| I PROGETTI PER LO SVILUPPO
AGRICOLO DELLA ZONA
Agricoltura mugellana, quale futuro? Nella prima parte di questo lavoro viene esaminato il territorio della Comunità Montana suddiviso nei tre diversi ambiti che lo compongono e seguendo le fasce altimetriche che determinano le differenti caratteristiche delle aziende agricole che vi operano. Per approfondire i dati forniti dai censimenti gli estensori del Piano hanno condotto rilevazioni dirette in alcune aziende agricole per valutare caratteristiche, redditività e prospettive delle diverse zone. Un primo elemento di giudizio riguarda la condizione dei patrimonio abitativo che è generalmente buona in seguito alla costruzione di nuove case e alla ristrutturazione di quelle esistenti. Nei fondovalle e nelle zone collinari essa corrisponde ad un diffuso incremento della popolazione particolarmente accentuato nel Mugello e nella Val di Sieve; in quest'ultima zona siamo ormai a livelli di saturazione per cui la crescita si va attenuando, mentre il fenomeno è più recente e quindi in piena espansione nei comuni di San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo e Vicchio. Nella fascia montana continua invece un lento spopolamento e cresce il numero di abitazioni destinato a casa per vacanze. Alto Mugello
Mugello Nel fondovalle mugellano le aziende raggiungono buoni risultati economici che potrebbero essere migliorati potenziando le produzioni erbacee qualificate e lallevamento avicunicolo (allevamento contemporaneo di polli e conigli); il limite più grosso allo sviluppo è costituito dalla carenza di manodopera, specie nella aziende a conduzione familiare che costituiscono una buona fetta dei totale. Identico discorso vale per la zona collinare mugellana nella quale è notevole la varietà di produzioni che interessano i settori ortofrutticolo, cerealicolo e zootecnico. In tale ambito sarebbe da migliorare la qualità dei pascoli e l'approvvigionamento di acqua, mentre l'allevamento suino risulta conveniente solo in caso di trasformazione e vendita diretta dei prodotti. Per la fascia montana le indicazioni dei tecnici sono per una ripresa delle coltivazioni orticole tipiche della montagna, favorite dalla possibilità di produrre specie tardive, dal minor impiego richiesto di prodotti chimici e dalla disponibilità di concime proveniente dagli allevamenti. Da riqualificare il bestiame allevato, oggi caratterizzato da troppi "incroci"' e da migliorare il pascolo, per aumentare le possibilità di alpeggio estivo e abbassare quindi i costi di produzione. Come per gli altri ambiti non vanno infine dimenticati i marroni. Val di Sieve Nella Val di Sieve sono invece caratteristiche le produzioni ortofrutticole e in particolare viti-olivicole che offrono alle aziende una forte redditività sia in relazione al numero di addetti che per ettaro coltivabile. Anche in questa zona, accanto ad aziende professionali ben avviate sono numerose le aziende part-time o condotte da imprenditori pensionati o di estrazione non rurale per le quali il futuro si presenta incerto. Lo studio dei Prof. Dini e 10modei Zorini passa quindi ad esaminare più dettagliatamente le prospettive dei singoli settori formulando per ciascuno specifici programmi operativi. Piano viticolo Negli ultimi venti anni sono diminuiti fortemente le aziende viticole e le superfici a vite dei Mugello e Alto Mugello con una produzione concentrata per il 90% nella Vai di Sieve. Sono stati evidentemente abbandonati i piccoli vigneti a conduzione familiare, le superfici promiscue e gli impianti più vecchi. E proprio l'età dei vigneti è uno dei problemi più grossi dei settore che rende necessario un deciso programma di rimpianti per non veder calare ulteriormente la produzione di uva e rendere difficile l'approvvigionamento per le strutture di trasformazione della zona. Completare il ciclo dalla produzione alla trasformazione alla commercializzazione è il modo migliore per garantire buoni livelli di reddito, ed è particolarmente importante per un settore che con 800.000 ore di lavoro contribuisce per il 15 % alla totale occupazione agricola dei territorio, con una produzione annua di 107 milioni di quintali di uva e 75 milioni di quintali di vino. Considerando il prezzo finale dei vino imbottigliato, il valore totale dei comparto può essere stimato in oltre 25 miliardi. Se le prospettive dei commercio internazionale gettano qualche ombra sulle prospettive della produzione locale, c'è comunque da puntare decisamente sulla validità economica di questo settore anche per motivi di immagine dei territorio; l'interdipendenza dei vari comparti porta a valutare positivamente per il sistema una singola attività anche se essa si presenta in perdita. Purché oltre all'attuazione dei suddetti rimpianti, si riesca ad abbassare i costi di produzione aumentando l'ampiezza delle aziende e sviluppando il ruolo della cooperazione. Piano olivicolo Anche la coltura dell'olivo è concentrata in Val di Sieve. La produzione complessiva è stimata sui 6000 quintali per un valore di 5-6 miliardi. Le aziende produttrici operano in modo assai diversificato basandosi sia su forme innovative che sulle risultanti della gelata dell85. Per molte piccole aziende familiari l'olivicoltura costituisce un'importante integrazione dei reddito grazie all'immediata commerciabilità dei prodotto. Così come per la vite non va dimenticata l'importanza dell'olivo sul piano dell'immagine per il territorio. Sono comunque necessari molti interventi di natura tecnica per razionalizzare gli impianti, rinnovare le tecniche di coltivazione, abbassare i costi e promuovere il prodotto finale per la vendita diretta. Piano ortofrutticolo E' necessario un programma articolato di sviluppo sia per le tecniche di impianto e coltivazione, che per la commercializzazione e valorizzazione della produzione. Si conferma la scelta di puntare sulla tardività dei prodotti, sulla valorizzazione di cultivar locali, su forme basse di allevamento, sulla conservazione dei suolo con la sistemazione idraulica e l'inerbimento, sulla coltivazione biologica, sulla conservazione di specie di minor valore commerciale. Altre iniziative da assumere riguardano il potenziamento dei servizi, l'ammodernamento degli impianti frutticoli e di conservazione e commercializzazione, la sperimentazione di tecniche biologiche per lo sviluppo dell'agricoltura ecocompatibile, il marchio per i prodotti del parco che certifichi anche la qualità ambientale. Piano zootecnico
Piano cerealicolo
Piano castanicolo
Le aziende agrituristiche nel territorio della Comunità Montana si concentrano nella fascia montana dove è più necessario integrare i redditi dei lavoro agricolo. Su 130 aziende iscritte all'albo provinciale, una cinquantina stanno concludendo l'iter, per ottenere la licenza; ciò porterà ad un notevole aumento e differenziazione dell'offerta agrituristica. Per valorizzare questa attività che si presenta come un logico completamento dei ciclo produttivo dei Parco occorre attivare programmi di promozione e servizi comuni con un ruolo importante che deve essere assunto dalle amministrazioni locali.
Piano per la tartuficoltura Si registra un crescente interesse per una produzione il cui valore complessivo è stimato in circa 5 miliardi annui. E' necessaria più attenzione da parte dei cercatori per non compromettere le tartufaie naturali.
Gli scenari produttivi I diversi ambiti sono caratterizzati da scenari produttivi molto diversi. La densità di popolazione nel territorio della Comunità Montana è assai bassa; anche il confronto con la superficie agraria e forestale indica 26 ettari per addetto contro i 14 dell'intera Provincia. Il 58% dei lavoratori agricoli è in proprio, il 50% ha un'età compresa tra 30 e 54 anni mentre il 35 % ha più di 50 anni. Anche i redditi prodotti sono molto diversificati a seconda dei tipo e dell'ampiezza dell'azienda. le indicazioni contenute nei singoli piani settoriali devono essere realizzati con la collaborazione tra contributo pubblico e investimenti privati e la partecipazione attiva degli operatori privati in fase di progettazione e gestione degli interventi, con particolare attenzione verso gli imprenditori delle aziende più piccole che costituiscono la base vitale dei territorio. Per conseguire un adeguato grado di imprenditorialità ed il necessario miglioramento tecnologico occorre sostenere le imprese di dimensioni adeguate promuovendo l'associazione e la cooperazione tra i produttori. Strutture miste pubblico-privato dovranno produrre servizi specie nelle fasi di trasformazione e commercializzazione. La potenziale produzione lorda vendibile è stimata in quasi 100 miliardi di lire. A prescindere dalla realizzazione dei Parco, una adeguata valorizzazione dei vari settori agricoli può avvenire solo se sarà individuato un "paniere" di prodotti che caratterizzino l'immagine dei territorio e se gli operatori dell'agricoltura, della trasformazione agroalimentare e del turismo concorreranno a sostenerlo, attivando un unico modo di apprezzamento dei prodotti tipici della Comunità Montana. Non meno importante l'intervento promozionale delle Amministrazioni Pubbliche. Infine altre attività artigianali e industriali strettamente collegate alle risorse dei territorio potrebbero essere recuperate per completare un quadro di valorizzazione produttiva che rispetta le potenzialità ambientali del sistema. Servizio di MARIO MAZZETTI |
| © il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 1996 |


Per completare i
miglioramenti raggiunti negli ultimi anni è necessario contenere i costi di produzione
meccanizzando le opere colturali e realizzando servizi collettivi; da non dimenticare il
problema della manodopera e della formazione di personale qualificato.