|
L'INAUGURAZIONE
DEL MUSEO Chini,
storia antica,
Da pochi giorni il "Museo Chini" è stato inaugurato, nel prestigioso "contenitore" di villa Pecori Giraldi a Borgo San Lorenzo; e già molte parole sono state dette sull'importanza di questa famiglia di artisti che lega il proprio nome al liberty italiano. Galileo Chini, Tito, Chino, figure che appartengono alla storia e alla produzione di questo paese, le Fornaci San Lorenzo, distrutte dalla guerra, le opere uscite da quella fabbrica sempre più quotate sui mercati d'arte (un vaso alto 20-30 cm. può valere ormai tra i 5 e i 10 milioni di lire) e ora il museo promosso dal Comune di Borgo San Lorenzo, tassello tra i più pregiati del Sistema Museale mugellano. Ma sbaglieremmo a pensare che la storia artistica dei Chini sia chiusa con la distruzione delle Fornaci e suggellata dall'apertura del Museo: perché a Borgo San Lorenzo l'attività ceramica dei Chini, pur sotto nome diverso, riprese già negli anni '50 e continua tuttora. E perno di questa attività è il poliedrico Vieri Chini -noto anche per il suo Teatro Idea-, che nelle Ceramiche Pecchioli da 30 anni segue l'aspetto artistico, grafico e di ricerca tecnica. Opere ceramiche di Vieri hanno vinto premi, e sono state acquisite dal Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, nella sezione design contemporaneo.
Avrà successo, nel tempo, un museo del genere? "Si riscontra, sempre più, un crescente interesse per il periodo liberty, riscoperto a livello nazionale. Magari 15 anni fa poteva interessare gli specialisti, ora invece coinvolge in maniera più ampia: due mostre, a Camaiore e Viareggio hanno avuto un grandissimo successo di pubblico, da meravigliare gli stessi organizzatori. Credo quindi che il museo di Borgo San Lorenzo possa essere anche un buon veicolo di promozione turistica. Naturalmente starà all'intelligenza di coloro che gestiranno il Museo, renderlo sempre nuovo e vitale, con iniziative, mostre temporanee su settori collegati alle ceramiche. Il lavoro per il Museo non si è chiuso certo con l'inaugurazione". Paolo Guidotti
ORARI E EVENTI AL MUSEO CHINI Il "Museo della Manifattura Chini" è aperto tutti i giorni dalle 15.30 alle 18.30, escluso il lunedì. L'ingresso ha un costo di 5 mila lire (ridotti L. 3.000), con visite guidate gratuite alle 16.30, fino al 30 gennaio. E fino al 30 gennaio saranno in oltre anche 19 stupende ceramiche finora conservate nel Museo Internazionale della Ceramica di Faenza ed esposte per l'occasione a Borgo. Previsti anche alcuni concerti e spettacoli: non poteva mancare il Teatro Idea che presenterà "Padiglione liberty: tra effimero e sublime", il 9 gennaio a villa Pecori e il 23 gennaio in Municipio. Il 19 dicembre si è tenuto un concerto del trio Alessandro Specchi, Luca Vignali e Paolo Carlini (pianoforte, oboe e fagotto), mentre il 2 gennaio sarà la volta di un concerto soprano pianoforte con M.Claudia Vergantin e Roberto Satta; infine, il 16 gennaio un concerto di pianoforte, con Andrea Poggiali. Tutti gli eventi iniziano alle 17.30. |
| © il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 1999 |



"Le vicende della
fabbrica, anzi, le vicissitudini della fabbrica -confida- sono state
complesse. Perché se lo scopo primario era fare pezzi belli, ciò aveva
costi di produzione molto alti, e la gestione della manifattura era
dispendiosa, tanto che far quadrare i bilanci è sempre stato un problema.
Grandi affari, i Chini non ne hanno mai fatti, e devo riconoscere che se
la famiglia ha avuto innato il senso artistico, sotto l'aspetto
amministrativo lasciava davvero a desiderare. Per questo, dopo la guerra,
mio babbo Augusto riprese le fila dell'attività, ma i costi erano troppo
gravosi, e conoscendo la famiglia Pecchioli, le propose di
subentrare". La traccia dei Chini, anche se sotto marchio diverso, è
comunque rimasta, con la presenza prima di Augusto e poi di Vieri, e
adesso con l'ingresso dei due figli Mattia e Cosimo, che si occupano
entrambi sia della parte artistica che commerciale. E di recente la
famiglia Chini è pure rientrata nella società, acquisendo quote. Le
Ceramiche Pecchioli, a Borgo San Lorenzo, ora occupano una ventina di
persone -insieme ad altre 15 a Firenze per la parte commerciale-. Cosa è
rimasto dell'antica, pregiata attività di un tempo? "Oserei dire
-rispondeVieri- ancora molto, se non tutto: i forni non sono più quelli
di una volta, ma il procedimento è, come sessanta anni fa, tutto a misura
d'uomo. Ovvero si adoperano ancora le mani, i pennelli, gli occhi e il
cervello, non i mezzi meccanici: lo spolvero, il setaccio, sono quelli di
un tempo". Così le Ceramiche borghigiane producono piastrelle per
pavimenti e rivestimenti, insieme a pezzi modellati, venduti soprattutto
in Italia ma anche in tutto il mondo, dall'Arabia al Giappone.
E il Museo Chini? "E'
un'iniziativa -nota Vieri Chini- che ci lusinga e ci gratifica, e quasi ci
mette a disagio: essere coinvolti, come famiglia, in un'attività museale
non è certo cosa di tutti i giorni. Che dire del museo? Sicuramente
l'ambiente è estremamente suggestivo, perché c'è un filo diretto tra
contenitore e contenuto. Miglior collocazione non si poteva auspicare: la
villa infatti è ricca di fregi, affreschi, caminetti, realizzati dai
Chini, ed ora vi tornano le ceramiche, che una volta erano le
suppellettili di quegli ambienti. La collezione poi è ricca, molto
variegata, perché spazia tra le diverse attività della manifattura che
non si limitavano alla ceramica, ma andavano dalla lavorazione del ferro a
quella del vetro."