GIUBILEO
2000
La
porta aperta
In
quest'anno del Giubileo si parla molto della porta, passando
attraverso la quale si compie un gesto di devozione che conclude un
tempo di preparazione e di ricerca.
Uno
dei simboli che hanno avuto più fascino, sia nel mondo orientale
che in quello occidentale, è proprio quello della porta.
La
porta che si chiude e si apre: segno di un passaggio da un mondo
all'altro, dal materiale allo spirituale, dalla terra al cielo,
segno del mistero e dell'ignoto che ci aspetta di là dalla porta.
Le
porte dei templi e delle chiese si aprono per introdurre i fedeli
nel luogo più intimo della Presenza Divina e le raffigurazioni
scolpite sulle porte delle cattedrali sono la preparazione, l'aiuto
per avvicinarsi a Dio già meditando sulle principali verità della
fede.
E
Maria, l'aiuto per eccellenza, è Ianua Coeli , la porta del Cielo.
Nell'Antico
Testamento si parla più volte di "porta del cielo" e il
primo a contemplarla è Giacobbe quando sogna la scala su cui
salgono e scendono gli angeli. Quando si sveglia, dice infatti:
"Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del
cielo".
In
seguito, fin dagli inizi del Cristianesimo, la porta è stata
identificata con Cristo, proprio perché Lui l'aveva detto con
estrema chiarezza: "IO SONO LA PORTA".
Quando,
da bambina, m'imbattei nell' Apocalisse, due brani mi entusiasmarono
e non esagero quando dico entusiasmo, perché li avevo imparati a
memoria e li ripetevo con gioia sempre nuova.
Il
primo comunica una sensazione di sicurezza: "Ho aperto davanti
a te una porta che nessuno può chiudere."Negli anni '70, con i
ragazzi della Pieve ne facemmo una canzone che oggi è tornata di
moda proprio grazie al Giubileo.
Il
secondo brano, "Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno
ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò
con lui ed egli con me." comunica l'emozione dell'incontro,
un'emozione che fa intravedere la piena comunione che può avvenire
tra Cristo e la creatura.
Questa
doppia figura del Cristo che spalanca la sua porta e al tempo stesso
bussa alla tua perché tu faccia altrettanto, è la garanzia, la
consolazione, la certezza dell'amore di Dio. Quello di cui ogni uomo
ha bisogno.
Per
questo, quando qualcuno mi dice di aver paura di un rifiuto da parte
di Dio, non posso fare a meno di rassicurarlo e invitarlo a buttarsi
senza timore nelle sue braccia, che sono quelle del padre del
figliuol prodigo.
A
questo punto devo confessare che ci sono frasi del Vangelo che mi
stringono il cuore. Chiedo perdono, ma proprio mi fa male sentirle.
Si riferiscono a porte che si chiudono, come quella chiusa in faccia
alle vergini stolte oppure come quella del padrone di casa che
replica a chi bussa: " Non vi conosco, non so di dove siete,
allontanatevi da me".
Sono
frasi terribili.
Allora
mi viene voglia di rispondere: "Ma cosa dici? Tu sei l'amore e
l'amore non rifiuta, accoglie. Tu sei la porta aperta. Lo hai detto
: "Venite a me voi tutti..." Forse queste porte sbattute
in faccia sono solo per spaventarmi perché vuoi che righi diritto...
Certo, devo stare attenta io, a non chiudere la porta in faccia a
nessuno. Ma, a parte questo, io ti amo, perché dovrei aver paura?
C'è anche un versetto di Isaia che mi conforta: "Le tue porte
saranno sempre aperte; non si chiuderanno né di giorno né di
notte".
So
che, alla fine della mia giornata, dovrò, come tutti, passare
quella benedetta porta della morte: non mi fare scherzi perché mi
aspetto che tu sia lì, "a braccia spalancate".
Nicoletta
Martiri Lapi