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PASSI AVANTI PER I G.R.IM. Si riparte dal Presepio Ma a che serve il Centro Giovanile? Una riflessione Spero che chi legge queste righe abbia avuto la possibilità di vedere la "sorpresa" che i ragazzi G.R.IM. hanno preparato a vantaggio di tutta la comunità: il presepe allestito al santuario del S.S. Crocifisso. Il lavoro di preparazione è stato lungo, ed in alcuni
momenti anche faticoso soprattutto per alcuni adulti che, avendo più tempo a
disposizione, hanno dedicato mattinate e diversi "dopo cena" alla ricerca di
materiali e alla preparazione del fondale, allestendo un drappeggio che ha dato vita ad
una splendida volta celeste. Molta gioia mi ha dato la percezione della meraviglia che provavano i bambini quando, finalmente, hanno potuto osservare il frutto del loro lavoro, ciascuno soddisfatto di rincontrare il proprio personaggio collocato nella giusta ambientazione, nel deserto o nel ghiaccio del polo, oppure sotto ai mulini a vento olandesi come nei pressi della grande muraglia cinese. Chi ha visto il presepe lo ha definito "universale", "cosmico". Mi sembrano le definizioni più appropriate perché la Terra si deve sentire parte, piccola e meravigliosa, di un Universo del quale ci sfuggono i contorni, ma che la nostra fede ci presenta come realizzazione del disegno divino. Allarghiamo perciò i nostri confini ed amiamo in maniera più ampia, scrollandoci di dosso le nostre bassezze, alle quali dedichiamo gran parte del nostro tempo; questo è il messaggio che sento e che vorrei seguire: essere più aperta e disponibile verso gli altri. Penso che con questo lavoro, i ragazzi G.R.IM hanno nuovamente fatto centro, concludendo degnamente la prima fase dell'oratorio con una bella festa, cantando delle belle canzoni e divertendosi con un'allegra tombolata riscaldata da un'ottima cioccolata calda.
Tanti grazie vanno a tutte le persone che si sono impegnate per rendere vivibili gli ambienti a noi destinati: a chi si è riscoperto imbianchino, chi elettricista, chi spazzino. A tutti la nostra riconoscenza e un arrivederci. Angela Agostini
RIFLESSIONE: A CHE SERVE IL CENTRO GIOVANILE? Accanto ai giovani, da cristiani Dispiace constatarlo, ma dobbiamo ammettere che tra i credenti lo spirito missionario, inteso come trasmissione della Buona Notizia, si è alquanto affievolito. Concepiamo la Chiesa come un'agenzia tra le altre, principalmente adibita al miglioramento della qualità della vita: qualche conforto a metà strada tra lo spirituale e la psicologia, un pizzico d'etica, qualche buona maniera, un po' di volontariato e, in quantità industriale, corsi di formazione d'ogni genere. Inoltre traspare una sorta di preoccupazione di non entrare troppo in frizione col mondo, anzi, abbiamo assunto come valore anche il criterio della modernità intesa, tra l'altro, più come omologazione che come appassionata ricerca. Va da sé che in questo contesto, annunciare la salvezza per la morte e resurrezione di Gesù appare quasi come una provocazione gratuita. Questa situazione, grave in generale, lo è drammaticamente di più riguardo ai giovani. Si avverte quasi il terrore di parlare loro con franchezza. Si lasciano ciondolare in un'indolenza carica d'insoddisfazione. Altri tempi - si dice -, oggi i giovani hanno esigenze maggiori rispetto al passato, non si accontentano con nulla. E in questo modo viene archiviato il problema. E' per questo che quando sento parlare di oratorio mi brillano gli occhi. Oratorio, non Centro Giovanile. Quando penso alla parola oratorio mi vengono in mente tante cose, l'espressione centro giovanile invece non mi dice nulla. Non ha connotazione se non di luogo. E dire che il Cardinale Piovanelli, all'epoca dell'unificazione delle parrocchie, affermò che questa era una priorità per l'intero Mugello! Il mio pensiero, naturalmente fallibile, è che il Centro Giovanile o si trasformerà in oratorio o, da un punto di vista ecclesiale, non servirà praticamente a nulla. E questo malgrado l'impegno generoso e capace di tante persone che vi dedicano tempo e energie. Il problema è principalmente di concezione. Sia chiaro, l'oratorio non va visto solo con lo specchietto retrovisore, cercando di ripetere pari pari esperienze del passato; ogni esperienza deve continuamente evolvere, l'importante è conservarne lo spirito originario, l'intima essenza che può assumere di volta in volta le forme più opportune. L'esperienza dell'oratorio G.R.IM è un segno che qualcosa si sta muovendo per il giusto verso. I ragazzi non vengono lasciati pascolare, ma vengono aiutati a riflettere, a pregare, certamente a giocare, ma anche a lavorare con impegno. Perché questa formula, naturalmente adeguandola all'età, non può essere tentata con i ragazzi più grandi? Siamo veramente convinti che l'esigenza di dare un senso alla propria vita, di riconoscersi utili, di assecondare le proprie curiosità, di incontrare qualcuno che ti voglia bene e che spenda il proprio tempo insieme a te, non incontri l'interesse di nessuno? Perché non tentare? Giampiero Giampieri © il filo, gennaio 1999 |

