| SPECIALE ELEZIONI COMUNALI - 13 GIUGNO 1999
BORGO SAN LORENZO / BARBERINO DI MUGELLO /
SAN PIERO A SIEVE Una strana partita Quasi dappertutto è così: la riconferma della saldatura
tra sinistra e Ppi non lascia troppi spazi di suspance. Chi in tutti i modi vuol
intavolare qualche discussione nei bar potrà tener d'occhio le percentuali; ma visto che
si tratta di maggioranze blindate e consistenti, emorragie di voti tali da metterle in
scacco è un'ipotesi che appare francamente irrealistica. In queste pagine tentiamo di sintetizzare le situazioni, comune per comune, senza pretendere di dar voce a tutti, ma di cogliere le caratteristiche principali di ogni singola elezione comunale.
Borgo, il comune del ballottaggio Quattro anni fa Borgo San Lorenzo, per le elezioni comunali, finì sulle cronache nazionali, rarissimo comune dove andarono al ballottaggio il candidato sindaco pidiessino contro il candidato di Rifondazione Comunista. Questa volta l'atipico scenario potrebbe ripetersi, visto che le forze in campo, in apparenza sono pari pari quelle dell'altra volta: anche se a ben guardare le differenze non mancano. Vediamole, ad una ad una: Il problema di Rifondazione Comunista Pare questo l'elemento di maggior frizione tra Ulivo e Rifondazione: Cicali infatti sembra rammaricato della rottura: "Non è stata una rottura, come quattro anni fa, quando ci vollero escludere: stavolta ci siamo confrontati sui programmi, che per buona parte sono simili. Ma su alcuni elementi importanti, scuola e servizi pubblici, le differenze erano troppo grandi, e ne abbiamo preso atto". Il sindaco Margheri è più sferzante: "Su Rifondazione -mormora sorridendo- non c'è nulla da dire: sono mancate le condizioni per un accordo, è prevalsa una linea di carattere generale, di ritagliarsi uno spazio all'opposizione. E l'esperienza fatta in consiglio ha mostrato un'opposizione simile a quella del centro-destra, più di freno che di stimolo. Del resto Rifondazione ha flirtato non poco con l'opposizione di centro-destra". I problemi dell'Ulivo Quattro anni fa c'era tra l'altro l'elemento novità: il candidato sindaco nuovo, la nuova alleanza tra sinistra e parte dei popolari. Oggi questo non c'è, e la maggioranza non è riuscita di fatto ad allargarsi, trovandosi accerchiata, con forze diverse, dalla sinistra, al centro e alla destra che la contestano. Antonio Margheri però si dice tranquillo: "Sono particolarmente soddisfatto -nota-, perché rispetto a 4 anni fa le forze politiche del centro sinistra hanno continuato il cammino tanto da presentarsi in una lista unitaria dell'Ulivo. Faccio solo un auspicio: che il confronto elettorale sia sui programmi, sulle cose da fare, piuttosto che sulle polemiche. Faccio un esempio: piuttosto che discutere e contestare la scelta di star dentro al consorzio per le risorse idriche, ormai acquisita, si discuta su come ci si sta dentro, su quali strumenti di controllo darci, su come cambiare la macchina amministrativa interna. E' questo il confronto ineludibile: discutere se fare in proprio certi servizi non ha più senso". Margheri sta preparando anche la squadra degli assessori, ma con più cautela: è voce comune infatti che all'interno del suo partito vi siano forti contrasti (dovrebbero restar fuori dalla giunta sia Massimo Gennari che Maurizio Iandelli, mentre cerca un posto Maurizio Veri, che non dovrebbe essere riconfermato presidente del Consiglio Comunale; riconfermati invece, salvo colpi di scena, il vicesindaco Stefano Tagliaferri e l'assessore Patrizia Gherardi). In particolare in casa diesse si vorrebbe un maggior peso per i propri uomini. I problemi delle opposizioni
Chi al ballottaggio? Nuovo sindaco per San Piero A San Piero a Sieve si registra la novità principale. Non solo cambia il sindaco, ma si cambia sul piano politico. Tre liste concorrenti quattro anni fa, tre liste concorrenti oggi. Ma cambiano le alleanze. Rifondazione Comunista sbatte la porta -o viene messa alla porta (e candida Paolo Castelli)-, mentre entra invece in giunta il Partito Popolare, che la volta scorsa si era presentato da solo, e fa lista comune con diessini e socialisti sotto il simbolo "Centro sinistra per San Piero". Sul fronte del centro-destra invece si registrano minori novità: stesso candidato sindaco di quattro anni fa, Gianni Bonini, stesso simbolo e nome, "Fortezza e futuro", e pure conta nella rielezione in consiglio comunale l'attivissimo Pasquale Perrotta, passato con Forza Italia. "Finalmente i Popolari -dice Perrotta - hanno fatto una scelta chiara. Io lo dicevo da anni che il comportamento del PPI mirava all'accordo con il Pds: sostenevano di essere all'opposizione, ma poi nei fatti, salvo rari casi, erano omogenei alla maggioranza di sinistra. Ora gli elettori che li votarono, contando in un'opposizione seria, dovrebbero trarne le conseguenze: l'unica, credibile alternativa è rappresentata dalla nostra lista "Fortezza e Futuro"; quanto a me son pronto a rimboccarmi le maniche per continuare a fare in consiglio un'opposizione attenta e continua".
Più magnanima appare Alessia Ballini: "Ho un ottimo rapporto con Gianni Bonini, che è un amico, e per lui ho rispetto e stima. Del resto è bene che abbiano un programma, impostazioni, valori diversi dai nostri: la diversità fa bene alla politica". Il futuro sindaco rivendica la continuità con la giunta precedente: "E' stata un'esperienza parecchio positiva. Io vorrei portare un'attenzione particolare ai giovani e ai servizi sociali, e continuare nell'impegno a seguire i lavori legati all'Alta Velocità, che in questo momento stanno creando molte difficoltà. Penso anche alla necessità di dare nuove occasioni culturali e sociali al paese, affinché esso non divenga un paese dormitorio". Una parola infine sui rapporti politici: "La rottura con Rifondazione è stata sul programma; io, che sono di sinistra, ne sento dispiacere, anche se si deve prendere atto che vi sono due sinistre diverse. Quanto al PPI l'alleanza stava nelle cose: i rapporti sono stati coltivati in questi anni, vi è stata una preparazione a questa convergenza "storica", visto che per San Piero è la prima volta, un cammino fatto dentro il consiglio più che tra partiti, ed anche nella società, nei rapporti tra associazioni e persone". Barberino, una lista civica contro l'Ulivo
I socialisti invece hanno scelto di presentarsi da soli: approcci con la lista civica ci sono stati, ma sono falliti. Forse, nel paese dell'europarlamentare Riccardo Nencini, si è sentito il bisogno di essere presenti con il simbolo proprio anche alle comunali. E ai socialisti il candidato sindaco dell'Ulivo Gian Piero Luchi tende la mano: "Lavorerò per ricostruire un rapporto: in fondo nel nostro paese il centro-sinistra ha l'80% e questo divisioni non hanno più senso." La lista civica non lo preoccupa: "Il fatto che si presentino come lista civica e non come Polo, non cambia niente"; semmai Luchi vuole un comune più aperto, più vicino ai cittadini e confessa una preoccupazione: "Sarà difficile mantenere Barberino all'attenzione delle istituzioni superiori e anche del partito. Abbiamo raggiunto un livello molto alto, e non sarà facile mantenerlo: in questo non ho la statura politica e le capacità di Paolo Cocchi. Non mi preoccupa invece per niente il rapporto da instaurare con i cittadini. Con me sindaco non mancherà certo né la disponibilità né l'ascolto". Luchi annuncia già la sua squadra, confermando per tre quarti la giunta precedente: "Alberto Lotti sarà vicesindaco e assessore all'urbanistica e allo sviluppo economico, Cristina Baldini, seguirà il bilancio, i tributi e i servizi pubblici locali, Annalisa Mocali avrà le deleghe per i servizi sociali e la cultura, mentre Pier Antonio Nencini si occuperà di sport, politiche giovanili e partecipazione. Le competenze circa scuola, lavori pubblici e personale infine resteranno a me. Baldini e Mocali saranno assessori esterni". La ragione delle molte conferme Luchi la spiega così: "Barberino non può attendere iniziazioni. Dobbiamo iniziare a lavorare da subito, senza perdere un giorno. Le persone che ho indicato le ritengo capaci ed esperte: anche Nencini era capogruppo, e per un breve periodo ha già fatto l'assessore esterno". Giunta uguale, chiarisce Luchi, non significa però che tutto resterà uguale: "Qualcosa cambierà, perché non voglio dare niente per scontato, e certe scelte fatte in passato, penso alla chiusura della scuola di Galliano, penso alla mensa scolastica e agli orari degli uffici, dovranno essere ridiscusse". Firenzuola: nell'urna anche l'alta velocità? Contro il sindaco Renzo Mascherini (DS) più che lo schieramento avversario potrebbero giocare i disagi sofferti da Firenzuola per i lavori dell'alta velocità. Se si guardano i risultati del passato la rielezione di Mascherini a capo di "Coalizione Democratica" parrebbe scontata, tanto più che, caso raro, a sostegno di Mascherini è confluita anche Rifondazione": ma è lo stesso Mascherini a mettere in guardia: "Il risultato non è scontato: per l'alta velocità c'è stata spaccatura in paese e non sono mancati i traumi per i momenti molto difficili vissuti. Anche perché pur avendo ottenuto risultati importantissimi, questi ancora non si vedono, mentre si avvertono forti i disagi". Nell'urna ciò potrebbe provocare qualche sorpresa. Mascherini rivendica i suoi meriti: "Per i prossimi 5 anni abbiamo un volano di risorse pari a 55 miliardi: è una prospettiva di investimenti straordinari. E poiché sono stato protagonista di questo risultato ho accettato di ricandidarmi per garantire una continuità". Sul piano politico Mascherini sottolinea la presenza anche di Rifondazione e annuncia il suo vice: "Sarà Michele Geroni, del Partito Popolare". E vede una differenza rispetto a quattro anni fa: "Allora furono liste frutto della società civile; stavolta i partiti sono tornati in gioco". Alvaro Piancaldini, ex-direttore dell'agenzia della Banca di Credito Cooperativo di Piancaldoli, già consigliere per la stessa lista che ora capeggia, "Insieme per il nostro comune" non la butta in politica, e spera in un buon risultato. "Se è vero quel che sentiamo in giro c'è da attendersi parecchio. Perché nel nostro comune c'è un grande scontento verso la giunta Mascherini. Che avrà pure imbastito tanto, ma ha portato a fondo assai poco. E non hanno contatti con la gente: fecero un'assemblea 4 anni fa, l'hanno rifatta ora sotto elezioni. Mascherini -continua il candidato a sindaco del centro destra- vanta 55 miliardi: a parte che non è merito suo, perché le contropartite per l'alta velocità l'hanno date a tutti i comuni, non è il solo che ha il dono di saper gestire questi soldi. Anzi, il mio timore è che se ne faccia mangiare la metà, tra ingegneri, consulenze e burocrazia, visto che l'esperienza dice che per ciò che costerebbe uno ora si spende tre". L'insofferenza della gente si tramuterà in voti per la lista alternativa al centro sinistra? "Questo non lo so, perché tutti criticano, ma poi il voto alla fine glielo danno. Speriamo che questa volta non sia così". Alvaro Piancaldini è di Piancaldoli, la più distante frazione di Firenzuola: "Forse -riconosce lui stesso-, qualche abitante del capoluogo potrebbe non votarmi perché non sono di Firenzuola paese, perché vengo da Piancaldoli. Certo Mascherini viene da più lontano, visto che viene da Firenze. La battaglia di Vicchio 4 anni fa la vittoria del centro-sinistra fu la più schiacciante di tutta la zona: 80 a 20, con due sole liste in campo. Oggi i candidati sono diventati quattro, e all'interno della sinistra è lotta fino all'ultimo colpo, con toni alti e polemiche al calor bianco, tra Coalizione Democratica, basata sull'alleanza tra DS, Popolari e Socialisti, che ripropone Alessandro Bolognesi, la lista di Apertamente, che candida Giuliano Noferini, e quella di Rifondazione Comunista. Anche se c'è chi non crede troppo a questa battaglia campale. "Macché battaglia -dice Iacopo Magaldi, coordinatore di Forza Italia, e tra i candidati consiglieri per il Polo (che ha per candidato sindaco Umberto Del Torchio)-: scommettiamo che passate le elezioni torneranno tutti nei ranghi? Ci sono troppi legami e interessi comuni fra i tre gruppi. La verità è un'altra. Questa è una manovra contro di noi. Se la sinistra fosse stata insieme come l'altra volta al centro-destra sarebbero andati i 5 seggi destinati alle minoranze, e 5 consiglieri d'opposizione avrebbero fatto male a tutti, avremmo potuto portare una forte voce. Invece più frazionano, più riducono l'opposizione vera". Sinistra che tenta di far cappotto? Se è così, si è fin troppo immedesimata nella parte. Perché lo scontro è vivacissimo. In particolare tra Coalizione Democratica e Apertamente. Pds e Popolari a Vicchio non hanno potuto neppur fregiarsi del simbolo dell'Ulivo: "Nel centrosinistra -dice Adriano Gasparrini, dei Democratici, animatore di Apertamente- c'è una divisione vera. Noi non volevamo presentare una lista alle elezioni, ci bastava un candidato di rinnovamento. E invece ci volevano imporre il peggio dello stalinismo." Gasparrini non ha peli sulla lingua: parla di "cricca" formata da Bolognesi e popolari "casoliani": "Se pensavano che si trattasse di una questione personale con la Cimarossa si sbagliavano. Lei faceva parte di quella cricca, ma noi ci battiamo per questioni di fondo. Il paese si è spaccato a fette: si sono spaccati i Ds, si sono spaccati i socialisti. E l'alternativa è tra chi vuole il rinnovamento e chi non lo vuole, tra chi è per il dibattito e per chi è per una chiusura alla Ceausescu e vuole amministrare il potere senza render conto del suo operato". Gasparrini difende Vicchio: "Non dite per favore che siamo il paese più litigioso del Mugello. Qui non si letica perché abbiamo il sangue caliente o perché ci piace la cavalleria rusticana. Evidentemente a Vicchio c'è maggior senso democratico: c'è stata cioè una reazione alla strafottenza, allo strapotere di pochi, reazione che altrove non c'è. Negli altri comuni si mugugna, ma poi tutto rientra nell'alveo. Sono forse più democratici a Borgo e a Barberino, rispetto a Vicchio? Macché". Il sindaco Bolognesi, che tenta di fare il tris (è sindaco dal 1990), evita la rissa: "La nostra azione -dice è improntata su una logica costruttiva, non facciamo polemica spicciola. Preferiamo pensare alle cose da fare per la Vicchio del prossimo decennio. Altri sollevano questioni di scarsa rilevanza politica, a cui non riesco a dare una spiegazione". Indirettamente Bolognesi conferma le voci di dissidi interni alla maggioranza (si parla di veti contro la presenza in giunta dell'assessore popolare Barbin): "C'è una discussione ancora aperta, anche se ho intenzione di annunciare i nomi degli assessori prima del 13 giugno. Occorre trovare il giusto equilibrio tra rappresentatività e funzionalità della giunta". Ma si dichiara tranquillo: "Non per la convinzione di vincere comunque, ma per il fatto che in questi anni abbiamo sempre lavorato nell'interesse del paese". Magaldi però puntualizza: "E' probabile che Bolognesi vinca nuovamente: col sistema elettorale basterà per lui avere un voto in più degli altri. Ma quattro anni fa aveva il consenso dell'80% dei cittadini, ora si troverà a gestire il potere con la maggioranza dei cittadini contro." Partita più aperta in Alto Mugello? Novità e continuità, sia a Marradi che a Palazzuolo. A Marradi si ricandida a sindaco il ppi Giuseppe Matulli per la coalizione "Impegno per Marradi", che deve però mettere nel conto la rottura con Rifondazione Comunista, partito che presenta un proprio candidato, Claudia Gamannossi, mentre 4 anni fa l'area di centro-sinistra fu compatta; a Palazzuolo invece lascia Roberto Campomori e il suo posto è preso da Andrea Casini, d'area popolare, presidente dell'Agricoop, candidato per il "Centro sinistra per Palazzuolo", fronteggiato dalla lista del Polo, guidata da Paola Cavini, di Forza Italia, attiva ex-presidente della Pro-Loco. L'imprevista presenza di Rifondazione a Marradi potrebbe creare qualche problema in più, anche se sulla carta (avendo ottenuto Matulli il 65% dei voti) il centro-sinistra dovrebbe farcela lo stesso. Ma il candidato sindaco di Forza Italia, AN, CCD e Federazione di Centro, Silva Gurioli Ridolfi, conta molto sull'insoddisfazione dei marradesi, che quattro anni fa votarono Matulli anche per la sua esperienza e per le entrature di ex-parlamentare: "Invece -nota Gurioli- Matulli non ha tolto un ragno dal buco, e ha saputo soltanto liquidare servizi e iniziative marradesi". |
| © il filo, maggio 1999 |


Ilda De Angelis Braschi è
dispiaciuta dalle accuse: "Purtroppo -dice- si stanno parlando lingue diverse. La
nostra proposta era chiara. A Borgo c'è uno stagno da troppo fermo che sta diventando
palude. Mi riferisco al blocco di potere che amministra da tempo il nostro paese. C'è
bisogno di un cambiamento vero, di una svolta nei metodi e nelle scelte. Ma se nell'ambito
dell'opposizione ognuno avesse alzato i propri stendardi, ben difficilmente sarebbe stato
possibile aggregare. Per vincere non bastano le forze tradizionali dell'opposizione,
occorre far entrare in gioco anche coloro che sono delusi dalla politica, gli scontenti
della sinistra, quelli che non vanno più a votare: una lista libera, capace di
raccogliere le più varie identità politiche, unita introno a un programma per il nostro
paese e da un comune giudizio sull'insufficienza dell'attuale giunta potrebbe essere
vincente. Purtroppo il Polo a Borgo non ha saputo uscire dal recinto. Ma per favore, non
continuino con polemiche inutili e ricostruzioni falsate: pretendere che una lista civica
sventolasse le insegne dei partiti del Polo era una contraddizioni in termini."
Stefano Bologna, candidato
del Polo, prende le distanze dai toni polemici di Forza Italia, e usa parole assai più
tranquille: "Occorre rimettere a fuoco -dice- non la ricerca del potere ma i valori,
quei valori che il pensiero sociale cristiano ha elaborato e che sono un patrimonio di cui
hanno diritto di usufruire anche gli altri. Valori che non sono necessariamente legati a
uno schieramento politico o a un altro, ma stanno "prima" di questi. Sono i
valori che la chiesa stessa non fa che ricordare, soprattutto attraverso le encicliche
sociali dei papi. Per porre in primissimo piano questi valori, penso che non sia
necessario creare un nuovo partito, una nuova lista -anche se rispetto la scelta- , ma che
si debba cominciare con l'operare all'interno dei diversi schieramenti perché tali valori
vengano riconosciuti come fondanti per la società".
Sul fronte della maggioranza i giochi sembrano
fatti, non senza qualche turbolenza nell'alleanza. Deciso il nuovo sindaco, con Alessia
Ballini, già assessore, che prenderà il posto di Mauro Dugheri, vicesindaco dovrebbe
essere il popolare Giacomo Ossadi. Germano Gasperini, segretario ppi è soddisfatto:
"Quello di costruire una coalizione di centro sinistra era un obiettivo che da tempo
perseguivamo. Abbiamo stilato e concordato un programma, abbiamo insieme individuato come
candidato Alessia Ballini, la nostra rappresentanza in lista è molto qualificata,
l'obiettivo politico è stato raggiunto". Gasperini glissa sui contrasti: "Le
discussioni non sono mancate, ma il programma ci ha tenuti insieme", ed è duro sui
concorrenti: "Di Rifondazione conosco il programma, che ha differenze sostanziali e
una marcata ideologizzazione che me lo fa sentire lontano. Sul centro destra niente di
nuovo, e non mi pare abbiano grandi possibilità: Bonini non mi sembra un uomo
rappresentativo di San Piero, la lista è debole, quasi di testimonianza".
Quattro liste, quattro
candidati-sindaco e una novità politica di rilievo. A Barberino il Polo non si presenta
con le proprie insegne. Sulla scheda elettorale infatti i barberinesi troveranno il
simbolo dell'Ulivo, che candida il diessino Gian Piero Luchi a succedere al diessino Paolo
Cocchi, il simbolo dei Socialisti Democratici Italiani, con il candidato sindaco Claudio
Braccesi, quello di Rifondazione Comunista, che candida il consigliere uscente Yuri
Beverini, e il simbolo, nuovo, della Lista Civica per Barberino, con il suo candidato
sindaco Annamaria Gianassi Agasisti. Niente AN, CCD e nemmeno Forza Barberino. "La
nostra lista -spiega Annamaria Gianassi- ha avuto inizialmente impulso da una parte del
Polo. Poi i partiti si sono tirati fuori e chi è nella lista civica lo è perché
condivide obiettivi e contenuti del programma che abbiamo fatto insieme. E al di là delle
idee e dei riferimenti politici che ognuno può avere lavoreremo per questi
obiettivi." Perché la lista civica: "Ci siamo messi in gioco constatando la
crescente disaffezione, la sfiducia, lo scontento, di tanti cittadini. Un gruppo di
persone si è ritrovato, ha analizzato la situazione e ha sviluppato certe idee. Come
cittadini di Barberino crediamo che sia importante esserci, per raccogliere in modo
costruttivo la sfiducia e lo scontento che si manifestano in paese, per capire bene le
motivazioni delle scelte fatte dall'amministrazione, per collaborare e dare un contributo,
e naturalmente per dissentire quando non si è d'accordo. Non siamo contro qualcuno o
qualcosa, siamo per."