Link alla Homepage
Menu

La copertina di questo mese
La copertina di questo mese
Articoli
Dibattiti
RISCOPRIRE LA MISSIONE DELL'INSEGNARE

Scuola, si ricomincia

La scuola ricomincia. Dopo l'intervallo spensierato dell'estate ragazzi, genitori e insegnanti riprendono, attori di uno spettacolo stanco e consumato, ognuno la loro parte. Il carrozzone ancora traballante e sgangherato riprende il suo cammino per una tappa che questa volta è a cavallo di un secolo, anzi di un millennio. Sulla scena anche troppo consueta gli insegnanti, alla ricerca di un riconoscimento sociale perduto, sfiancati da interminabili periodi di tirocinio e di precariato, di lotta per le supplenze, di conquista di punteggi per concorsi oceanici e spersonalizzanti, incapaci di restituire al loro ruolo un'autorevolezza che, difficile da costruire e da mantenere sconfina inevitabilmente nell'autorità autoritaria. Tra le quinte sgangherate e sghimbesce di un'organizzazione spesso isolata dal contesto sociale e chiusa in se stessa come un riccio, in mezzo a una scenografia artefatta di riforme, di autonomia, di obbligo scolastico, di orari provvisori, nomine temporanee, rivendicazioni sindacali, di blocchi degli scrutini, di graduatorie inarrivabili, la parte da recitare diventa sempre più difficile e il gesto duro, irrigidito dal risentimento e dall'insoddisfazione.

Dall'altra parte del palcoscenico i ragazzi, quelli né geni né somari, quelli normali, quelli brillanti e impomatati, quelli per nulla simpatici, i seccatori, quelli con l'orecchino, quelli un po' tracotanti, indisciplinati, quelli che non gratificano gli insegnanti, quelli che non si coinvolgono, che non partecipano mai, che se ne fregano, che non hanno interessi, quelli che dietro maschere arroganti e sfrontate nascondono dolori, insicurezze, incertezze e disorientamento, poche speranze e tante illusioni.

Non mancano nemmeno le comparse, i genitori, cui ogni tanto il copione consente una particina nell'organizzazione, un impegno, un colloquio stiracchiato e approssimativo, spesso un dialogo tra sordi, conquistato al costo di code, ritardi e attese estenuanti.

Alla fine della scuola dell'obbligo qualche piccolo attore ancora acerbo si ritrova scaraventato in platea dove, se riesce a superare il trauma dell'impatto, dovrà sudare sette camicie per trovarsi in posto. Per gli altri invece comincia l'avventura della scuola media superiore che culminerà nell'esame di maturità, anzi no, nell'esame di Stato. Una delle modifiche più corrette e realiste introdotte quest'anno dal ministro Berlinguer è stata infatti proprio quella di eliminare la definizione di esame di maturità per tornare a quella sicuramente più consona di esame di Stato. Quando mai la maturazione, la crescita intellettuale dei giovani sono state l'obiettivo vero e prioritario di questa scuola? Troppo più facile fare il giudice che il maestro. I ragazzi sono come le pepite, all'apparenza volgari sassi di fiume necessitano del cercatore abile che le riconosca e ne tiri fuori l'oro che contengono. Con tutti i loro difetti ma anche con la ricchezza fragrante e l'esuberanza della gioventù sono il capitale più importante per il nostro futuro, una risorsa che viene troppe volte dispersa per l'ossessione della competitività e l'assillo del risultato invece di essere sviluppata, valorizzata e liberata con cura e passione dal guscio che la ricopre.

Il rapporto tra ragazzi e insegnanti diventa troppe volte una battaglia, al posto del dialogo si ingaggia un braccio di ferro impari nelle forze e nelle possibilità. Il valore intellettuale ed umano di un ragazzo viene schiacciato e avvilito dall'esercizio orgoglioso e autoritario del potere, dal giudizio insindacabile sul comportamento, sull'atteggiamento; invece di puntare sulla ricerca comune di un risultato positivo, di una crescita, il rapporto si degrada in un duello personale dove il perdente è evidentemente sempre da una parte sola. L'autostima, la capacità di analisi, lo spirito critico, la sicurezza di sé soccombono sotto il peso soverchiante dei voti, dei programmi, del valore assoluto di una valutazione che diventa il più delle volte sentenza definitiva e senza appello. Una battaglia ingiusta perché impari contro un mondo che ha costruito sulle proprie insoddisfazioni, sulle frustrazioni per la perdita di una precisa identità sociale, sull'impreparazione e la resistenza al cambiamento, un muro di incomprensione e di durezza contro il quale i più deboli, i meno strutturati, i più soli si schiantano ogni anno. Quando non si uccidono.

Lo spettacolo però può anche cambiare e gli stimoli e gli esempi non sono mancati in passato né mancano tuttora. La scuola è ancora dotata di persone che danno il loro prezioso contributo nel silenzio, con l'operosità la pazienza e l'esempio. "Un nuovo sistema di educazione incontra molti ostacoli perché va a intaccare strutture mentali e strutture istituzionali" afferma uno studioso francese del pensiero complesso e per cambiare suggerisce un insegnamento permanente, un riciclaggio permanente dei saperi, il rimettere continuamente in discussione il proprio ruolo. Per essere un educatore - diceva Platone - bisogna avere eros, amore, amore per la materia che si insegna e per le persone a cui la si insegna.

La ricetta, in un mondo sempre più complesso, sta forse proprio nella semplicità di questo concetto. Con la riscoperta dell'amore, della solidarietà, della passione, della propria missione, si potrà davvero tentare di fare dei ragazzi che in questi giorni si accalcano disordinati e rumorosi intorno ai cancelli della scuola i cittadini del terzo millennio?

Guido Molinelli

Cerca in questo sito gli argomenti sul Mugello che ti interessano powered by FreeFind
Copyright © 2006 - Best viewed with explorer - webmaster Stefano Saporiti contatti: info@ilfilo.net, Tel. 333 3703408