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A Borgo San Lorenzo due settimane speciali

Missione... in parrocchia

Nel mese di ottobre Borgo San Lorenzo vedrà un’iniziativa sicuramente fuori dal comune: la “missione popolare”, promossa dalla parrocchia borghigiana. Un’iniziativa imponente e capillare, di straordinario impatto, visto che nelle due settimane di “missione”, dal 5 al 19 ottobre, si intende bussare alle porte di tutte le famiglie dell’unità pastorale, che oltre all’intero capoluogo comprende anche Piazzano, Olmi, Sagginale, San Cresci e Rabatta. In tutto qualcosa come 3800 famiglie, 3800 porte a cui bussare. E per far questo la parrocchia si è affidata ad operatori esterni, un piccolo esercito di volontari che vengono da tutta Italia, laici e suore, in tutto 33, che appartengono alla comunità della Congregazione del SS. Sacramento, o “Sacramentini”, coordinati a Borgo San Lorenzo da padre Francesco Crivellari.

Piacentino, di Cortemaggiore, il sacerdote chiamato a gestire queste impegnative due settimane borghigiane, è fiducioso. “Le prime esperienze di missioni popolari, per la nostra congregazione risalgono al 1993, con un metodo via via affinato. Abbiamo operato in gran parte delle regioni d’Italia. Certo, quella di Borgo San Lorenzo ha una particolarità: è sicuramente la più vasta, nel numero degli abitanti, mai realizzata”.

Così si è suddiviso l’intero territorio della parrocchia in ben 66 cellule, con l’impegno, per ciascun missionario, di visitare ogni giorno 60 famiglie.

Sono previste infatti due fasi: nella prima settimana saranno i missionari a bussare alle singole abitazioni, mentre nella seconda settimana saranno le famiglie ad essere invitate in parrocchia: "dalla missione al popolo –dice padre Francesco- dal popolo alla missione”. Si inizierà il 5 ottobre, con il parroco che consegnerà il “mandato” ai missionari, e si finirà il 19 ottobre, con il mandato dai missionari al parroco.

Padre Crivellari è una vecchia conoscenza di mons. Corti, perché per tredici anni il sacerdote piacentino ha diretto il centro di spiritualità di Lecceto. “Siamo partiti –spiega- dalla relazione che la parrocchia ha elaborato in occasione della recente visita pastorale. Si rileva la crescita di un modo di vivere individualistico, mentre il livello culturale ed economico sono piuttosto buoni. E si nota anche, per l’aspetto religioso, una buona partecipazione, sopratutto alla Messa domenicale”.

Da qui gli obiettivi della “Missione”: aiutare la gente a recuperare la fiducia, aprire una finestra di speranza, favorire gli incontri comunitari, per rinsaldare l’unità pastorale, e infine dare spesso alla propria scelta cristiana. Il tema della missione è infatti “Vieni e seguimi”, ovvero “Cristiani non si nasce ma si diventa”. Il padre ci tiene a ricordarlo: “La missione vuole far prendere coscienza alla comunità parrocchiale di essere missionaria. Noi la iniziamo, ma è la comunità che la continua. E vogliamo aiutare le persone a divenire cristiani, ovvero a non dare per scontato di esserlo: perché il cristianesimo non è una filosofia, ma un’esperienza di vita”.

L’iniziativa dunque non nasce improvvisata, e non terminerà alla fine dei quindici giorni. I “gestori” della missione ci lavorano da quasi un anno, sono stati presenti in parrocchia in varie occasioni, il consiglio pastorale si è riunito più frequentemente per costruire insieme la missione, esaminando gli aspetti pastorali e quelli pratici. “E’ stata costruita insieme non è stata pensata dall’esterno”.

Fin dall’inizio si è cercato il coinvolgimento della comunità locale: “Vorrei sottolineare, in positivo –nota don Corti- la disponibilità di una trentina di famiglie della parrocchia ad alloggiare i missionari nelle proprie case durante tutto il periodo della missione”. I missionari, che non sono “professionisti” stipendiati ma volontari, numerosi laici, che nei loro paesi lavorano e hanno famiglia, hanno alla base una approfondita formazione: i “Sacramentini” tengono ogni anno un convegno su tematiche emergenti –dai malati terminali alle famiglie separate-, promuovono ogni mese, in quattro zone a coprire tutt’Italia, incontri di formazione, e poi una settimana di convivenza: “Stiamo assieme –sottolinea padre Francesco-, niente prediche”.

Del resto, aggiunge, anche nella missione borghigiana vi sarà poco posto per le prediche. “Dopo gli incontri nelle famiglie, gli incontri in piccoli gruppi, 66 cellule per tre sere, saranno incentrati sull’ascolto della Parola di Dio e la condivisione della Parola. E non vi sarà nessuna predica, con gli incontri tenuti dai laici”. Nella seconda settimana, poi, si passerà dagli incontri personali e di gruppo agli incontri comunitari, in parrocchia: saranno tre sere di catechesi e di riflessione, interrogandosi su “quale parrocchia in futuro a Borgo San Lorenzo”.

Per i giovani si è pensato a percorsi diversi: in paese saranno montate due-tre tende, dove un sacerdote sarà sempre disponibile all’ascolto e il dialogo. E per loro vi saranno tre sere di catechesi.

Quali i risultati attesi? “A noi –risponde il padre- è chiesto di seminare. Si raggiungono i cosiddetti “lontani”? In genere meno di ciò che si attenderebbe. Ma è già tanto se almeno per i “vicini” si favorisce l’esperienza dell’essere in stato di missione, aiutandoli a superare una mentalità individualistica nel vivere la Chiesa. E poi a noi interessa dare un segno di disponibilità a tutti, e di incoraggiare ciò che può continuare nella pastorale ordinaria della parrocchia”. Aggiunge: “Ogni missione, quanto al coinvolgimento, ha la sua sorpresa. Normalmente un certo clima di novità, in particolare per la testimonianza dei missionari laici, che si presentano, e sono, come normali parrocchiani svolgono con entusiasmo il loro compito, crea un interesse abbastanza vivo, e una partecipazione numericamente consistente, in media dalle 20 alle 40 persone in ogni centro, per una zona di 40-50 famiglie. Talvolta non sono mancati i casi di frequenza davvero scarsa. ma i numeri li affidiamo al Signore, che ha avuto una predilezione per l’immagine del ‘piccolo seme’ nel presentare il Regno di Dio”.

“Quella che a me pare la novità che la Missione offre –aggiunge il parroco- è l’incontro con le persone. Si possono fare tanti depliant e iniziative, ma è nuovo che un battezzato bussi ad altre porte per presentare Gesù. Certo c’è anche il rischio di vedersi sbattere qualche porta in faccia...”.

Per evitare la possibilità che qualcuno scambi gli operatori della “Missione” con i Testimoni di Geova che sono soliti andare di casa in casa, poco prima dell’avvio della Missione, sarà consegnata, casa casa, una lettera della parrocchia, per avvertire le famiglie.

E un’altra lettera arriverà alla parrocchia dopo qualche mese dalla conclusione della Missione, inviata dai padri Sacramentini: conterrà le impressioni dell’iniziativa, ed anche qualche suggerimento pastorale. Perché la Missione possa continuare e portare frutti duraturi.

Paolo Guidotti

 

L’invito ad aprire porte e cuori

“Anche oggi non mancano i segni della santità, le tracce della bellezza, i cercatori della verità, i testimoni dell’amore. Chi crede e ama, sa che la speranza prevale, e tutto vince. Per questo, a ognuno di Voi, guardandolo distintamente negli occhi, chiedo di aprirsi senza remore all’ascolto della Parola che genera la fede e alla comunione che valorizza tutti i doni e che è premessa della missione”

Giuseppe Betori

Arcivescovo di Firenze

 

Sono parole che bene possono essere riferite alla prossima esperienza della Missione popolare che la comunità cristiana di Borgo San Lorenzo si accinge a fare. E ci piace riportare queste parole, tratte dal primo messaggio del nuovo Arcivescovo di Firenze a tutta la Diocesi, contenti e grati per la sua nomina. Abbiamo bisogno di una Chiesa madre e maestra che sappia tener salda la rotta, per aumentare e sostenere “i segni della santità, le tracce della bellezza, i cercatori della verità, i testimoni dell’amore”. Facendo avvertire a tutti il calore e la compagnia della comunità, e il fascino grande della speranza cristiana, la bellezza di aprire il cuore all’amicizia di Cristo.

 

La missione? Un’occasione utile

“Iniziative del genere sono sicuramente utili. Perché rappresentano una spinta particolare per le persone, a riscoprire un afflato religioso”: lo dice don Giuliano Landini, parroco di Vicchio, a proposito dell’esperienza della “missione popolare”. “Noi a Vicchio –aggiunge- per il momento non abbiamo in programma una cosa del genere, ma ritengo che sia un’azione che può portare frutto. Ad esempio, anni fa l’occasione del Sinodo diocesano creò un certo movimento nelle parrocchie, e con la creazione dei centri di ascolto fu favorito il riavvicinarsi di un buon numero di persone. Creare ambiti di dialogo e di riflessione tra laici, come farà anche la missione è un fatto positivo, così com’è positivo andare a bussare alle porte delle famiglie. Peraltro già con la benedizione annuale delle famiglie, dove certo non c’è il tempo di parlare in modo approfondito, si riesce a entrare in contatto con moltissime persone: è buono che in Mugello si riesca a mantenere questo impegno, se si pensa che in città capita spesso che questo non viene fatto più”.

Se a Vicchio l’ultima “missione popolare” si tenne negli anni ’80, a Firenzuola un’iniziativa del genere si tenne ancor prima, negli anni ’70, quando era arcivescovo il card. Florit. “Una missione popolare –nota l’attuale parroco, don Carlo Giorgi- di solito scandisce un momento speciale di una comunità, va promossa quando c’è una particolare situazione, un avvenimento particolare. E va fatta con grande fiducia, senza preoccuparsi del risultato, visto che il nostro compito è preparare il terreno, non certo di vendemmiare. Personalmente non ho mai avuto esperienze di questo genere. Certo, andare verso le persone, perché il missionario non aspetta la gente, ma va a cercarla, è un aspetto importante. E di questo oggi abbiamo gran bisogno, di dare una testimonianza senza vergognarsi della nostra fede”. “Il prossimo anno –conclude don Giorgio- avendo in programma la visita pastorale, avevamo in animo di cogliere questa occasione per promuovere qualcosa di speciale. Ora con l’avvicendamento del Vescovo dovremo prima capire cosa accadrà”.

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2008

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