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STORIA E DINTORNI

C'ERA UNA VOLTA, NEL SETTECENTO, A BORGO...

Un osso di balena sulla facciata della Pieve 

Da una ideazione artistica in acquerello del pittore Enrico Pazzagli, la facciata della Pieve di Borgo San Lorenzo con la raffigurazione dell’osso di balena sopra il portale della chiesa borghigiana, così come  descritto dal Podestà Mannucci nel 1743 .     Un antico faldone di cose mugellane fuori posto, inserito  nel Fondo Capponi n. 194, alla Biblioteca Nazionale di Firenze, per Alfredo Altieri attento e meticoloso storico mugellano, autore di diversi volumi della sua terra segnatamente nel territorio di Ronta dove è nato e vissuto, non è passato inosservato e una volta aperto ecco la sorpresa: una minuziosa relazione storica nel 1742 di Valentino Mannucci  Podestà di Borgo San Lorenzo e di Vicchio di Mugello, stilata sei anni prima che lo storico mugellano don Giuseppe Maria Brocchi, proprietario della Villa di Lutiano Vecchio (Villa Brocchi) e parroco di Santa Maria a Olmi, desse alle stampe una delle opere più lette e consultate: la “Descrizione della Provincia del Mugello” edita nel 1748.

Per un appassionato e culture di storia locale, questa descrizione settecentesca di Borgo San Lorenzo e del suo territorio (Olmi, San Giovanni Maggiore, Polcanto, Sant’Ansano, Sagginale, Montazzi, Luco, Figliano, Vespignano, Razzuolo, Casaglia, Piazzano, Vezzano, Mucciano, Montefloscoli, etc,etc.) desta tante sorprese, poiché si viene a conoscenza di cose ormai conosciute ma altrettante di cose non conosciute. Uno dei tanti esempi viene dalla descrizione della Pieve di San Lorenzo; ebbene non sono più presenti sei opere d’arte all’interno della stessa millenaria chiesa romanica (anche le campane non sono più quelle attuali), così come altre realtà artistiche, urbanistiche o architettoniche. Un diario estremamente interessante, così come fu il ritrovamento al Museo del Louvre il paesaggio secentesco (1638) del Castello di Borgo San Lorenzo con il ponte mediceo disegnato dall’architetto Baccio del Bianco, quindi un altro tassello di un mosaico storico che non finisce mai di sorprendere. L’amministrazione comunale borghigiana ha ritenuto opportuno - e ne siamo felici - di dare alle stampe un volume (la prefazione è di Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Entoantropologico) che raccolga questa minuziosa descrizione (solo poche pagine sono risultate illeggibili) dando la nostra piena disponibilità (Altieri è più che un amico!) per arricchire ed impreziosire il tutto con un impianto iconografico fotografico tratto dal nostro archivio, edito ed inedito, compreso il prezioso disegno di Baccio Del Bianco.

Per i lettori del “Filo” abbiamo voluto anticipare una simpaticissima nota storica e iconografica, per destare anche la curiosità, con il determinante aiuto del pittore Enrico Pazzagli (stimato collaboratore del nostro mensile) dopo aver letto un passo del Mannucci che dice:”- Distante sette o otto braccia da questo palazzo (Palazzo Romanelli – ndr) e della stessa parte è la chiesa principale del luogo cioè la Pieve sotto il titolo et invocazione di S. Lorenzo martire, dove è un bel cimitero lungo 28 per 20 passi. Vi sono due porte e sopra la maggiore, vi è d’antico un grand’osso di balena incatenato, del quale non seppi ritrovare per qual motivo si conservi la memoria ! –“.

Venire a conoscenza che nel 1743 sopra il portale principale della Pieve vi era un grand’osso di balena “inchiavardato” mi ha fatto sobbalzare; sarà quello di Bilancino! Ce l’hanno fregato i barberinesi, mettendolo su una antica casa d’angolo a Cafaggiolo! Ma non è così, ci mancherebbe, scherziamo, poiché nel grande pannello in tempera di Justus Van Utens (realizzato fra il 1599/1602 ca.) raffigurante il Castello mediceo di Cafaggiolo in mostra proprio in questi tempi a Villa Pecori Giraldi in occasione della grande mostra “Mugello culla del Rinascimento”, il famoso osso di balena di Cafaggiolo lo si intravede a sinistra sulla facciata delle scuderie. Chiarito che l’osso di  Borgo non è quello di Bilancino, solamente gli esperti in questo specifico settore ci potranno dare chiarimenti in merito, come appunto alcune supposizioni del Prof. Luciano Cavasicci che abbiamo interpellato, resta la sorpresa nel venire a conoscenza (il Brocchi, il Chini e il Niccolai non ne fanno cenno) di questa particolarità della facciata della antichissima Pieve romanica. Grazie quindi ad Altieri, che ha ritrovato questo manoscritto, ma sopratutto al Podestà Mannucci, che lo ha scritto, veniamo a conoscenza di tanti particolari editi e inediti, luoghi e nomi, curiosità e sorprese. Sarà senza dubbio, la stampigliatura di questo volume,  un’altra importante parentesi di una piccola-grande storia mugellana che non smette mai di stupirci e che non finisce di donare agli appassionati tanta storia patria.

 Aldo Giovannini

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2008

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