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La copertina di questo mese
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IL RACCONTO DI NATALE 1996 di Nicoletta Martiri Lapi

La famiglia
che veniva dalla guerra

C’era una volta una famiglia: babbo, mamma ed una bambina di un anno o poco più. Abitavano in una piccola casa bianca che aveva davanti un giardino ancora più piccolo e nel giardino c'era soltanto un cespuglio di rose rosse che fiorivano sempre.

Purtroppo nel loro paese c'era la guerra e un giorno, tornando a casa, la famiglia trovò soltanto un mucchio di sassi che fumavano. Niente più letti per dormire o cucina per far da mangiare o sedie su cui sedersi. Niente di niente. Era rimasto soltanto il cespuglio di rose un po' impolverato. Il babbo e la mamma si disperarono e piansero per una giornata intera, cercando inutilmente di ritrovare qualcosa in quel mucchio di sassi che c'era al posto della loro casa. La bambina pianse perché li ve- deva piangere e perché era stanca ed aveva fame. Alla fine si addormentò sotto il cespuglio. Poi, siccome era tardi e tutto stava diventando buio e freddo, si decisero ad andarsene. Prima di partire, la mamma si avvicinò alle sue rose, le spolverò un pochino, ne colse una e se la mise in tasca.

Non avevano dei parenti a cui chiedere aiuto: o erano morti o erano scappati via già da tempo. Allora si misero in viaggio per andare là dove non c'era la guerra. Un amico li aiutò ad attraversare la frontiera: fu difficile, ma ce la fecero. Con i pochi soldi che erano riusciti a mettere insieme prima di partire presero una vecchia automobile e cominciarono a cercare un posto dove potersi fermare e trovare casa e trovare lavoro. Impararono le parole più importanti di quella lingua straniera, quelle che servono per vivere; impararono a chiedere aiuto e a ricevere risposte sgarbate o gentili, ma sempre senza speranza. Se chiedevano il lavoro, gli domandavano: Ma avete una casa? Se cercavano una stanza per dormire, gli chiedevano: Ma avete un lavoro? Vivere in una automobile può essere divertente per qualche giorno ma dopo un po' di tempo è terribilmente scomodo. Non ci si può lavare, si mangia a panini, si dorme vestiti e rannicchiato. D'estate è meglio, ma d'inverno è un problema.

Cominciò a piovere, venne la nebbia, la brina, il gelo. La famiglia era stanca. Anche la bambina era stanca e piangeva per nulla. I soldi diminuivano a vista d'occhio. Il babbo aveva trovato qualche lavoro per pochi giorni, qua e là. Qualche volta non l'avevano pagato e lui aveva presto imparato che in questi casi protestare non serve.

Una sera -era la vigilia di Natale- arrivarono in un paese:

avevano saputo che lì c'era qualcuno che li avrebbe, forse, potuti aiutare. Lo trovarono e questa volta nelle parole gentili colsero anche un seme di speranza. Il signore telefonò a destra e a sinistra; poi disse loro che li avrebbe potuti sistemare da una brava famiglia che ospitava gente disperata come loro: per poco tempo, poi si vedrà. Non si sa mai, da cosa nasce cosa. Però, subito, non era possibile, dovevano avere pazienza e passare un'altra notte in macchina.

Le strade dei centro del paese erano illuminate da tanti fili di lampadine colorate e le vetrine risplendevano festose. la famiglia stette ferma a guardare la gente che correva in su ed in giù con i pacchetti in mano: ridevano, chiacchieravano, si chiamavano l'un l'altro, facendosi gli auguri. Poi le campane riempirono l'aria. la gente si dirigeva verso la chiesa e la famiglia la seguì lentamente, desiderando il caldo, la luce, la compagnia. In mezzo alla folla, sparirono. Videro un confessionale vuoto, vi posarono la bambina per ripararla e poi si appoggiarono al muro vicino per non perderla d'occhio. I canti misero nel loro cuore tanta nostalgia ma anche una sensazione strana, come se la loro vita dovesse cambiare, dovesse succedere qualcosa di nuovo, di inaspettato, di bello. A metà Messa la famiglia si addormentò profondamente, seminascosta dal confessionale.

La prima a svegliarsi fu la mamma, perché si sentiva le gambe intorpidite. la gente intorno a lei era scomparsa e la chiesa era immersa nel buio più fitto. Solo una lucina rossa in lontananza segnalava che Qualcuno era sempre presente.

"Svegliati! -disse la mamma al babbo-. Non c'è più nessuno."

"Non ci hanno visto e ci hanno chiusi dentro" disse il babbo, guardandosi intorno. "Per lo meno siamo al coperto." "Ma il riscaldamento è spento e questa chiesa è grande" si preoccupò la mamma. la bambina, al suono delle loro voci, si svegliò e si mise a piangere. Allora, babbo e mamma, tenendola in braccio fecero il giro della chiesa per calmarla un po'. Da un angolo usciva una luce che prima non c'era, strana, bianchissima. Si avvicinarono e videro il Presepio. Fu allora che udirono la Voce. "Prendi il mio mantello per coprirti, a me non serve" diceva. Guardarono meglio ed ecco, Maria si era tolta il mantello azzurro e lo stava porgendo alla mamma. La mamma si mise a piangere, ma erano lacrime di gioia e di meraviglia. E quando senti il calore di quel mantello ebbe l'impressione che tutte le sue pene e preoccupazioni si sciogliessero per sempre. "Mettetevi qui con noi" proseguì la Voce. "E' una notte in cui è difficile trovare posto, noi ne sappiamo qualcosa. Posate la bambina accanto al mio, lì sulla paglia, staranno caldi." Cosi le due famiglie si strinsero l'una all'altra. Ma la mamma non riusciva a riaddormentarsi. Aveva voglia di dire tante cose e non riusciva a dire nulla. Poi tirò fuori dalla tasca il suo ricordo più caro, una piccola rosa appassita e la posò accanto a Maria, in silenzio.

Nicoletta Martiri Lapi

Il filo, dicembre 1996

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