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La copertina di questo mese
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TESTIMONIANZE

IL GRANDE LUGLIO DELLE FESTE MEDIEVALI PALAZZUOLESI

L’antica caccia a Palazzuolo

Nei due ultimi fine settimana di luglio Palazzuolo tornerà medievale, con le affascinanti rievocazioni storiche che ormai da alcuni anni sono divenute per il Comune dell’Alto Mugello la principale manifestazione, sempre più affollata e sempre apprezzata. Come nelle edizioni precedenti di “Medioevo alla Corte degli Ubaldini”, il Borgo Medievale sarà fatto rivivere giorno per giorno con mestieri, fondachi, saltimbanchi e animazioni varie. Quest’anno, nelle due domeniche, ben due Palii: uno EQUESTRE corso dai cavalieri dei “Tredici Popoli” del territorio di Palazzuolo che si sfideranno in gare di abilità a cavallo ed il tradizionale “Palio della Campana” che si disputerà fra Guelfi e Ghibellini a colpi  di catapulta e di ariete contro le mura di un castello.

Ma l’argomento centrale delle Feste palazzuolesi, promosse dall’associazione culturale Gruppo storico “Oste Ghibellina” quest’anno sarà la caccia.

“Lepri, caprioli, porci selvatici, starne, fagiani” era la selvaggina esposta nel Mercato Medievale di Palazzuolo come apprendiamo dagli Statuti del 1406.

E ancora il passo che dice: “gli Ufficiali non possino approvare alcuna troia, vacca o bestia morta da sé o lupata o infermata, per buona...” rivela la presenza dei lupi, mentre le cronache degli eremi vallombrosani della zona quella degli orsi.

Tramontata definitivamente la signoria feudale degli Ubaldini che ne avevano l’esclusiva come padroni di tutto il territorio, la Caccia divenne libera a tutti, anche a coloro che, per motivi alimentari, l’avevano praticata di frodo come bracconieri rischiando la vita se scoperti.

Così i Palazzuolesi riebbero la loro ancestrale attività di Caccia libera, come ai tempi del cuneo longobardo, quando era ancora una attività propedeutica alla guerra.

Per secoli a Palazzuolo, la Caccia, è stata elemento di unità culturale e mezzo di comunicazione sociale per persone di ogni ceto, età, credo politico e grado di istruzione.

Ed era logico che così fosse in un territorio esteso, scarsamente popolato, tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione romane: via Emilia, via Faentina, via Flaminia Minore, con la popolazione dedicata direttamente o indirettamente ad attività rurali, a stretto contatto con l’ambiente, con la vita fortemente condizionata dall’andamento del clima, malattie delle piante, migrazioni avicole e transumanza.

La Caccia è conoscenza profonda dell’ambiente, del clima, della meteorologia, dei venti, delle tecnologie di cattura, dell’addestramento dei cani, dell’allevamento dei richiami, delle armi, per questo ha riempito il tempo libero dalle fatiche dei campi di generazioni di Palazzuolesi e divenuta la cultura principale di un popolo appena lambito dalle grandi correnti di pensiero che nei secoli si sono avvicendate.

Così ceti popolari esclusi dai libri, svilupparono una cultura venatoria che dava prestigio e considerazione sociale anche a chi non “nasceva”.

Gli artigiani svilupparono una tecnologia raffinatissima nella costruzione di reti di cattura, roccoli, paretai, capanni e per opera di fabbri geniali si costruirono in casa anche armi da fuoco. Così come alla fine del ‘300 i Palazzuolesi costruivano, secondo gli Statuti “Quadrelli, spade, lance, gralde, spiedi, ronconi…..”.

La Caccia scatenava delle competizioni che erano più importanti di qualsiasi altra cosa. Famosi sono i suoni di corno o gli spari con cui i cacciatori annunciavano da una valle all’altra il superamento delle cento prede avicole per scatenare l’invidia dei colleghi.

Per questo la Caccia si unisce in modo direi fisiologico nelle Rievocazioni Medievali di Palazzuolo del 2002.

Questa rievocazione cercherà di rappresentare: il colore, con sfilate a cavallo in costume con mute di cani, suonatori, battitori, scudieri, falconieri; i suoni, con il corno medievale che segnala le fasi della caccia e i battitori che battono sugli scudi per stanare le prede. I tamburi che annunciano e precedono gli eventi; gli odori e sapori: il banchetto dei cacciatori e quello dei nobili con le prede cucinate, secondo ricette medievali con musici e teatranti che intrattengono i commensali nei due venerdì (su prenotazione), il Salone del Gusto al sabato pomeriggio gestito dalla Slow Food di Firenze, (la partecipazione è su prenotazione), i sovrani in tavola saranno formaggi di pecora e i salumi di Cinta Senese abbinati a vini toscani e romagnoli; il circuito gastronomico con omaggio a tema fra i ristoranti locali. Poi la cultura, con due convegni, sabato 20 sulla storia della Caccia presentato da professori ed esperti dell’Università di Firenze, e uno sabato 27 sugli ungulati in collaborazione con la Federcaccia di Firenze, una mostra,  “la caccia e l’uccellagione dal medioevo alla fine del secondo millennio” nell’Oratorio di S.Antonio, una mostra di sculture del Maestro Sergio Gioghi e una rassegna fotografica “Le manifestazioni Medievali a Palazzuolo sul Senio” presentate dagli amici Cadelli e Morara. Dulcis in fundo, gli spettacoli con rappresentazioni teatrali e rievocazioni storiche legate alla caccia, a cui parteciperà anche il noto attore fiorentino Sergio Forconi. Non mancherà naturalmente la goliardia, con giochi e attività di improvvisazione condotti dai liberi partecipanti che coinvolgeranno direttamente il pubblico presente.

Appuntamento dunque, venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 luglio, e il successivo week end venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 a Palazzuolo sul Senio.

Paola Cavini

presidente dell’Oste Ghibellina

 

L'antica storia di Palazzuolo sul Senio

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2002
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