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Palazzuolo, una storia antica

Il Comune di Palazzuolo sul Senio ( già Palazzuolo di Romagna , già Vicariato del Podere degli Ubaldini, già Podere dei Pagani ), trae la sua origine da un territorio militare di frontiera strappato alla Romagna Bizantina da una tribù longobarda proveniente dal Borgo San Lorenzo di Mugello ( I Longobardi di San Giovanni Maggiore). Dedicato a San Giovanni Battista fu, infatti, l’insediamento principale  longobardo di Susinana, contrapposto, a pochi metri dal confine, a quello bizantino di Sant’Apollinare. L’Alta Valle del Senio rese possibile la penetrazione longobarda per sentieri montani, in quanto isolata, ieri come oggi, dalle vie di comunicazione vicino alle quali i Bizantini avevano costruito le loro linee difensive per motivi logistici di rifornimento dal porto di Ravenna. Così come i Bizantini nella Valle del Lamone affidarono la difesa del confine a soldati agricoltori divisi in “Scole”, così i Longobardi contrapposero in ciascuna delle Valli laterali a quella principale del Senio le “ Sale”, cioè clan familiari di soldati con famiglie al seguito, che si dedicarono all’allevamento del bestiame e alla caccia nelle vaste e fitte foreste ricche di selvaggina. Questa contrapposizione durò per due secoli. A capo di ogni clan c’era un “ massaro”. Con la conversione al Cattolicesimo ogni clan si diede un Santo protettore e una chiesa dedicata. Col tempo il “clan” si chiamò “Popolo” abbinato a un Santo patrono e al nome del luogo ( Campanara, Salecchio ecc.). Confermano questa tesi innumerevoli toponimi sparsi su tutto il territorio del Comune di Palazzuolo sul Senio un tempo più esteso, di origine alto-germanica. I catasti trecenteschi e quattrocenteschi, accanto a nomi di persona fiorentini, citano moltissimi nomi di persona di origine gota o longobarda. Col periodo feudale, sorsero in questi luoghi i castelli, nel nostro caso tutti appartenenti alla famiglia Ubaldini succeduta ai Pagani. Con la conquista fiorentina del territorio, tutti i castelli della signoria Ubaldini furono rasi al suolo e con le pietre dei castelli ampliate le Chiese. Rimase il nome dei Santi Patroni, i tredici che , appunto, ancora oggi, dopo tredici secoli, rievochiamo coi loro gonfaloni e con le loro bandiere. I simboli dei Santi patroni sono quelli relativi al loro martirio. I nomi dei luoghi sono, ancora oggi, quelli originari. L’accoglienza del forestiero è caratteristica tradizionale di questo territorio  che ha dato asilo e conforto agli eretici cacciati da Milano, ai Ghibellini cacciati da Firenze, ai fuorusciti dal turbolento Stato della  Chiesa, fino  a tanti renitenti alla leva  nella seconda guerra mondiale.                .
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2002
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