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La copertina di questo mese
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IL PARCO DELLE FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA E CAMPIGNA

Un parco nazionale a due passiVeduta del parco - Foto di Enrico Pazzagli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 6 dicembre 1991 veniva varata la Legge quadro sulle aree protette in Italia, il primo grosso sforzo per dare una organizzazione definita ad un problema che era diventato negli anni sempre più importante anche per l'immagine internazionale del nostro paese. Tra i nuovi Parchi troviamo anche il nostro (perché questo parco è sicuramente anche nostro), che viene istituito formalmente il 12 luglio del 1993. Il nostro parco va dalla Valle dell'Acqua Cheta al Falterona alla Verna, stando a cavallo del crinale dell'Appennino. Esso si stende dunque su due Regioni (Emilia Romagna e Toscana), tre Province (Firenze, Forlì ed Arezzo) e dodici comuni, tra cui S. Godenzo e Londa. In tutto sono 36226 ettari (oltre due volte il territorio del Comune di Borgo S. Lorenzo), di cui 994 a conservazione integrale (Riserva di Sasso Fratino, oltre il Passo della Calla), 14500 destinati a zona di protezione ed i restanti a zona di tutela e valorizzazione. All'interno del Parco vivono quasi 1600 persone, di cui 1440 in Casentino. Il Parco Nazionale comprende e collega territori che sui versanti toscano e romagnolo hanno avuto una lunga storia in comune, dai Conti Guidi alla Repubblica Fiorentina fino al regime illuminato dei Granduchi di Toscana. E' un'area in cui l'uomo ha sempre vissuto e lavorato, sin dal tempo degli Etruschi, costruendo nel tempo una ragnatela di strade e sentieri che unisce i fondovalle superando l'aspra catena dell'Appennino attraverso valichi quali il Muraglione, la Calla, i Mandrioli, I'Alpe di Serra e tanti altri di minore importanza. Ci sono stati lunghi periodi in cui la popolazione della montagna era particolarmente numerosa: la costituivano boscaioli, taglialegna, contadini, artigiani, piccoli proprietari, pastori, carbonai, vetturali, fabbri, mugnai, cacciatori. Qualche volta persino i briganti si rifugiavano nelle selve, fuggendo dalla legge. Luoghi isolati e suggestivi avevano visto il fiorire di importanti comunità religiose, quali i Camaldolesi ed i Francescani della Verna. La guerra ultima ha visto sui crinali appenninici l'attestarsi della Linea Gotica dei tedeschi, col suo contorno di stragi e rastrellamenti a Gattaia, Castagno d'Andrea, Vallucciole, tanto per citarne alcuni, ma anche la contemporanea presenza di un forte movimento partigiano, ben integrato tra le popolazioni locali. Dagli anni cinquanta inizia il grande abbandono della montagna, col rifiuto dell'agricoltura povera, l'emarginazione dei mestieri tradizionali e l'abbandono dei piccoli centri. Tutto questo ha consentito la creazione di vasti territori liberi dall'azione diretta dell'uomo, con la nuova possibilità, per la flora e la fauna, di una grossa fase di espansione: non ci sono infatti mai stati tanti boschi negli ultimi due secoli, nel nostro Appennino, come negli ultimi anni, né popolazioni di animali, soprattutto di grossi mammiferi (ungulati, come cinghiale, capriolo e cervo, e predatori, come il lupo) come oggi. Il Parco, secondo la legge, nasce non solo per proteggere la bellissima foresta, gli animali che la popolano, le caratteristiche geologiche ed anche i valori scenici e panoramici del paesaggio montano, ma anche per applicare metodi di gestione del territorio che possano integrare l'uomo e l'ambiente, salvaguardando, oltre i valori antropologici, archeologici, storici ed architettonici, le attività agrosilvopastorali e tradizionali delle genti della montagna. E' questa infatti la caratteristica fondamentale dei parchi europei, rispetto a quelli americani o dei paesi emergenti: un ambiente in cui l'uomo è stato il principale fattore di modellamento del territorio, piegando la natura alle proprie esigenze, via via modificatesi nel corso dei secoli. Ed è qui l'elemento di più profondo interesse del Parco delle Foreste Casentinesi, M.Falterona e Campigna: un mirabile cocktail di storia e cultura dell'uomo e natura viva e vitale, a disposizione di chi sa apprezzarlo e gustarlo. Basta recarsi a S. Godenzo o a Londa per poter vivere tutto questo. Arrivederci a quest'estate.

Paolo Bassani
Osservatorio Naturalistico Mugellano


© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 1999

NATURA IN MUGELLO
vedi anche:

IL GRUCCIONE

 

IL CORMORANO

 

ALBERI MONUMENTALI

 

IL MERLO ACQUAIOLO


IL LUPO

 

LA NATURA IN INVERNO

L'AIRONE CENERINO

 

 

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