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La copertina di questo mese
La copertina di questo mese
Articoli
ARTE - CULTURA
madonna del candelabro, proveniente da San Piero a SieveMUGELLO,
UN GRANDE MUSEO

PRESTO AL VIA IL SISTEMA MUSEALE

.PROGETTI PER L'INAUGURAZIONE: UNA GRANDE MOSTRA
IL PUNTO SUL PROGETTO
LA SCHEDA
  PARLA IL PRESIDENTE DELLA COMUNITA' MONTANA

Lo riconosce anche il presidente della Comunità Montana: quella del Sistema Museale del Mugello è una scommessa. Certo valeva la pena recuperare importanti edifici storici, come Villa Pecori a Borgo, il Palazzo dei Vicari a Scarperia, la Villa Poggio-Reale a Rufina. E il recupero della memoria storica e artistica del territorio, grazie a strutture destinate a raccogliere e valorizzare i "prodotti" più significativi della storia e della vita di questa terra, è un'opera fondamentale.

La scommessa sta nel "tener su" il Sistema, nell'evitare cioè che a un notevole impiego di risorse, umane e finanziarie, non corrisponda poi una fruibilità adeguata e un mantenimento della qualità dell'offerta. Gli esempi del passato qualche timore lo insinuano: il Mugello finora non è stato granché bravo in fatto di musei, esposizioni e servizi ai visitatori: uffici informazioni rari e non sempre ben organizzati, orari di apertura di luoghi storici e artistici a sorpresa, fino alla storia infinita del museo Beato Angelico di Vicchio, aperto già da anni secondo le guide, desolatamente chiuso nei fatti.

C'è quindi da sperare che gli amministratori locali abbiano fatto bene i loro conti: quasi 12 miliardi per restaurare ville e palazzi, un'altra decina necessari per gli allestimenti e l'avvio dei musei sono una cifra grande. Ma per realizzare una promozione efficace e il consolidamento di queste strutture ci vorrà ben altro: non solo soldi, ma anche una costanza particolare nel seguire il progetto.

 


La mostra d'arte più grande
che il Mugello abbia mai ospitato
andrea del sarto, proveniente da Luco

Opere di Donatello, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Botticelli, Beato Angelico e insieme a queste più di un altro centinaio: tutte opere "mugellane", un tempo cioè presenti in chiese e ville della nostra zona, e poi disperse, in tutto il mondo.

Una parte di esse, anche se soltanto temporaneamente, potrebbero tornare per costituire l’"evento" che inaugurerà la rete museale del Mugello. A questo evento si sta lavorando da tempo. Ce ne parla la prof. Carla Romby, coordinatrice responsabile del Sistema Museale mugellano.

"In principio –dice- avevamo chiamato l’iniziativa "Museo disperso": volevamo cioè raccogliere, almeno come informazioni –non fisicamente- quanto in questi secoli il Mugello aveva perduto. Ora abbiamo cambiato il titolo: non più museo disperso, ma museo ritrovato. E’ cioè il tentativo di ricostruire lo spessore della produzione culturale del Mugello, Alto Mugello e Val di Sieve, e questo attraverso una capillare ricognizione nelle sedi deputate alla conservazione (Uffizi, Bargello, Accademia, Diocesi), che hanno raccolto, in parte per salvaguardare, in parte per spirito di appropriazione –spirito proprio della città egemone che drena la produzione artistica-, quanto in origine era in Mugello. E siamo rimasti sorpresi anche noi. L’indagine, condotta dalle storiche dell’arte Silvia Borsotti e Angela Rombenchi, ha rilevato questa enorme ricchezza della produzione artistica, una produzione di altissimo livello, che in passato era nelle chiese, nelle case, nelle ville del Mugello".

Ecco il primo tassello della grande mostra: un’esposizione di pezzi "mugellani", ora in bella mostra altrove, agli Uffizi come all’Accademia. Autori noti ed altri meno noti, ma tutti di grande valore e bellezza. La sede è da decidere –forse Villa Pecori a Borgo, o l’antica chiesa borghigiana di San Francesco-, il periodo è fissato –agosto/settembre del prossimo anno-. Già le opere sono state richieste alla Sovrintendenza, che ha dato la sua disponibilità, ma ora dovrà indicare quali opere intende far tornare in Mugello.

Capolavori mugellani "emigrati"

L’elenco dei capolavori censiti è lunghissimo: si va da una splendida Madonna di Jacopo di Cione, ora alla Galleria dell'Accademia, proveniente dalla chiesa di Cologne (Pontassieve) a un'altrettanto magnifica tavola del Maestro della Madonna Strauss proveniente dalla chiesa di San Lorenzo a Galiga (Borgo S.Lorenzo), ora al Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte. Agli Uffizi sono la Madonna di Pontassieve del Beato Angelico, una Madonna in trono di Baldovinetti, proveniente dalla cappella della villa di Cafaggiolo, un dipinto di Nicolas Froment, in origine presso il convento di Bosco a'Frati e un altro di Rosso Fiorentino, proveniente dalla chiesa di Santo Stefano a Grezzano (Borgo San Lorenzo)Rosso Fiorentino, proveniente da Grezzano .

Veniva dalla cappella del Castello mediceo del Trebbio a San Piero a Sieve la Madonna col Bambino di Botticelli ora alla Galleria dell'Accademia, così come la tempera raffigurante l'Assunzione, di Pietro Perugino, proveniente dalla chiesa di Vallombrosa (Pelago). Ancora, alla Galleria Palatina si può ammirare la cosiddetta Pietà di Luco, che viene dalla chiesa di San Pietro a Luco (Borgo San Lorenzo) di Andrea del Sarto, mentre al Museo Horne il bassorilievo di Rossellino raffigurante la Madonna dei Candelabri proviene dalla chiesa di San Jacopo alla Cavallina (Barberino di Mugello) e la Madonna in terracotta attribuita a Donatello, in origine a Scarperia, è al Museo Bardini. E questo elenco potrebbe continuare per altre 150 opere circa.

In mostra antiche biblioteche e reperti archeologici

La grande mostra d'arte del prossimo anno sarà poi solo un tassello: "Un'altra sezione -continua Romby- sarà dedicata ai beni librari e archivistici, con la ricostituzione dell'antica biblioteca del convento di Bosco a'Frati. Durante il patronato mediceo il convento era dotato di preziosi codici e libri liturgici cui si andarono sommando testi a stampa cinque-seicenteschi, particolarmente dedicati alle discipline scientifiche, matematica, fisica, astronomia, oggetto di studio per i numerosi seminaristi che frequentavano la scuola del convento. Dopo le soppressioni il patrimonio librario è andato disperso, anche se, per fortuna in blocchi, e risulta suddiviso tra la biblioteca Laurenziana, la Riccardiana e l'istituto per geometri Salvemini di Firenze". E Romby lancia una proposta: "Al di là di questa mostra, perché non far diventare Bosco a'Frati un luogo di cultura anche adesso? Ha tutto, l'ambiente, la storia: come si studierebbe bene là! Basterebbe una foresteria. E non ci sarebbe certo bisogno di riportare antichi libri e codici. Con la telematica, con i cd-rom il materiale potrebbe essere facilmente reso disponibile e consultabile."

Poi ci sarà una terza sezione, anch'essa di grande fascino e richiamo: una mostra dedicata al Mugello antico, quello studiato dagli archeologi. Una mostra incentrata sulla presenza etrusca, con reperti straordinari: accanto alle stele etrusche -come quella ritrovata a Frascole- si vorrebbe infatti far tornare in Mugello, temporaneamente s'intende, alcuni degli idoli bronzei -alti mezzo metro- ritrovati nel 1800 nella melma del lago degli Idoli, presso il Falterona, reperti esposti al British Museum di Londra e al Louvre di Parigi.

Il punto sul sistema museale

Elaborato nel 1994 il Progetto del cosiddetto "Museo Diffuso" ha nel 1999 la data del suo primo concreto decollo. Con Maria Frati e Carla Romby facciamo dunque il punto della situazione. "Sono stati commissionati -spiega Frati- tutti gli ordinamenti dei musei, ovvero la composizione delle sale, gli oggetti da esporre, e si sta procedendo alle gare per gli allestimenti. Cominceremo con tre musei, il "Museo dei Musei" a villa Pecori, che avrà il senso di comunicare i contenuti dell'intero 'museo diffuso', il Museo Chini per le ceramiche e il Museo di Moscheta. Poi verranno gli altri. E' una corsa contro il tempo, ma contiamo di farcela." Romby non nasconde le difficoltà incontrate: "Del resto -nota- si tratta di un progetto ambizioso, che sta giungendo alla fine". Al di là dei problemi con gli altri enti, per ottenere indietro le opere, o le difficoltà di qualche struttura -in particolare a Vicchio- Romby mette in evidenza due ostacoli. "Uno di ordine economico: vi sono musei che richiedono risorse aggiuntive per gli allestimenti, perché in alcuni casi vi è la necessità di costruire ambienti piuttosto costosi". L'altro di tipo 'politico': "Ad amministratori e abitanti sfugge la percezione dell'iniziativa. Noti anzi che ai livelli più alti, provinciale, regionale, nazionale, questa iniziativa è vista come esperimento di grande novità e rilevanza. In zona invece è vissuta talvolta come un 'ormai c'è, abbiamo avuto un bel po' di soldi...': sono rari gli amministratori locali che sentono il Progetto in maniera forte, e anche tra i mugellani non manca lo scetticismo, non ne comprendono la valenza. Forse c'è anche una ragione psicologica: chi ha vissuto la fatica dello scalpellino preferisce dimenticare, e vede il museo, che so, della pietra serena, come una raccolta malinconica di oggetti che si vorrebbe lasciare al passato. Il fatto è, invece, che queste raccolte vanno fatte divenire serbatoi di saperi, saperi valevoli per l'oggi".

Ma verranno i visitatori?

Sul successo dell'iniziativa, i promotori sono fiduciosi. "I musei resteranno vuoti di visitatori? Questo dubbio non c'è -risponde Maria Frati-. La nostra è un'area che ha una potenzialità di attrazione molto grande. Siamo nel mezzo di due aree metropolitane, Bologna e Firenze, e di conseguenza con notevoli potenzialità turistiche. IL nostro sistema museale avrà una sua particolare capacità attrattiva, rivolta verso tipologie turistiche ben precise: turista di livello culturale e sociale medio-alto, europeo, probabilmente nord-europeo e americano, che sceglierà quest'area per la qualità della vita, del paesaggio, dei comportamenti comuni della sua gente. Senza dimenticare che la vicinanza con Firenze e Siena, offre la possibilità di visitare le grandi città d'arte toscane". Romby è d'accordo: "Non siamo in competizione con Firenze, offriremo un'altra cosa. A un turismo di qualità, ed anche a un turismo scolastico e organizzato, al quale saremo in grado di dare moltissimo. Non ci interessano le torme di giapponesi, ma persone interessate alla residenza". Frati riprende il tema del turismo scolastico: "Ogni museo avrà un pacchetto di proposte didattiche: il polo di Sant'Agata per l'archeologia, con l'idea di ricreare un villaggio paleolitico, la produzione ceramica nel museo Chini, il laboratorio naturalistico a Moscheta: queste proposte, tra l'altro, avranno una forte attrattiva in periodi 'morti' del calendario turistico. Anche se - riconosce Frati- certi progetti non saranno subito concretizzabili per carenza di fondi: "Purtroppo dovremo fare scelte riduttive rispetto alla gamma di obiettivi che avevano in programma. D'altronde queste cose costano: un ipertesto, ad esempio, costa 80 milioni. Ma resto convinta che la nostra rete museale avrà un suo pubblico. Lo avrà nella misura in cui continuerà a sviluppare un progetto culturale intorno ai musei, con mostre, iniziative ogni anno." E Romby chiosa: La vera sfida è non fermarsi al quotidiano: non basta che tutti i musei siano aperti e belli, magari dotati di guide; ci vuole un comitato che garantisca la qualità scientifica di tutto il sistema, che non è un insieme scollegato di tanti bei musei, ma deve essere una rete unitaria".

La gestione, scelte ancora da fare

"In verità -conclude Romby- le difficoltà gestionali le metterei in secondo piano. Per i servizi -apertura, manutenzione, servizi al pubblico- non vedo grandi problemi: si ricorrerà ad apposite società di servizi. E sarà un fatto questo che si traduce in posti di lavoro: non saranno centinaia, ma è comunque un trend da attivare, e starà al fermento che si creerà farli aumentare. Perché poi occorre non trascurare l'indotto: ed è l'ora che anche i privati si muovano: il commerciante, l'artigiano, e di riflesso tutti, possono avere notevoli vantaggi da un sistema museale che funziona. Penso alla gastronomia, a prodotti di qualità da lanciare, rilanciare, reinventare; penso alla produzione di manufatti artigianali: perché non rifare oggetti d'uso legati alle ceramiche Chini?, o al coltello Doc, o a un'oggettistica in pietra serena. Si può mettere in moto un meccanismo importante. Specie se verrà abbandonato l'attendismo nei confronti dell'ente pubblico, che già dovrà fare molto nel campo della promozione. Ognuno insomma deve fare la propria parte".

 SCHEDA

Enti aderenti:

bulletComunità Montana del Mugello-Val di Sieve, con due poli museali: il Museo di Casa d'Erci a Luco Mugello e il Museo del Paesaggio Appenninico a Badia di Moscheta (Firenzuola). La Comunità Montana è titolare anche del Progetto dell'Intero Sistema;
bulletTutti i comuni con itinerari tematici e/o "Porte d'accesso" al Sistema;
bulletSei comuni con i seguenti musei:
bulletPalazzuolo: Museo del Bosco (Palazzo dei Capitani)
bulletFirenzuola: Museo Pietra Serena (Palazzo Comunale)
bulletBorgo San Lorenzo: Museo Chini e "Museo dei Musei" (Centro servizi del Sistema) a Villa Pecori
bulletScarperia: Museo Ferri Taglienti (Palazzo dei Vicari)
bulletVicchio: Museo Arte sacra e religiosità popolare (Museo Beato Angelico)
bulletRufina: Museo Vite e Vino (Villa Poggio Reale)

Costi finora sostenuti: L. 12 miliardi e 500 milioni; richiesti nuovi finanziamenti per L. 9 miliardi e mezzo

Il presidente della Comunità Montana

TRA FONDI INSUFFICIENTI E NUOVE IDEE

Nel 1996 il progetto di Sistema Museale mugellano venne finanziato -da Unione Europea, Stato, Regione e Comuni-, per una somma di quasi 12 miliardi-, di recente il presidente della Comunità Montana Giuseppe Notaro ha nuovamente bussato alle porte della Regione per altri 8. Ma per adesso questi nuovi fondi non sono arrivati. "L'evoluzione del progetto ha portato ad una sua puntualizzazione e ad esigenze nuove, emerse attraverso una ricognizione svolta nei mesi scorsi: il completamento di villa Poggio Reale, l'inclusione della Casa di Giotto a Vicchio, l'implementazione del sistema di rete, strumenti didattici e multimediali, tutto questo richiede un ulteriore sforzo economico. Vi era la prospettiva di ottenere dei fondi da un accordo Stato-Regione per l'utilizzo dei fondi derivanti dal Lotto, ma, pur non essendo ancora tramontata, questa ipotesi finora non è andata a buon fine".

Il Sistema nascerà quindi dimezzato? "No, il sistema museale non nascerà monco, bensì robusto e strutturato; e sviluppi futuri saranno possibili quando avremo le necessarie risorse finanziarie. Ad esempio un aspeto su cui lavorare è quello archeologico: finora infatti questo non era previsto, ma in virtù anche di recenti, importanti ritrovamenti, l'archeologia meriterebbe un punto espositivo di carattere zonale. E questo potrebbe essere Dicomano. Anche se non dobbiamo solo estendere, ma qualificare ciò su cui abbiamo già investito".

Ma il timore che alla fine quelle sale ben allestite restino desolatamente vuote gli amministratori talvolta lo avvertono, ma Notaro è fiducioso: "E' una scommessa: esperienze di questo tipo valgono solo se ci si crede: se diventa una cosa fra tante, il rischio che entro pochi anni tutto decada è reale. Perché i contenitori non bastano, il sistema va gestito; e a questo proposito entro la fine dell'anno avvieremo una riflessione con i comuni per individuare un soggetto gestore della nostra rete museale".

servizio di Paolo Guidotti

© il filo, novembre 1998
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