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La copertina di questo mese
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Società
Mugello visto da...


La prima volta che sono arrivato con la macchina targata Livorno nel Mugello sapevo ben poco di questa terra. Sapevo che è la patria dei Medici e di Giotto, che è una regione storica della Toscana, che comprende le vallate del fiume Sieve e che i principali centri sono Borgo San Lorenzo, Barberino e Scarperia, anche se pure Firenzuola, a ben vedere, è importante. Inoltre sapevo che in Mugello c'è una pista per l'automobilismo e il motociclismo, ma non sapevo esattamente dove collocarla, non sapevo cioè che l'autodromo dove sfrecciano le rosse Ferrari è a Scarperia. Sapevo invece collocare l'invaso del Bilancino, o meglio sapevo che non è distante dall'autostrada, perché una decina di anni fa la brutta storia della diga finì sulle pagine di tutti i giornali d'Italia. Avevo sentito parlare anche di qualche lotta operaia, di casse integrazione, di fabbriche occupate. Ma non sapevo nient'altro.

E' stata dunque una piacevole sorpresa, il Mugello. Ci sono arrivato per caso, o quasi, partendo da Firenze dove mi ero trasferito, alla ricerca di un po' di verde, di silenzio e soprattutto di aria pulita. Poiché abitavo nella zona di piazza Giorgini, vicino alla via Bolognese, è stato facile salir su per i tornanti e rimanere affascinato dal verde chiaro e scuro di queste vallate che da dolci colline, in breve, si trasformano in vere e proprie montagne. Le prime volte mi fermavo a Pratolino, oppure svoltavo per il monte Morello, ma poi ho preso ad arrivare a Vaglia, a Fontebuona, a San Piero, ho iniziato a girare per le frazioni che si incontrano sulla via Faentina, oltre a quelle che stanno sulla Bolognese. poi mi sono spostato più a nord. oltre Borgo, ed in breve ho scoperto una terra straordinaria, ricca di cultura e di arte, una terra fortemente caratterizzata, un vero e proprio microcosmo. Quando a Vicchio mi sono imbattuto nel ponticello che fu di Giotto e Cimabue mi è venuta la pelle d'oca. Lo stesso dicasi per la casa natale dello stesso Giotto e per l'eremo laborioso di don Milani a Barbiana.

Un po' alla volta il Mugello è diventato familiare, per me. Ne ho apprezzato l'acqua. ad esempio, e le tantissime sorgenti. Un nome su tutte è quello della sorgente Panna. Ho poi preso una casetta nella frazione di Campomiglìaio fra Vaglia e San Piero, ma nel territorio di San Piero, e alla fine ho trovato nel Mugello una sorta di seconda patria, o almeno credo di poter dire ciò. Penso infatti che rimarrò sempre affezionato a questa terra che è così diversa dalla mia, che è la zona di Livorno col suo mare ventoso e con le perle dell'arcipelago toscano di fronte, ma che con la mia città un po' levantina e anarchica, oltre a qualche fortezza del Sangallo ed una chiara impronta medicea, ha in comune il senso della libertà e dell'orgoglio della propria gente.

Ma torniamo al Mugello. Un po' alla volta, con gli occhi di un bambino che scopre un nuovo mondo, ho iniziato a trovare un po' ovunque fortezze e castelli straordinari, ville da incanto come quella medicea di Cafaggiolo, ho scoperto borghi minori e palazzi signorili che non hanno niente da invidiare a quelli di Firenze, di Siena o di Pisa. I palazzi, i castelli e le chiese di Borgo, di Scarperia, di San Piero, di Marradi, di Vicchio, di Firenzuola, e via dicendo, sono semplicemente stupendi. E poi ci sono i musei! Mi sono persuaso del fatto, un po' alla volta, che il Mugello è una terra che ha un immenso patrimonio artistico, storico e religioso, una terra che ha una spiritualità altissima, forse senza pari in Toscana, o che forse hanno solo l'Amiata o alcune zone della Garfagnana.

Ma la cosa che più mi ha colpito del Mugello è la sua specificità, la sua caratterizzazione, il suo essere territorio. So che esiste una comunità montana. Non so se esiste invece anche un circondario sul modello di quello di Empoli o della Valdicornia. Ma una cosa è certa: il Mugello è un territorio che ha bisogno di essere amministrato in modo unitario e non frazionato. Il suo reale sviluppo, io credo, passa da qui. Sarebbe dunque utile trovare il modo di dotare questo territorio di una unità amministrativa vera e solida, tipo una piccola provincia, in modo da pensare al meglio lo sviluppo di una terra dove ci sono l'arte, la cultura, la natura, la tradizione, ma dove c'è anche qualche brutto rovescio della medaglia, ad esempio il dissesto idrogeologico e non pochi problemi di assetto del territorio, dove il microclima è già stato modificato con la diga del Bilancino e dove i lavori per l'alta velocità ferroviaria o per il raddoppio dell'autostrada lo fanno sempre più assomigliare ad un grande cantiere a cielo aperto.

Quella della provincia, ovviamente, più che una proposta è una provocazione. E' il punto di vista di un forestiero. Però ogni volta che arrivo nel Mugello mi sembra di entrare in un mondo a parte, quasi in un piccolo Stato autonomo. E allora ecco l'idea, forse assurda, della provincia. Essa dovrebbe naturalmente includere, oltre al Mugello propriamente detto, cioè quello delle vallate alta e media della Sieve, anche la vallata meridionale della Sieve e la Romagna fiorentina, con i due capoluoghi naturali che sono rispettivamente Pontassieve e Marradi. Il capoluogo potrebbe essere Borgo San Lorenzo. Ripeto: è una provocazione. Ma chissà... forse tutto il territorio ne gioverebbe!

Marco Ceccarini

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile-maggio 2001

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