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SANITA'

CHECK-UP SULLA STRUTTURA SANITARIA MUGELLANA

 

Un ospedale da tenersi caro

Di recente un cittadino straniero –di un paese del Nord, gente quindi abituata all’efficienza e a servizi di qualità- ha scritto all’ospedale di Borgo San Lorenzo, dove un familiare era stato ricoverato in occasione di una vacanza, per ringraziare ed elogiare la struttura e il personale, per l’ottimo servizio ricevuto.

Non c’è da meravigliarsi: non sono pochi infatti gli attestati positivi nei confronti della struttura sanitaria mugellana, che, come dimostrano i dati che qui pubblichiamo, è in fase di buona crescita.

Contribuiscono a ciò diversi fattori: la struttura edilizia, pur aperta con un clamoroso ritardo (ci vollero ben 17 anni per aprire l’ospedale), e non senza difetti di costruzione (che stanno provocando disfunzioni alle quali fra breve si dovrà rimediare con un nuovo intervento), è tra quelle della provincia di Firenze una delle più recenti. 

Il personale, che in buona parte abita in Mugello, lo ha riconosciuto di recente la nuova direttrice sanitaria dell’ospedale, “è molto, molto motivato”, e quando i dipendenti al “loro” ospedale ci tengono, non è cosa da poco. Del resto i risultati dicono di un ospedale mugellano a “misura d’uomo”, dove il comfort e la “gentilezza” non hanno pari rispetto alle più grandi strutture fiorentine. E non mancano neppure le professionalità, visto che per certi settori –ad esempio la radiologia in digitale- il presidio mugellano è addirittura all’avanguardia rispetto alla gran parte delle realtà sanitarie toscane.

Tutto bene dunque? Qualche problema, in verità, non manca. Al di là della questione, molto grave, del Pronto Soccorso incompiuto, e di un Centro Sangue che già doveva essere realizzato, e per il quale invece ancora si ragiona di progetti e non di date di inizio, è la dimensione “piccola” dell’ospedale che può creare problemi. Lo ha sottolineato di recente anche il responsabile di zona Massimo Principe. Per l’ospedale di Borgo San Lorenzo un ritardato rimpiazzo, ad esempio, di personale che se ne è andato altrove, può creare problemi notevoli. Così come ritardi nel risolvere disfunzioni organizzative, o carenze strutturali o di attrezzature, possono essere ingigantiti dalla piccola dimensione della struttura.

In questo senso la “lontananza” di Firenze gioca un ruolo di rilievo: nel senso che l’accentramento in un’unica grande Azienda Sanitaria fiorentina può talvolta mettere in sofferenza le realtà periferiche, meno considerate rispetto a quelle della città. O paradossalmente, può rischiare di esportare anche nelle realtà periferiche certi “vizi” e difficoltà proprie finora dei centri cittadini. Un’altra negativa influenza “fiorentina” può essere rappresentata dai nascosti, ma ben presenti giochi di potere (ovvero di carriera e di ottenimento di maggiori risorse) e dalle “gelosie” di settori medici, che già in passato hanno mostrato di non gradire certe attività di eccellenza che si volevano promuovere in Mugello.

Per questo è importante che si continui –a cominciare dai politici e dagli amministratori locali, di ogni parte politica- a fare pressing, a mantenere alta l’attenzione su quella che per l’area mugellana è un diritto: avere a disposizione un servizio sanitario efficiente, in grado di rispondere ai bisogni della popolazione.

I NUMERI DELL’OSPEDALE

I numeri in queste tabelle sono stati forniti dall’Asl 10 di Firenze in occasione di una giornata tenutasi lo scorso 6 marzo a Borgo San Lorenzo e dedicata all’ospedale mugellano.

 

Sono numeri interessanti, anche se forse sono state presentate le tabelle più “positive”, visto l’intento della giornata. Tanto che ci ha pensato addirittura il direttore generale dell’Asl a leggere in controluce alcuni di questi dati, come quello relativo all’occupazione dei posti letto (un dato che sarebbe stato invece significativo conoscere settore per settore), pari al 7,61% (quando gli standard dicono che si dovrebbe arrivare almeno all’80%).

Menichetti ha evidenziato anche come 1700 mugellani, nel 2002, si siano ricoverati in altri ospedali, per interventi o cure che invece potevano fare nel presidio di Borgo San Lorenzo. Dicono i dati infatti che poco meno del 60% dei mugellani ricoverati in ospedale si è servito del presidio borghigiano, circa il 10% ha utilizzato gli altri ospedali dell’azienda 10, il 23,7%, 2355, sono andati a Careggi e 721 (7,3) si sono rivolti a cliniche private. Interessante anche il cosiddetto “indice di attrazione” che segnala i ricoveri di cittadini non residenti: la maggiore attrazione ce l’ha ostetricia e ginecologia, seguita da medicina

Ma i numeri segnalano comunque un trend di crescita positiva: più nascite, dalle 527 del 2001 alle 544 del 2002, più analisi, passate da 734 mila e 782 mila, più accessi al pronto soccorso, passati dai 20282 del 2001 ai 21846 del 2002, piùposti letto (erano 107, più 13 in day hospital nel 2000, ora sono 116 più 15 in DH), mentre stabile è l’attività di radiologia, con 38.400 esami eseguiti nell’ultimo anno.

 

  © il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2003

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