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La copertina di questo mese
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Di Pietro e gli altri

 Ci voleva Antonio Di Pietro, per far parlare del Mugello il telegiornale e il giornale radio. Quando mai il Mugello era apparso per giorni e giorni a titoli cubitali sulle prime pagine dei quotidiani nazionali? Altro che stand allestiti con tanta buona volontà e denaro alle fiere del turismo nazionale o internazionale: la candidatura di Di Pietro al Senato ci ha scaraventati all'improvviso in prima pagina sotto i riflettori della tv senza neanche il tempo di una rassettata. E lo si è visto e sentito infatti. Il Mugello come Lady Diana, lo stato sociale, il tre per cento del PIL per entrare in Europa. Un esercito di inviati ha scorrazzato per la valle a sentire il parere della gente sull'ex magistrato, il sapore genuino dei prugnoli e dei tortelli di patate. Dei Mugello gli Italiani hanno ora una visione sicuramente più ampia di quella di un casello autostradale o di una pista per campioni di motociclismo e di Formula l.
Definire un ciclone ciò che è successo questa estate è banale e ingiusto. Il sottile buon gusto dei film di Pieraccioni, la cui definizione si riferiva più che altro all'evento meteorologico, non ha nulla a che vedere con la sguaiata gazzarra che si è scatenata su questo episodio. Il Mugello ha perso un'altra occasione per essere l'oggetto di un serio e approfondito dibattito, di un nuovo modo di intendere la politica. La caciara di questi giorni non ha che confermato l'infima qualità dei protagonisti della nuova stagione politica, nata dalle ceneri di quel palazzo marcio e putrefatto che anche grazie a Di Pietro si era riusciti a demolire.Colti di sorpresa dall'abile mossa di D'Alema via tutti a sgomitare, paladini improvvisati degli interessi calpestati dei Mugello. La candidatura di Di Pietro fa paura perché aggiunge alla solidissima fedeltà dell'elettorato locale di sinistra la personalità e la fama dei candidato che attira consensi nell'area moderata. Tutti hanno messo bocca, il più delle volte a sproposito. A casa nostra ancora una volta tutti a fare il verso al battibecco scomposto dei politici nazionali, tanto ricco di personalismi, di insulti e di meschinità quanto vuoto di idee e di programmi. Si è parlato di trasformismo, di cervello all'ammasso, frasi una volta di effetto ma ormai puzzolenti di muffa e di naftalina. Si è parlato di pecore, di struzzi, di sudditi e tiranni. Si può essere favorevoli o contrari ai metodi seguiti per la scelta dei candidati ma sarà poi l'elettore a scegliere no?! E' giusto parlare dei branco di pecoroni alla maggioranza dei mugellani pr'ima ancora di sapere l'esito delle urne? Dopo cinquant'anni in cui nessuno si è mai preoccupato delle cose che regolarmente ci facevano passare sulla testa, candidati compresi, all'improvviso è successo il finimondo per questo seggio al Senato. Alla camera alta dei Parlamento nazionale dovrebbe andare una persona che rappresenti con prestigio e qualità di idee il contributo dei Mugelio per il bene dei paese non un faccendiere scelto per curare, da quella sede privilegiata, interessi particolari e di bottega.
Di Pietro è stato scelto probabilmente per la sua notorietà, vezzo deprecabile, già diffuso durante la prima repubblica, che riempì il Parlamento di calciatori invecchiati, cantanti in pensione, arbitri a riposo, presentatori smessi, disk jockey e spogliarelliste da balera che esercitavano il potere legislativo mostrando le tette con aria melensa e risolini striduli. Certe candidature alternative hanno però lo stesso sapore e non hanno nemmeno il pregio dell'originalità; sembra davvero di giocare alla meno. Marco Pannella, Vittorio Sgarbi, Giuliano Ferrara e giù chi più ne ha più ne metta. Bossi voleva presentare Pacini Battaglia. In Parlamento ha portato anche di peggio. Zeffirelli non voleva candidare nessuno, meno male.
Rifondazione comunista candida Sandro Curzi che parte in quarta con il suo programma elettorale. Primo punto cominciare a offendere, secondo far ritirare Di Pietro, poi si vede. Come impegno per il Senato non c'è male. Ma lo scopo della contromossa comunista è solo quello di rompere le uova nel paniere a D'Alema e spaccare la sinistra per guadagnarvi spazio e peso politico. Il Mugello è solo un palcoscenico, la commedia non cambia.
Il Polo accoglie con favore la scelta dell'odiato direttore, lo voterebbe addirittura alla faccia dei trasformismo. Le sue credenziali? Dettagli marginali tanto se si ritira Di Pietro si ritira anche lui.
Gino Bartali ha risposto da solo e per le rime a chi lo proponeva al posto di Di Pietro. La sua frase famosa, pronunciata con la schietta sincerità di una persona che unisce la saggezza alla modestia ci sta proprio bene. Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare.
Rocco Buttiglione, con l'astuzia sottile e lo stile dimesso di antico democristiano, fa il nome dei suo vice Paolo Bartolozzi, mugellano e politico di professione. Gli ingredienti sembrano buoni ma l'idea, forse troppo scontata, non fa punto rumore. Berlusconi, spiazzato ancora una volta, non sa che pesci pigliare e, fruga fruga, tira fuori il nome di un altro mugellano, il marradese Rodolfo Ridolfi.
Le candidature alternative, anziché tra gli schieramenti contrapposti, nascono all'interno di ognuno di essi. Curioso vero?
L'onorevole Riccardo Nencini, spara da Bruxelles le sue feroci bordate contro Di Pietro ma se la carriera politicoistituzionale dell'ex magistrato risulta improvvisata e altalenante la sua assomiglia più al primo premio di una lotteria che a un lungo e faticoso percorso politico. Chi è senza peccato.
Il senatore uscente Pino Ariacchi lascia la carica per un altissimo riconoscimento che a livello internazionale gli ha aperto le porte dei vertice dell'ONU nonostante il parere contrario di alcuni mugellani. Per la sua successione sarebbe importante avere un candidato di altrettanto prestigio e piccarsi a tutti i costi per un mugellano a Palazzo Madama sarebbe solo retorica superbia. Eleggere per il Senato una persona seria, onesta e capace, dovunque essa sia nata, sarebbe già un onore anche se, con questi pretendenti sarà come cercare un ago in un pagliaio. Poi, una volta finito il polverone elettorale, il candidato eletto dovrà contribuire, in nome dei Mugello, al bene dell'italia. Lo farà coprendo d'insulti gli avversari politici, sputando veleno e sentenze di comodo o portando idee generose e intelligenti per il bene di tutti?

GUIDO MOLINELLI

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