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Società - Economia
I PROGETTI PER LO SVILUPPO AGRICOLO DELLA ZONA

Agricoltura mugellana, quale futuro?

Campo di girasoli. Foto di Antonio BarlettiNella primavera scorsa ha visto la luce il nuovo Piano Agricolo Comprensoriale della Comunità Montana Alto Mugello - Mugello – Val di Sieve che analizza la situazione di fatto della nostra realtà agricola e ne prospetta l'evoluzione nei prossimi anni in accordo con le prospettive di sviluppo con il Parco Attrezzato di tipo produttivo. Lo Studio condotto dai Prof. Dini e Omodei Zorini è piuttosto ampio e a carattere tecnico, quasi ermetico per un non addetto ai lavori.

Nella prima parte di questo lavoro viene esaminato il territorio della Comunità Montana suddiviso nei tre diversi ambiti che lo compongono e seguendo le fasce altimetriche che determinano le differenti caratteristiche delle aziende agricole che vi operano. Per approfondire i dati forniti dai censimenti gli estensori del Piano hanno condotto rilevazioni dirette in alcune aziende agricole per valutare caratteristiche, redditività e prospettive delle diverse zone. Un primo elemento di giudizio riguarda la condizione dei patrimonio abitativo che è generalmente buona in seguito alla costruzione di nuove case e alla ristrutturazione di quelle esistenti. Nei fondovalle e nelle zone collinari essa corrisponde ad un diffuso incremento della popolazione particolarmente accentuato nel Mugello e nella Val di Sieve; in quest'ultima zona siamo ormai a livelli di saturazione per cui la crescita si va attenuando, mentre il fenomeno è più recente e quindi in piena espansione nei comuni di San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo e Vicchio. Nella fascia montana continua invece un lento spopolamento e cresce il numero di abitazioni destinato a casa per vacanze.

Alto Mugello

mucche.JPG (10069 byte)Le attività prevalenti sono l'allevamento bovino e le utilizzazioni forestali; c'è da registrare la bassa redditività della superficie coltivabile determinata anche dall'utilizzazione di manodopera familiare. E' questo un dato comune a tutti i diversi ambiti ai quali si riferisce il piano: da Marradi a Pontassieve si riscontra una marcata differenza tra la redditività delle aziende a conduzione familiare e quelle che utilizzano salariati. In prospettiva, secondo i tecnici, nelle zone di fondovalle dell'Alto Mugello dovrebbero essere incrementate le coltivazioni del melo e della patata mentre le varietà frutticole tardive su cui si è puntato in passato hanno incontrato una forte concorrenza; anche perché, e questo è un dato comune a tutto questo ambito, persistono problemi legati ad un insufficiente sostegno tecnico alle imprese, ad un difficoltoso accesso ai mercati e alla debolezza contrattuale dei singoli agricoltori. Gli altri prodotti principali della zona, carne bovina, latte, prodotti dei bosco (marroni e funghi), coltivazioni erbacee, dovrebbero puntare tutto sulla valorizzazione biologica della produzione per elevarne il livello qualitativo, aumentare il reddito degli operatori e rispettare i vincoli ambientali che caratterizzano il territorio. Ciò consente anche una espansione dell'attività agrituristica e una migliore vendita dei prodotti aziendali.

Mugello

Nel fondovalle mugellano le aziende raggiungono buoni risultati economici che potrebbero essere migliorati potenziando le produzioni erbacee qualificate e l’allevamento avicunicolo (allevamento contemporaneo di polli e conigli); il limite più grosso allo sviluppo è costituito dalla carenza di manodopera, specie nella aziende a conduzione familiare che costituiscono una buona fetta dei totale. Identico discorso vale per la zona collinare mugellana nella quale è notevole la varietà di produzioni che interessano i settori ortofrutticolo, cerealicolo e zootecnico. In tale ambito sarebbe da migliorare la qualità dei pascoli e l'approvvigionamento di acqua, mentre l'allevamento suino risulta conveniente solo in caso di trasformazione e vendita diretta dei prodotti.

Per la fascia montana le indicazioni dei tecnici sono per una ripresa delle coltivazioni orticole tipiche della montagna, favorite dalla possibilità di produrre specie tardive, dal minor impiego richiesto di prodotti chimici e dalla disponibilità di concime proveniente dagli allevamenti. Da riqualificare il bestiame allevato, oggi caratterizzato da troppi "incroci"' e da migliorare il pascolo, per aumentare le possibilità di alpeggio estivo e abbassare quindi i costi di produzione. Come per gli altri ambiti non vanno infine dimenticati i marroni.

Val di Sieve

Nella Val di Sieve sono invece caratteristiche le produzioni ortofrutticole e in particolare viti-olivicole che offrono alle aziende una forte redditività sia in relazione al numero di addetti che per ettaro coltivabile. Anche in questa zona, accanto ad aziende professionali ben avviate sono numerose le aziende part-time o condotte da imprenditori pensionati o di estrazione non rurale per le quali il futuro si presenta incerto.

Lo studio dei Prof. Dini e 10modei Zorini passa quindi ad esaminare più dettagliatamente le prospettive dei singoli settori formulando per ciascuno specifici programmi operativi.


Piano viticolo

Negli ultimi venti anni sono diminuiti fortemente le aziende viticole e le superfici a vite dei Mugello e Alto Mugello con una produzione concentrata per il 90% nella Vai di Sieve. Sono stati evidentemente abbandonati i piccoli vigneti a conduzione familiare, le superfici promiscue e gli impianti più vecchi. E proprio l'età dei vigneti è uno dei problemi più grossi dei settore che rende necessario un deciso programma di rimpianti per non veder calare ulteriormente la produzione di uva e rendere difficile l'approvvigionamento per le strutture di trasformazione della zona. Completare il ciclo dalla produzione alla trasformazione alla commercializzazione è il modo migliore per garantire buoni livelli di reddito, ed è particolarmente importante per un settore che con 800.000 ore di lavoro contribuisce per il 15 % alla totale occupazione agricola dei territorio, con una produzione annua di 107 milioni di quintali di uva e 75 milioni di quintali di vino. Considerando il prezzo finale dei vino imbottigliato, il valore totale dei comparto può essere stimato in oltre 25 miliardi. Se le prospettive dei commercio internazionale gettano qualche ombra sulle prospettive della produzione locale, c'è comunque da puntare decisamente sulla validità economica di questo settore anche per motivi di immagine dei territorio; l'interdipendenza dei vari comparti porta a valutare positivamente per il sistema una singola attività anche se essa si presenta in perdita. Purché oltre all'attuazione dei suddetti rimpianti, si riesca ad abbassare i costi di produzione aumentando l'ampiezza delle aziende e sviluppando il ruolo della cooperazione.

Piano olivicolo

Anche la coltura dell'olivo è concentrata in Val di Sieve. La produzione complessiva è stimata sui 6000 quintali per un valore di 5-6 miliardi. Le aziende produttrici operano in modo assai diversificato basandosi sia su forme innovative che sulle risultanti della gelata dell’85. Per molte piccole aziende familiari l'olivicoltura costituisce un'importante integrazione dei reddito grazie all'immediata commerciabilità dei prodotto. Così come per la vite non va dimenticata l'importanza dell'olivo sul piano dell'immagine per il territorio. Sono comunque necessari molti interventi di natura tecnica per razionalizzare gli impianti, rinnovare le tecniche di coltivazione, abbassare i costi e promuovere il prodotto finale per la vendita diretta.

Piano ortofrutticolo

E' necessario un programma articolato di sviluppo sia per le tecniche di impianto e coltivazione, che per la commercializzazione e valorizzazione della produzione. Si conferma la scelta di puntare sulla tardività dei prodotti, sulla valorizzazione di cultivar locali, su forme basse di allevamento, sulla conservazione dei suolo con la sistemazione idraulica e l'inerbimento, sulla coltivazione biologica, sulla conservazione di specie di minor valore commerciale. Altre iniziative da assumere riguardano il potenziamento dei servizi, l'ammodernamento degli impianti frutticoli e di conservazione e commercializzazione, la sperimentazione di tecniche biologiche per lo sviluppo dell'agricoltura ecocompatibile, il marchio per i prodotti del parco che certifichi anche la qualità ambientale.

Piano zootecnico

Zootecnia d'altri tempi in MugelloLe aziende con bovini da carne hanno avuto un reddito lordo per unità lavorativa di 46 milioni contro i 26 delle aziende con bovini da latte e i 29 che derivano dall'allevamento ovino. Il problema è ancora quello di ridurre i costi migliorando il pascolamento e prolungandone la durata sino ad arrivare a 180 giorni, recuperando i seminativi abbandonati, utilizzando i castagneti e il bosco, ottenendo in concessione per periodi più lunghi i pascoli demaniali. Allo stesso tempo potrebbero aumentare i ricavi con il miglioramento e il riconoscimento della qualità dei prodotti ed una maggiore diversificazione degli stessi. Per i bovini è necessario avere razze opportunamente selezionate oltre ad una attenta riqualificazione sia in fase di allevamento che di commercializzazione, anche per la produzione e vendita di latte di qualità e derivati. Pure per gli ovini il problema maggiore è valorizzare i prodotti locali come carni e latticini; i risultati economici sono migliori nel caso di trasformazione e vendita diretta.

 

Piano cerealicolo

Campi d'orzo. Foto di Antonio BarlettiSi raccomanda la produzione di colture a ridotto impatto ambientale come il grano tenero e l'orzo, nonché di varietà particolari. Da potenziare anche il legame con la zootecnia per la produzione di mangimi e cereali invernali alternativi al mais.

 

Piano castanicolo

Castagneto mugellano. Foto tratta dal libro "Mugello, terra di Toscana" di Antonio BarlettiPer completare i miglioramenti raggiunti negli ultimi anni è necessario contenere i costi di produzione meccanizzando le opere colturali e realizzando servizi collettivi; da non dimenticare il problema della manodopera e della formazione di personale qualificato.


Piano agrituristico

Le aziende agrituristiche nel territorio della Comunità Montana si concentrano nella fascia montana dove è più necessario integrare i redditi dei lavoro agricolo. Su 130 aziende iscritte all'albo provinciale, una cinquantina stanno concludendo l'iter, per ottenere la licenza; ciò porterà ad un notevole aumento e differenziazione dell'offerta agrituristica. Per valorizzare questa attività che si presenta come un logico completamento dei ciclo produttivo dei Parco occorre attivare programmi di promozione e servizi comuni con un ruolo importante che deve essere assunto dalle amministrazioni locali.

 

Piano per la tartuficoltura

Si registra un crescente interesse per una produzione il cui valore complessivo è stimato in circa 5 miliardi annui. E' necessaria più attenzione da parte dei cercatori per non compromettere le tartufaie naturali.

 

Gli scenari produttivi

I diversi ambiti sono caratterizzati da scenari produttivi molto diversi. La densità di popolazione nel territorio della Comunità Montana è assai bassa; anche il confronto con la superficie agraria e forestale indica 26 ettari per addetto contro i 14 dell'intera Provincia. Il 58% dei lavoratori agricoli è in proprio, il 50% ha un'età compresa tra 30 e 54 anni mentre il 35 % ha più di 50 anni. Anche i redditi prodotti sono molto diversificati a seconda dei tipo e dell'ampiezza dell'azienda. le indicazioni contenute nei singoli piani settoriali devono essere realizzati con la collaborazione tra contributo pubblico e investimenti privati e la partecipazione attiva degli operatori privati in fase di progettazione e gestione degli interventi, con particolare attenzione verso gli imprenditori delle aziende più piccole che costituiscono la base vitale dei territorio. Per conseguire un adeguato grado di imprenditorialità ed il necessario miglioramento tecnologico occorre sostenere le imprese di dimensioni adeguate promuovendo l'associazione e la cooperazione tra i produttori. Strutture miste pubblico-privato dovranno produrre servizi specie nelle fasi di trasformazione e commercializzazione. La potenziale produzione lorda vendibile è stimata in quasi 100 miliardi di lire. A prescindere dalla realizzazione dei Parco, una adeguata valorizzazione dei vari settori agricoli può avvenire solo se sarà individuato un "paniere" di prodotti che caratterizzino l'immagine dei territorio e se gli operatori dell'agricoltura, della trasformazione agroalimentare e del turismo concorreranno a sostenerlo, attivando un unico modo di apprezzamento dei prodotti tipici della Comunità Montana. Non meno importante l'intervento promozionale delle Amministrazioni Pubbliche. Infine altre attività artigianali e industriali strettamente collegate alle risorse dei territorio potrebbero essere recuperate per completare un quadro di valorizzazione produttiva che rispetta le potenzialità ambientali del sistema.

Servizio di MARIO MAZZETTI

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 1996
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