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MUGELLO "UNIVERSITARIO": DAL LICEO UNA PROPOSTA SUPER

La scuola esce dal guscio

Almeno per una volta si potrebbe ribaltare la frittata e toccherebbe ai fiorentini fare i pendolari verso il Mugello. Che soddisfazione! La notizia non ha fatto punto chiasso né ha suscitato grande interesse ma potrebbe davvero essere il segno di una svolta storica. Il Mugello si candida come sede per istituti universitari, laboratori specializzati per ricerca applicata di tipo scientifico, ambientale, economico e, perché no, umanistico. Punto qualificato di raccordo tra Università, formazione e territorio. Contatti sono già stati avviati per iniziativa del liceo scientifico Giotto Ulivi di Borgo San Lorenzo d'intesa con la Comunità Montana e l'Università di Firenze. A primavera, stagione del risveglio della natura, dei sensi e delle energie creative l'ipotesi acquista per il Mugello un significato tutto particolare; dopo decenni di letargo e di torpore si risvegliano le idee e torna la voglia di progettare e di pensare al futuro in maniera sensata e concreta. Superati per fortuna senza conseguenze gli anni dello sviluppo concepito solo come industrializzazione spinta - qualche amministratore negli anni settanta aveva perfino avanzato la proposta di portare in Mugello industrie pesanti come la fonderia del Nuovo Pignone - rimasta in piedi la novella dello stento del parco produttivo, storia senza fine dall'odore tipico dell'aria fritta e della inconcludente progettualità politichese, arriva veramente un'idea su cui lavorare assiduamente e concretamente per un vero progetto di sviluppo, ideale per questa terra, coerente con la sua natura, la sua storia e la sua civiltà. Quello che è rilevante però non è l'idea ma il fatto che il progetto nasce nella scuola e dalla scuola esce come proposta per le Amministrazioni e le comunità locali. La scuola superiore mugellana, chiusa nelle sue quattro mura, impegnata nella compilazione dei registri, dei verbali degli scrutini, oppressa dallo scontento di una professione precaria e mal pagata, preoccupata dei trasferimenti e dei titoli, delle graduatorie e delle supplenze, fossilizzata nelle medie aritmetiche, accanita nei giudizi più che appagata dal successo nel recupero formativo di chi arranca più degli altri, incartata nell'interpretazione delle circolari e nell'esazione dei crediti formativi, avviata inesorabilmente verso una progressiva sclerosi e indolenza senile, impotente e incapace di reagire di fronte alla crescente emorragia delle iscrizioni verso le scuole fiorentine più lontane ma anche più affidabili e efficienti. Questa scuola si sveglia all'improvviso e si presenta con una voglia nuova, uno spirito ritrovato, la consapevolezza di un energia positiva che non chiede altro che di liberarsi. Miracoli della primavera. La scuola esce dal guscio, torna in piazza, torna a partecipare alla vita del territorio, si apre, diventa piazza essa stessa e spalanca le sue porte, i suoi cancelli alla società esterna. I segni premonitori si erano visti già nell'autunno e nell'inverno. Dibattiti, manifestazioni culturali e politiche promosse o ospitate dalla scuola, studenti a tu per tu con politici e amministratori in un confronto alla pari, sana integrazione tra le componenti forse più distanti nel contesto sociale di questi tempi.

La soddisfazione per questo risveglio e per le opportunità che questo ripropone alla discussione e alla responsabilità dei nostri amministratori è tanta perché il progetto di un polo culturale universitario nel Mugello apre davvero prospettive nuove, inesplorate e forse addirittura imprevedibili per la vallata. Potrebbe essere davvero l'inizio di un rinascimento nuovo.

La proposta è tra l'altro tempestiva e puntuale. A un passo dalla fine di questo secolo che si chiude con un bilancio sicuramente pesante per la nostra terra, la cultura, la scienza e la ricerca potrebbero rappresentare davvero le linee di sviluppo economico sociale per il terzo millennio, una strategia cui i nostri rappresentanti politici a tutti i livelli e gli amministratori dovrebbero puntare senza esitazione. La fattibilità del progetto diventa ancora più credibile considerando le possibilità che la ricostruzione della ferrovia faentina e il suo utilizzo, come collegamento circolare metropolitano, offre a Firenze. Un sistema di comunicazione mai avuto dalla città che fa del Mugello una valvola di espansione non per creare nuovi dormitori ma aree di risveglio della mente, della sua capacità creativa, di studio e di progettualità.

La scuola riprende finalmente contatto con il territorio. Come non ricordare lo strappo avvenuto al momento di costruire la struttura dove attualmente è insediato il Giotto Ulivi? La proposta di creare un polo scolastico utilizzando le strutture architettoniche e le aree occupate un tempo dalle fornaci Brunori opportunamente recuperate e ristrutturate voleva allora proprio legare la scuola all'ambiente e al contesto socio culturale in cui opera. Le fornaci rappresentavano un interessante esempio di archeologia industriale oggi completamente perduto, distrutto con ostinato accanimento per far posto ad un area produttiva riconoscibile solo per lo squallore delle strutture architettoniche prefabbricate e per l'inspiegabile ragione urbanistica dell'insediamento. La scuola, inserita in quel contesto, avrebbe invece mantenuto un legame anche fisico con una testimonianza di così grande valore storico sociale. Le fornaci erano sorte alla fine dell'ottocento per la costruzione della Faentina e avevano poi rappresentato la realtà industriale più importante della zona, il nucleo più consistente e il simbolo più significativo del lavoro nel Mugello e nella Val di Sieve. Sul luogo del lavoro e della fatica, segno tangibile di un passato duro da non dimenticare sarebbe allora sorto il luogo dello studio e della speranza nel futuro da progettare. Oggi il Giotto Ulivi, costruito per ironia della sorte di fronte al cimitero, esce dalle sue strutture senza passato con una proposta nuova, una provocazione forse, un contributo comunque per dare al Mugello la possibilità e la fiducia di scegliersi e disegnare il proprio futuro.

Guido Molinelli

© il filo, aprile 1998

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