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La copertina di questo mese
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IL RACCONTO DI NATALE 1998 di Nicoletta Martiri Lapi

QUANDO GESU' BAMBINO PORTO' I DONI
Il Natale dei vecchini

C'erano una volta un vecchino che si chiamava Agenore ed una vecchina che si chiamava Poldina. Non erano parenti e neppure amici, ma vivevano tutti e due lontani dai loro figli e nipoti in una grande casa insieme ad altri vecchi.

Dal giorno in cui era entrato in quella casa, Agenore si era messo zitto; stava tutto il giorno di fronte al televisore seduto sulla sua seggiola a rotelle ma non si poteva capire se guardava oppure faceva finta.

"Ha il cuore congelato" diceva il dottore, scuotendo il capo. Anche Poldina era ferma in carrozzina ma chiamava sempre a distesa: "Maria! Casimira! Carlotta!" Erano i nomi delle amiche di gioventù o anche nomi qualsiasi che salivano a galla nella sua mente annebbiata. E quando era proprio disperata chiamava "Mamma!" con una vocina esile da bambina che le nasceva dal cuore. I loro familiari ormai non venivano più a trovarli. "Tanto non parla" dicevano. "Tanto non ci riconosce". E la vita è così piena di impegni e di corse affannose contro un tempo che non basta mai...

Il tempo, che fuori girava all'impazzata, nella grande casa aveva ritmi più dolci e leggeri e perdeva d'importanza per tutti quelli che, come Poldina, erano immersi in mondi misteriosi. "Hanno perso il contatto con la realtà " diceva il dottore. Ma chi può sapere di quante diverse realtà è formata la vita? Poldina, standosene ferma sulla sua carrozzina sistemata in un angolo riparato della sala centrale, era convinta di girare il mondo. "Sono andata a Roma" diceva. "Sono tornata ora da Firenze". Ma se le chiedevi i particolari, si bloccava e già la sua mente era da qualche altra parte.

Si avvicinava Natale. Gli inservienti, occupati a mettere addobbi e luci, piazzarono un giorno Poldina davanti al televisore, accanto ad Agenore. Lei si mise a chiamare: "Zia! Sono qui!" ma l'annunciatrice doveva pensare alla politica ed ai treni in ritardo e non le dette retta.

Agenore invece voltò appena appena la testa verso di lei e per un attimo nei suoi occhi si accese la compassione.

Si avvicinava Natale. Il Bambino Gesù guardava il calendario per vedere quanto mancava al suo compleanno. La vigilia, disse a Maria: "Mamma, ti ricordi, un tempo ero io che portavo i regali ai bambini buoni: cavallini di legno, trombette, palle, bambole di pezza... Ora i ragazzi scrivono a Babbo Natale e chiedono mostri come Godzilla, macchine telecomandate, robot, computer... Allora ho pensato di portare dei regali ai vecchi. Che ne dici?"

Maria sorrise perchè anche lei aveva pensato la stessa cosa.

 Fu così che nella notte di Natale, accanto ai letti in cui i vecchi dormivano o si lamentavano, passò un raggio di luce. A tutti lasciò un balocco ed un sacchettino di lucenti caramelle di tutti i colori. Agenore, che dormiva poco, fu il primo a svegliarsi e vide sul suo cuscino le caramelle e un campanello da bicicletta.

"Chi m'ha fatto questo scherzo?" pensò ma poi, soprapensiero, attirato da tutti quei colori e da un buon profumino, si mise in bocca una caramella. Allora la sua bocca, dopo tanti anni, sorrise.

Guardò meglio il campanello e disse: "Ma è quello della mia bicicletta!" Subito si rivide in sella a volare per le strade di campagna, schivando i sassi e sfiorando le siepi e cominciò a ridere e a suonare allegramente il suo campanello.

Così anche gli altri vecchini si svegliarono e cominciarono a suonare pifferi e flauti e a succhiare caramelle e mentre le caramelle si scioglievano nelle loro bocche sdentate, i loro cuori riprendevano a battere con più slancio.

Poldina fu l'ultima a svegliarsi. In mezzo ai suoi soliti discorsi confusi qualcuno capì la parola "bambino". "Sì, hai ragione" le disse Agenore quando si trovarono nuovamente accanto nella sala centrale dove c'era un grande albero dorato e infiocchettato. "C'è stato il Bambino, stanotte" proseguì, facendo trillare il suo campanello che era stato fissato alla carrozzina. Poi le mise in bocca una di quelle miracolose caramelle. Allora gli occhi scoloriti di Poldina cessarono di vagare nella nebbia e si accorsero del bambolotto con gli occhi celesti che le era piovuto sul cuscino nella notte e che l'infermiera le aveva appoggiato sulle ginocchia. Lo afferrò e se lo strinse al cuore, cullandolo e cantando una canzoncina che soltanto lui poteva capire.

E Gesù Bambino guardò con amore Maria e nello stesso tempo Poldina e tutte le vecchine del mondo e disse: "Buon Natale, mamma".

Nicoletta Martiri Lapi

© il filo, dicembre 1998

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