UN AIUTO CONCRETO A CHI E' NEL DOLORE
INSIEME OLTRE IL LUTTO
Da
qualche mese è stata avviata in Mugello una nuova, particolare
iniziativa, un progetto di auto-mutuo aiuto per l’elaborazione del lutto
nato dalla collaborazione fra l’Unità di Cure Palliative (CP)
domiciliari dell’Ospedale di Borgo San Lorenzo e la Società della Salute
del Mugello.
Insieme allo svolgimento di un corso di formazione il
gruppo, alcuni mesi fa, ha iniziato a riunirsi a cadenza quindicinale
-il giovedì dalle 17 alle 18.30- nella saletta comunale di via Giotto a
Borgo San Lorenzo.
"L’idea di proporre questo servizio di supporto
-spieta Totis- è nata dalla constatazione del perdurare di una
sofferenza diffusa nei familiari dei malati terminali assistiti
dall'Unità di Cure Palliative Domiciliari. Un bisogno espresso in vario
modo: telefonate ripetute agli operatori del servizio, anche mesi dalla
morte del paziente, visite ricorrenti da parte dei familiari sofferenti
al servizio, racconti di operatori, volontari e cittadini a conoscenza
del protrarsi di queste storie di sofferenza. Da qui l'idea di proporre
un accompagnamento nel periodo del lutto ai familiari dei malati
deceduti per cancro e assistiti dall'Asl, aprendo, fin da subito lo
spazio di accoglimento anche a tutte le persone sofferenti per uno stato
di lutto, indipendentemente dal luogo e dalla causa della morte del loro
congiunto. Si è pensato, quindi, di offrire un ambito protetto, quello
del gruppo, dove le persone accomunate dallo stesso problema trovassero
modo di conoscersi e aiutarsi reciprocamente attraverso il confronto e
la condivisione di questa esperienza".
E' un problema -davvero lo si può dire- che riguarda
tutti. "Le problematiche legate al lutto -notano i promotori- sono in
forte aumento, anche nella nostra comunità. Le cause sono molteplici: le
famiglie sono meno numerose, più instabili e oberate da tanti impegni;
perché anche le reti di aiuto offerte dalla comunità sono più ridotte e
meno coese; si vive più a lungo e le persone in lutto, spesso anziane,
hanno meno risorse per andare avanti; come conseguenza della negazione
del morire che si sta affermando nelel società più ricche".
Le cure palliative
L'iniziativa ha preso avvio con le cure palliative che
sono quel tipo di cure per pazienti "la cui malattia non risponde ai
trattamenti medici. Il controllo del dolore, degli altri sintomi e dei
problemi psicologici, sociali e spirituali è fondamentale. Lo scopo
delle cure palliative è ottenere la miglior qualità possibile di vita
per i pazienti e per i loro familiari”. Ecco allora che l'intervento del
servizio -che è considerato uno dei fiori all'occhiello della sanità
pubblica mugellana- non si rivolge solo al malato, ma si estende al
nucleo familiare, perché l’esperienza della malattia coinvolge l’intera
rete di quanti sono legati affettivamente e materialmente alla persona
malata. "Si attua in questo modo -si spiega nel progetto- una
particolare “alleanza terapeutica” fra operatori, ammalato e famiglia
che rappresenta il pilastro su cui si fondano le cure palliative, dove
la continuità dei contatti fa nascere una forte interdipendenza.
Il coinvolgimento della famiglia nel processo di cura
fa si che i familiari sviluppino migliori strategie di adeguamento alla
situazione terapeutica che devono affrontare, favorendo una risposta
consona anche nel paziente". Il malato terminale riceve, quindi, dai
familiari un aiuto indispensabile e pertanto gli operatori devono
sostenerli e accompagnarli in questo difficile percorso, che continua
anche dopo la morte del paziente.
Il gruppo di "mutuo aiuto"
Ecco dunque gli incontri del gruppo ai "auto mutuo
aiuto": alcune persone in lutto, una volontaria che ha assunto il ruolo
di facilitatrice, che si incontrano ogni quindici giorni (i prossimi
appuntamenti sono il il primo, 15 e 29 novembre e il 6 e 20 dicembre.
L'esperienza è positiva.
Le parole delle persone che già hanno partecipato al
gruppo rappresentano senza ombra di dubbio la miglior presentazione
degli scopi, del funzionamento, dell’efficacia e del grado di
coinvolgimento che il progetto “Insieme oltre il lutto…” è in grado di
attuare.
Gruppo come occasione di socializzazione
“…per me il gruppo diventa amici, il gruppo diventa
quello che ho detto: un camino acceso…”
Con il passare del tempo si crea un certo affiatamento
e confidenza fra i membri che favoriscono la nascita di nuove amicizie.
I partecipanti si incontrano anche all’esterno per
andare insieme al cinema, al mercato, a mangiare una pizza; o
semplicemente per scambiarsi una telefonata nei momenti di crisi, ecc.
Le relazioni autentiche, che si creano all’interno del
gruppo, vanno ad allargare le reti di sostegno sociale che le persone
già possiedono.
I partecipanti portano diversi esempi: es:
E. durante la sua permanenza in ospedale, ha ricevuto
più volte la visita di alcune persone conosciute al gruppo;
durante le vacanze estive e natalizie vengono proposte
momenti di di svago e divertimento da fare insieme.
Gruppo come luogo di condivisione della
comune sofferenza
La condivisione del medesimo problema abbatte le
“barriere” che si incontrano nella vita quotidiana, come l’indifferenza,
il contegno, la cortesia, la salvaguardia delle apparenze, ecc…
I partecipanti sono uniti da un disagio comune, che
aumenta la coesione interna, e favorisce vicinanza affettiva e
solidarietà.
“…gli amici che ho incontrato in questo viaggio
dividono con me questa difficile prova. Portano storie diverse fra loro,
ma le intreccia l’amore che forte rimane, dentro di noi…”
Gruppo come percorso di crescita personale e
ritrovato/nuovo equilibrio
“…io ho scoperto cose nuove che prima non conoscevo,
mi ha aperto un mondo nuovo, uno si sente anche rinnovato nello spirito…”
“…come ritornare bambini, riprendere in mano le cose
con semplicità ed imparare a ricrescere in maniera diversa. E' questo il
segreto…”
Gruppo vissuto come un percorso che porta al cambiamento
L’incontro periodico viene vissuto come un rituale
attorno al quale ricostruire una “nuova” vita. Questo appuntamento si
carica di significati sempre meno dolorosi, man mano che si compie il
processo di elaborazione del lutto.
Gruppo come spazio di
ascolto e di libera espressione
La spontaneità rappresenta una regola fondamentale. I
partecipanti sottolineano l’importanza di poter raccontare liberamente i
propri vissuti legati all’esperienza della malattia e di morte del
familiare.
“…il vantaggio del gruppo è che puoi anche ripeterti,
noi ci siamo sempre e sai che sei tollerata, sei compresa, perché siamo
tutti legati da questo lutto…”
Il gruppo è un luogo dove il dolore finalmente diventa
dicibile e il soggetto sofferente non si sente più solo, ma si riconosce
in un’identità collettiva.
La comunicazione tra i membri avviene nel rispetto
dell’individualità di ognuno; non ci sono regole costrittive, ma
autonomamente definite, condivise e rivedibili.
“… la spontaneità è importante, perché sei già
oppresso da questa cosa che ti colpisce, ti sembra quasi di essere stato
oggetto di un’ ingiustizia, perché è una forzatura, perché nei tuoi
sogni speravi che le cose andassero diversamente, però la devi
accettare. Nel dolore non hai la capacità di accettare le altre
imposizioni, ci sono i giorni che ti va di essere triste, non hai voglia
di parlare, di pensare…”
Gruppo come sostegno reciproco
“…non
avrei mai immaginato che il gruppo potesse darmi tanto…forse il segreto
sta nel dare a tua volta…”
“…spesso
è proprio nell’esperienza altrui che attingiamo tanta forza anche per
noi. Stare insieme ci fa sentire meglio e ci aiuta a guarire a poco a
poco anche nell’anima…”
La forza del gruppo risiede nell’aiuto reciproco che i
membri “imparano” a scambiarsi.
Il confronto tra pari giova sia alla persona che in
quel momento viene aiutata, ma nello stesso tempo anche a colui che
presta aiuto.
Gruppo come servizio per coloro che hanno
bisogno
Il gruppo è inteso come una sorta di terapia del
dolore. Una volta che la persona ha superato il lutto può abbandonare il
gruppo e coltivare altri interessi. L’obiettivo principale del progetto
“Insieme oltre il lutto…” è proprio quello di aiutare le persone
traumatizzate da un evento drammatico a ricominciare una nuova vita.
Chi fosse interessato a partecipare a questa
esperienza può telefonare a:
- Alessandra (infermiera) 055 8494321 (orari
d'ufficio)
- Alba (volontaria e facilitatrice del gruppo)
339-4522398
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2007

