UNA CHIESA MILLENARIA A RISCHIO DI CROLLO
Salviamo la Pieve di Misileo
La
Pieve di Misileo è un complesso molto interessante, anche se per
il turista, il primo
impatto visuale con questo antichissimo luogo di culto è
abbastanza desolante, e dopo una sommaria ispezione egli è portato a
credere di trovarsi dinanzi alla classica chiesa rurale appenninica
del 1700-1800.
Di fronte alla chiesa un arrugginito cartello turistico risalente agli
anni ‘80 ci avverte di essere arrivati alla pieve di Misileo (sec.
XVIII) e cripta romanica.
Se
effettivamente il cartello dicesse tutto! Aimè non è cosi che stanno
le cose. Da recenti studi eseguiti da docenti
dell'università di Bologna sta emergendo una storia millenaria legata a
questo monumento ed alla sua zona.
Infatti pare assodato da studi e ritrovamenti archeologici che l'alta
valle del Senio avesse il suo centro nel "plebatum S, Ioannis Misileii
et curte monasterii S.maria in rio cesare,
castrum Soxenana". Un atto
notarile dell'anno 941 documento eccezionale, per l'uso nello stesso di
particolari termini longobardi inseriti appositamente all'interno
del testo in latino confermano infatti la presenza di nobili
feudatari di origine barbarica (in questo caso consanguinei degli
Ubaldini) come signori di questa vallata da Misileo sino al
crinale appenninico.
Il confine di territorio infatti è alla base di tutta
la storia locale, poiché esso ricade da quasi due millenni in questa
zona.
All'inizio separava i romani dagli etruri, poi separava le
amministrazioni romane;longobardi ed impero bizantino, granducato e
stato pontificio, regioni del neonato stato unitario.
In questo contesto si può facilmente capire l'importanza della
suddetta pieve come primo edificio sito dopo il passaggio della
frontiera.delegato ad amministrare ciò che era possibile tramite
l'importantissima figura clerico-politico-amministrativa del Pievano.
Sicuramente
il vano interrato della pieve ora chiamato "cripta" altro non era
che un protoportico dell'entrata originaria sita sul lato opposto
all'attuale, costruito durante l'ottavo secolo D.C. è doveroso
ricordare che per la costruzione di questa "cripta" furono
sfruttate parti di pareti preesistenti (forse di una basilica pagana, o
di un mausoleo romano, come farebbe supporre il toponimo Misileo) nonché
materiale raccolto in zona (capitelli,
colonne, laterizi di molte fatture) chiaramente provenienti
da precedenti insediamenti locali di epoche remotissime.
Ma la domanda cruciale rimane un'altra e cioè,
a cosa da accesso il portale in pietra(murato a
secco con pietre) all'interno del vano cripta?
Dal 1947 quando don Agostino Zagni rivelo al mondo la presenza della
"cripta" sbrecciando la parete esterna per accedervi la domanda
non ha avuto risposta.
Effettivamente l'unica risposta plausibile dopo avere avuto la
conferma che tutta la chiesa settecentesca soprastante ha per tutta
la sua estensione un pavimento nel quale per decenni si aprivano
costantemente piccole voragini prontamente e furtivamente tappate.(sotto
il pavimento c'è il vuoto) possiamo dedurre in modo lecito che il
portale della "cripta" da accesso all'antica chiesa dell'ottavo secolo
sepolta impunemente da un migliaio di anni.
Detto
ciò si potrebbero citare atti, produrre documenti, esibire ritrovamenti
tutti univoci nel rafforzare quanto sino qui elaborato, ma
no lo farò, (semmai in altra lettera) perché ritengo più impellente e
moralmente doveroso porsi una domanda, cioè -"perché
nonostante l'interessamento di molti enti amministrativi, politici, ecc.
dal 1947 non si è fatto nulla per almeno stabilizzare le
condizioni di questo monumento?
Si sono riparati altri edifici di scarsissimo o
inesistente valore, ma
il più importante di essi è abbandonato a se stesso,
gravemente pericolante, prossimo al crollo su uno dei lati
tanto è vero che i proprietari dopo diffida del comune di
Palazzuolo sul Senio hanno provveduto "imbracarlo con cinghie, per
lasciarlo implodere dolcemente su se stesso".
Perché una comunità deve permettere coscientemente l'oblio "ad mortem" di uno dei più antichi e importanti monumenti mugellani! Non è giusto chiudere gli occhi dinanzi a tale scempio e rendercene complici!
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2007

