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La copertina di questo mese
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TRA GRANDE FRATELLO E CONSUMISMO SFRENATO

Mucca pazza, 
ma i pazzi siamo noi

La mucca pazza si guarda intorno e ride a crepapelle. La pazzia in fin dei conti è una questione di punti di vista, di prospettiva. I matti, dietro i cancelli, si sbellicano dalle risate guardando i sani agitarsi fuori dalle mura del manicomio ufficiale. Lo spettacolo è sempre assicurato.

Foto Andrea LapiLa televisione è lo specchio dei nostri tempi, ma è anche lo strumento efficacissimo di una regìa occulta capace di ammaestrarci giorno dopo giorno come barboncini da circo. Da qualche mese sei o sette giovinastri ammaestrati ben bene recitano una sceneggiatura anche troppo scontata rinchiusi in un contenitore a forma di appartamento dove le telecamere li inquadrano giorno e notte, perfino sul bidè. Eppure migliaia di cittadini sani di mente passano ore e ore a sbirciare attraverso il buco della chiave mediatico le mosse dei loro beniamini che si aggirano per la casa come i pesci rossi nel vaso di vetro poggiato sul mobile di cucina. Se spiate l'intimità delle coppiette nell'umida bruma della notte siete degli spregevoli guardoni, se lo fate comodamente seduti sul divano di casa davanti al televisore siete critici testimoni di un esperimento sociologicamente degno d'interesse e di studio. Potete commentarlo tranquillamente al bar e in ufficio e magari fare una bella disquisizione da Costanzo. Sghignazza sardonica la mucca. Nessuno si azzarda più ad addentare una bistecca, nessuno si gusta più un bel piatto di magro con la salsa verde, una tenera costata o un bell'osso buco per paura dell'encefalopatia spungiforme. Per salvare la pelle ci si affida a un filetto di merluzzo, alla bottarga di muggine o alla ventresca di tonno con contorno gratuito di mercurio. Ci si gustano pomodori geneticamente modificati fino a sembrare meloni, mele al gusto di mirtillo, pesche al sapore di arancia, kiwi al leggero sentore di ananasso e banane inturgidite dagli estrogeni e dai conservanti.

Si paga volentieri una bottiglia d'acqua minerale quanto una buona bottiglia di vino d'annata. Sì perché l'acqua minerale fa diventare sani dentro e belli di fuori, l'acqua trasforma la minzione in un argentino tintinnìo di campanelli, rassoda i seni e vince la cellulite, dai ghiacciai contaminati dallo smog e dalle piogge acide sgorga altissima e purissima per finire in una bella bottiglia di cloruro di polivinile.

La povera mucca è andata via di testa. Erbivora e ruminante è stata costretta a ingurgitare farine ricavate dalla carne del nonno, del bisnonno, forse della mamma o del fratello. Provate voi ad alimentarvi con la biada, il fieno e il segato per una settimana e poi vediamo se non date i numeri.

La pazzia ha una sua coerenza, la salute mentale è generalmente fondata sull'ipocrisia.

Si scende in piazza contro il sindaco che rilascia agli immigrati mussulmani la licenza edilizia per costruirsi la moschea, ci fa paura la concorrenza di una fede diversa, si teme la colonizzazione religiosa e culturale ma nella bassa padana e nella Ciociaria si organizzano le feste mascherate per Halloween come se si fosse nel Kentucky o nella Carolina del sud. Al posto della vecchia mortesecca trionfano i feticci della stregoneria anglosassone se non i lugubri paramenti delle messe nere.

La Befana è oramai quasi sconosciuta, la cappa del camino è una civetteria elitaria per la casa del week end, le calze piene di carbone, mandarini, mentine e caramelle mou sono quasi una vergogna, i nostri bambini ce le tirerebbero dietro. Da Babbo Natale sono abituati a ricevere telefonini, play station e dinosauri elettronici. Baciato dalla fortuna e dotato di un grande senso degli affari lui, Babbo Natale, immigrato extracomunitario ante litteram, è entrato subito, al contrario dei più sfortunati vu cumprà senegalesi, nelle grazie dei commercianti e delle agenzie pubblicitarie, ha spedito in pensione la vecchia befana ed è diventato il vero simbolo del Natale a cui ha preso anche il nome. La nascita del Redentore non è più che il pretesto per una saga fatta di shopping, cenoni e vacanze passate sulle spiagge dorate di paradisi tropicali.

Carriera brillante la sua, dalle fotografie di bambini intirizziti dal freddo e intimoriti dalla sua estraneità scattate al volo da fotografi di strada ha bruciato le tappe del successo per conquistare il mondo della pubblicità, della televisione. Invece che con la vecchia slitta oggi arriva direttamente su Internet, al posto delle strenne offre idromassaggi, forni a microonde, attrezzi per ginnastica da camera, televisori da parete, microcomputer tascabili.

Ha trasformato lui, vecchio pancione venuto dal freddo, il tempio del Natale in un mercato del lusso, esagerato e sfrenato.

La mucca pazza, ruminando inutilmente indecifrabili pastoni tra pareti di cemento, monocottura e acciaio inossidabile, rimpiange forse l'odore acre e la penombra umida e scalcinata della vecchia stalla, stramaledice probabilmente noi cristiani fuori di testa e pensa malinconicamente al suo mansueto consorte, il bue che forse, in qualche angolo seminascosto della casa, ritrova per qualche giorno la sua silenziosa dignità scaldando col suo fiato le spalle minute di Gesù Bambino nel presepio. Buon Natale!

Guido Molinelli

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