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IL FILO DI PERLE rubrica di Nicoletta Martiri Lapi

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LE MILLE FORMICHINE ANONIME DELL'AMORE VERSO IL PROSSIMO

C come Caritas

Non so bene come sia la Caritas negli altri paesi ed è colpa mia perché sarebbe bene mi informassi (e perché non farlo per mezzo del "Filo"?).foto di Mario Calzolai So invece da quello che leggo nei giornali e vedo alla TV che nelle grandi città ci sono Caritas organizzate ed efficienti con tanti volontari schedati ed inquadrati come un piccolo esercito, addetti a tante mansioni: mensa, guardaroba, dormitorio, assistenza domiciliare...

Questo è per forza necessario dove ci sono tante persone da aiutare.

Ma nei paesi come il mio, la Caritas diventa leggera e, avvolta nel suo mantello d'invisibilità , sguscia inaspettata in cento luoghi ed in cento modi diversi.

Potresti chiedere "Sei della Caritas?" a tante persone comuni che incontri ogni giorno e loro ti guarderebbero stupite e ti risponderebbero di no.

Ti risponderebbero di no le vedove che hanno imparato a stemperare la loro solitudine nell'assistenza alla vicina di casa, le impiegate negli uffici pubblici che, a furia di vedersi passare davanti tanti casi disperati, si sono trasformate in volontarie assistenti sociali, le casalinghe che trovano il tempo, in mezzo ai problemi familiari, di fare un dolce o un mazzolino di fiori da portare volando sulle loro biciclette a tante case che solo loro conoscono.

E poi c'è il funzionario a cui ci si può rivolgere senza il sacro terrore che prende di fronte all'autorità, perché si sa che perlomeno è disponibile ad ascoltarti; il medico paziente che frena la sua voglia di correre quando capisce di avere davanti a sé un povero diavolo che ha bisogno di elencare a qualcuno i suoi mali fisici ma anche quelli morali; l'insegnante che non vede solo l'alunno ma il bambino che c'è dietro, comprendendo che un comportamento distratto, indifferente o agitato è sempre segnale di difficoltà in famiglia e cerca per questo di aiutarlo; il giovane che lavora tutto il giorno e avrebbe anche voglia poi di divertirsi ma è pronto a rispondere all'appello quando c'è un anziano da accompagnare all'ospedale o dal medico o in un ufficio.

Il mio elenco potrebbe continuare, ma credo basti per rendere l'idea.

Ecco, tutte queste persone comuni ti direbbero che non sono della Caritas e quelle più esperte aggiungerebbero anche: qui la Caritas è il parroco e ti darebbero un indirizzo ed un numero di telefono.

Ed è vero.

Ma il parroco sa che la sua Caritas si regge su quelle tante anonime formichine che ogni mattina insieme al lavoro della giornata che le aspetta pensano a quel loro piccolo impegno d'amore e poi corrono via e si disperdono qua e là e nessuno lo viene a sapere eccetto coloro che in quel giorno riceveranno la gioia di una visita, di un sorriso, di un regalino fatto di nascosto, con pudore e rispetto.

Non sono "della Caritas" ma forse sono "la Caritas".

La Caritas di quel Gesù che ammonisce: "Quando dunque fai l'elemosina , non suonare la tromba davanti a te..."


NELLE SOFFITTE DI PARIGI

I coniugi Ozanam (genitori del celebre Federico) , arrivati alle soglie della vecchiaia, sentirono il peso delle fatiche che la carità, da loro costantemente praticata nelle soffitte e nei tuguri di Parigi, aveva loro imposto per tanti anni.

Così stabilirono di limitare il loro lavoro secondo le loro forze; e poiché il cuore soffriva nel salire tante scale si promisero a vicenda che non sarebbero andati a visitare se non i malati del primo o, al massimo, del secondo piano.

Un giorno papà Ozanam, che era medico, si trovava presso alcuni poveretti a pian terreno. Seppe che su, al quarto piano, stava un ammalato, abbandonato da tutti e in miseria. "Vada a trovarlo -gli dissero- ne ha proprio bisogno."

Il bravo dottore tentennò un po', poi finì col dire: "Va bene ci vado, ma per amor del cielo, non ditelo a mia moglie, le ho promesso che non avrei mai superato il secondo piano".

E va su, col fiato grosso, con grande fatica. Entra dall'ammalato, a cui una donna stava dando da bere. Quando si avvicinò, la donna si voltò: era sua moglie. Si guardarono in faccia arrossendo, ancora ansanti per quelle scale. Ma erano felici.

il filo, marzo 1999

 

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