specializzati.
Ma
la finalità del progetto è anche quella di rendere presto disponibili
sul mercato le piante innestate tramite piccoli produttori locali e di
arricchire nuovamente il territorio con le varietà recuperate: a tal fine
per ogni segnalazione di varietà antica, verrà corrisposto al
proprietario una ricompensa in natura consistente in una giovane piantina,
di quella varietà segnalata o di altra varietà, rigorosamente locale ed
antica, che accompagnerà la vecchia pianta nel nuovo millennio.