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POLITICA

UN INTERVENTO DELLA CAPOGRUPPO DELLA MINORANZA A LONDA

Serve ancora l’opposizione?

Condividendo pienamente l’introduzione all’articolo “Opposizione sempre più difficile” e avvallando senza remore ciò che i consiglieri intervistati hanno dichiarato in sede di giudizio politico sulle attuali maggioranze in Mugello, mi sembrerebbe opportuno allargare il confronto. Non tanto per quanto riguarda la tentazione latente di frustrazione, molto umana ma niente affatto politica, quanto per gli aspetti che un dibattito di questo genere può sviluppare, cogliendo questo momento storico in cui siamo in molti a chiederci dove siano finiti, la politica, il confronto democratico, il rispetto delle Istituzioni e di tutte le loro rappresentanze, l’importanza dei ruoli diversi cemento della democrazia, la mediazione intelligente volta al bene comune…… e così via dicendo.

Tutto sembra essersi diluito in una interpretazione restrittiva della legge che in realtà, dando pieni poteri al Sindaco, non scrive da nessuna parte, e giustamente, con quali metodi esercitare un tale ampio diritto. Va da sé che il modo stesso di applicare il diritto di tutela delle minoranze, del loro parere e della loro dignità è il termometro che misura la preparazione e la forza etica di un Sindaco, del suo esecutivo e della sua maggioranza.

Il disagio che invece ci accomuna nella trasversalità dovrebbe far riflettere queste realtà territoriali ancora fortemente connotate dall’ideologia, perché il fideismo è di per sé antitetico alla ragione e non ammette contraddittorio. La sinistra quindi, agendo così, non dimostra di avere una controparte con cui misurarsi anzi, volendo sempre e comunque ragione, delinea una strategia chiusa come se davanti a sé avesse dei nemici da cui difendersi: o con noi o contro di noi, indipendentemente dal colore di appartenenza se non addirittura, dai principi che potrebbero unire su tanti aspetti. Forse la concezione centralistica non è del tutto superata e meriterebbe meno arroganza e più riflessione.

Noi poi, che operiamo in minoranza dal centro-destra, siamo ancor più minoranza perché abbiamo capito che, la storia sta superando le ideologie, perché non aspettiamo soluzioni calate dall’alto, perché gli stessi cittadini moderati non riempiono le pubbliche piazze, anzi sono stanchi di una politica conflittuale, demonizzante che è ancora in grado di organizzare il consenso reggendo spesso l’acqua nel crivello.

Se questa spiegazione dualistica non dovesse convincere, c’è quella più politicamente pratica, ma meno nobile, che il potere è come il denaro, lo si gestisce perché deve aumentare e pertanto va difeso con ogni mezzo.

Nell’attesa che la legge prenda atto che nelle minoranze c’è insofferenza, il centro-sinistra toscano dovrebbe dare l’esempio di maggiori aperture, visto a suo dire, quali sofferenze democratiche gli infligge il nostro Governo da due anni.

Noi minoranze in piccoli comuni, senza i minimi strumenti siamo altro che i cugini poveri delle minoranze al Parlamento, lo siamo davvero in tutti i sensi, strutturali ed economici, veri e propri “peones”, siamo rimasti quale unico esempio di volontariato e di passione civile. Nella legittima volontà di costruire un’alternanza, lavoriamo perché le maggioranze attuali si confrontino con le minoranze in pubblici dibattiti (lo evitano come la peste), lavoriamo perché i giovani comprendano che la politica è il loro futuro, che può davvero essere servizio, che amministrare è una grande scuola di responsabilità e di conoscenza.

Se non si ritrovano le ragioni della politica, prima che sia troppo tardi, nessuno accetterà più di essere minoranza perché essa stessa non servirà a niente, ma a quel punto la democrazia avrebbe la febbre da cavallo.

Solo per questo, con tanto amaro in bocca, penso che sia meglio restare, magari organizzarci perché tutti possano conoscere le nostre idee, quelle vere, non quelle costruite ad uso e consumo dallo stesso centro-sinistra che appare nei nostri confronti tanto intollerante e menzognero. Sta a noi, tutti insieme, amministratori di base, ritrovare, contro-corrente, in questa egemonia toscana, il gusto del mandato-illimitato perché poi, alla fine, ho pena anche di tutti quei consiglieri di maggioranza, non facenti parte dell’esecutivo, che nei consigli, alzano sempre le mani e dei quali difficilmente si sente la voce nel corso di una legislatura.

I valori non si insegnano, non si gridano, si praticano, e chi li pratica, pena la sua dignità umana e politica, non può subire lezioni da chi, convinto di averli, non li pratica.

Gioietta Del Bianco Pietroniro
Capogruppo di “Progetto per Londa”

                                                        Capogruppo di Forza Italia in Comunità Montana Montagna Fiorentina

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2003

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