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Società - Economia
PRODOTTI MUGELLANI: l'EXPLOIT DELLA PATATA

Patata del Mugello...

...fa rima con tortello

Ma il paniere è vuoto...
un commento sulla scarsa valorizzazione dei prodotti del Mugello

Può esservi il tortello, senza la patata del Mugello? Rima a parte, è vero che il più rinomato dei piatti tipici, il tortello di patate, ha per base un prodotto che nei tempi recenti in Mugello è stato piuttosto trascurato. Ma ora c'è una forte inversione di tendenza, tanto da poter parlare di un vero e proprio boom della patata, che può essere coltivata in zona per migliaia di quintali. Patata, e patata biologica. Ancora siamo agli inizi, ma le premesse sono ottime: nella scorsa stagione sono stati infatti seminati a patata 7 ettari di terreno, con patate di varietà Kenebek, tutte acquistate dall'ortofrutticola Lunica, ed insacchettate come "Il fiore del Mugello". Il prodotto è stato commercializzato con successo dalla Coop, "la quale -spiega Alessandro Bellini, marradese, ex-assessore all'agricoltura della Comunità Montana- ha dichiarato l'interesse a ritirare quanto più possibile ortofrutticoli di produzione toscana, nella logica di legare il prodotto al territorio e il territorio al prodotto. Dato questo interesse si prevede così il prossimo anno di agganciare altri produttori interessati a tale coltivazione, in modo da acquistare nuovi macchinari e gestirli in forma associata, in modo da poter seminare 20 ettari circa di terreno e produrre 4-5000 quintali di patate, organizzando anche presso alcuni supermercati Coop toscani un'iniziativa dal titolo "Patata del Mugello fa rima con tortello", in modo da divulgare il prodotto promuovendo una ricetta tipica della zona".

Per adesso le aziende interessate sono meno di dieci, a Galliano, a Borgo San Lorenzo, nella zona di Piancaldoli, ma le potenzialità sono grandi: ci sta pensando "Il forteto" e la "Sereni", mentre già in produzione sono le aziende Borgioli, Bernabei Gabriella, Trotta Rocco, Bugli Nello e la cooperativa agricola "Il Monte".

"Il Mugello si presta molto -nota Adriano Borgioli- e c'è terreno adatto: si va dalle terre castagnine alle pianure alluvionali. E' una coltivazione piuttosto semplice, il mercato tira, il nostro prodotto è biologico e di buona qualità, sia bianche e gialle sono patate speciali, i costi di coltivazione non sono eccessivi, le piante non sono soggette a malattie particolari, la meccanizzazione non è particolarmente onerosa, il periodo di raccolta, fine estate, è "comodo", nel senso che non vi sono particolari impegni su altre coltivazioni, e poi c'è la buona redditività: basti dire che il ricavo per un ettaro di coltivato a patate può superare di dieci volte quello dei cereali. E così è logico che specie tra i giovani coltivatori vi sia interesse ed entusiasmo".

 

Intorno alla patata "mugellana" stanno lavorando anche a scuola: gli studenti del Liceo scientifico "Giotto Ulivi" del corso di agricoltura biologica hanno messo a coltura mille mq, con quattro diversi appezzamenti, per sperimentare quattro varietà di patate, la Kenebec, la Fianca, la Primura e la Rubinia, per testare in particolare produzione, qualità e conservabilità.


Ma il paniere è vuoto...

Quando si parla di prodotti genuini e tipici, garanzia di salubrità, di qualità e di gusto, il Mugello ha le carte in regola. Manca però, per dare valore aggiunto ai nostri prodotti, un elemento importante: un marchio di tipicità, in grado di indicare la provenienza e di identificare in modo stretto zona a prodotti, e i prodotti alla zona. Esempio recente è il calendario 2001 realizzato dall'Agenzia regionale per l'agricoltura, l'ARSIA, quest'anno dedicato ai prodotti tipici regionali: ebbene tra decine di proposte fotografate nel calendario, dal miele alle cialde, dai salami al formaggio, non c'è n'è uno, neppure uno, proveniente dalle nostre zone: perfino il "marrone del Mugello", l'unico a fregiarsi di un riconoscimento europeo, l'indicazione geografica protetta, è dimenticato, sostituito dalla castagna del Pratomagno. Ed è ancor peggio se si va a leggere l'elenco completo dei "prodotti agroalimentari tradizionali" toscani: sono ben 302, e leggendoli par di sfogliare un libro di geografia con tantissime località della nostra regione. Peccato però che non una volta compaia il nome Mugello, e neppure quello di uno dei nostri paesi.

Qui ci sono responsabilità precise. E' da molti anni che la Comunità Montana si balocca con un fantomatico marchio di qualità "Mugello", proposto, discusso, annunciato, ma mai realizzato. E se la poca lungimiranza di qualche produttore può aver costituito un freno, l'istituzione pubblica poteva e doveva farsi parte attiva. Come finora non ha fatto. Invece la creazione e la valorizzazione, in modo più deciso ed efficace, di un "paniere" dei prodotti tipici mugellani sarebbe un beneficio per tutti e non solo per i produttori. Tra l'altro, ora che Pontassieve se n'è andata per i fatti suoi -avendo preteso il divorzio e la creazione di due Comunità Montane-, quella Pontassieve alla quale non piaceva il bollino "M" di Mugello, ci dovrebbero essere meno ostacoli. Basta far presto: perché in altre parti d'Italia ci si sta muovendo con grande lena, proponendo con efficacia i propri territori legati ai prodotti tipici, e unendo in modo stretto ambiente, turismo, frutti della terra e gastronomia.
 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2000
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