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IL FILO DI PERLE rubrica di Nicoletta Martiri Lapi

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GIUBILEO 2000
La porta aperta

 In quest'anno del Giubileo si parla molto della porta, passando attraverso la quale si compie un gesto di devozione che conclude un tempo di preparazione e di ricerca.

 Uno dei simboli che hanno avuto più fascino, sia nel mondo orientale che in quello occidentale, è proprio quello della porta.

 La porta che si chiude e si apre: segno di un passaggio da un mondo all'altro, dal materiale allo spirituale, dalla terra al cielo, segno del mistero e dell'ignoto che ci aspetta di là dalla porta.

 Le porte dei templi e delle chiese si aprono per introdurre i fedeli nel luogo più intimo della Presenza Divina e le raffigurazioni scolpite sulle porte delle cattedrali sono la preparazione, l'aiuto per avvicinarsi a Dio già meditando sulle principali verità della fede.

 E Maria, l'aiuto per eccellenza, è Ianua Coeli , la porta del Cielo.

 Nell'Antico Testamento si parla più volte di "porta del cielo" e il primo a contemplarla è Giacobbe quando sogna la scala su cui salgono e scendono gli angeli. Quando si sveglia, dice infatti: "Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo".

In seguito, fin dagli inizi del Cristianesimo, la porta è stata identificata con Cristo, proprio perché Lui l'aveva detto con estrema chiarezza: "IO SONO LA PORTA".

 Quando, da bambina, m'imbattei nell' Apocalisse, due brani mi entusiasmarono e non esagero quando dico entusiasmo, perché li avevo imparati a memoria e li ripetevo con gioia sempre nuova.

 Il primo comunica una sensazione di sicurezza: "Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere."Negli anni '70, con i ragazzi della Pieve ne facemmo una canzone che oggi è tornata di moda proprio grazie al Giubileo.

 Il secondo brano, "Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me." comunica l'emozione dell'incontro, un'emozione che fa intravedere la piena comunione che può avvenire tra Cristo e la creatura.

 Questa doppia figura del Cristo che spalanca la sua porta e al tempo stesso bussa alla tua perché tu faccia altrettanto, è la garanzia, la consolazione, la certezza dell'amore di Dio. Quello di cui ogni uomo ha bisogno.

 Per questo, quando qualcuno mi dice di aver paura di un rifiuto da parte di Dio, non posso fare a meno di rassicurarlo e invitarlo a buttarsi senza timore nelle sue braccia, che sono quelle del padre del figliuol prodigo.

 A questo punto devo confessare che ci sono frasi del Vangelo che mi stringono il cuore. Chiedo perdono, ma proprio mi fa male sentirle. Si riferiscono a porte che si chiudono, come quella chiusa in faccia alle vergini stolte oppure come quella del padrone di casa che replica a chi bussa: " Non vi conosco, non so di dove siete, allontanatevi da me".

Sono frasi terribili.

 Allora mi viene voglia di rispondere: "Ma cosa dici? Tu sei l'amore e l'amore non rifiuta, accoglie. Tu sei la porta aperta. Lo hai detto : "Venite a me voi tutti..." Forse queste porte sbattute in faccia sono solo per spaventarmi perché vuoi che righi diritto...  Certo, devo stare attenta io, a non chiudere la porta in faccia a nessuno. Ma, a parte questo, io ti amo, perché dovrei aver paura? C'è anche un versetto di Isaia che mi conforta: "Le tue porte saranno sempre aperte; non si chiuderanno né di giorno né di notte".

So che, alla fine della mia giornata, dovrò, come tutti, passare quella benedetta porta della morte: non mi fare scherzi perché mi aspetto che tu sia lì, "a braccia spalancate".

Nicoletta Martiri Lapi

il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2000
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