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POLITICA

"E tu cosa ne pensi? Scrivi il tuo contributo a questo argomento, lo pubblicheremo su queste pagine"

 

LA PAROLA AI SUPER-CANDIDATI

DI PIETRO NON RISPONDE

 

Non sono le solite domande: non perché non ci interessi sapere cosa pensino i candidati dei problemi del Mugello e dei loro programmi. Ma sappiamo anche quanto velo facciano gli appunti preparati dai supporter, le risposte preconfezionate e poco impegnative. Noi invece -e in verità abbiamo fatto lo stesso anche in passato- abbiamo voluto domandare il pensiero dei candidati-senatore su temi che ci stanno a cuore, temi tra l'altro che non sono certo fuori dal lavoro legislativo che un parlamentare è chiamato a fare.
Al momento in cui queste pagine vengono chiuse solo tre candidati, Antonio Di Pietro per l'Ulivo, Giuliano Ferrara per il Polo delle Libertà e Alessandro Curzi per Unità delle sinistre sono state sicuramente ammesse, mentre restava ancora in forse la presenza del candidato della Lega Nord. Ed è perfino divenuto incerto lo stesso svolgimento delle elezioni in Mugello il prossimo 9 novembre, visto il profilarsi della crisi di governo e dello scontro in atto all'interno della maggioranza di sinistra-centro.
Così a quelli che sono comunque i tre principali candidati abbiamo rivolto le stesse domande.

Stavolta volta gli elettori che fanno riferimento all'ispirazione cristiana, paiono non avere particolari punti di riferimento. Può dirci le ragioni per le quali un cattolico dovrebbe votare per Lei?

CURZI: Credo nei valori della libertà, della solidarietà, della democrazia, nel diritto di ognuno di professare la propria fede, nel rispetto degli uomini e nella loro eguaglianza senza discriminazione di censo, di pelle, di razza, di fede. Credo anzitutto che dovere di ogni cittadino sia l'applicazione e il rispetto pieno della legge, e la solidarietà concreta verso i meno abbienti e i meno dotati. Sono contro la pena di morte e contro il ricorso alla violenza e alla guerra. La pace è la prima condizione per il dispiegarsi della vita e della giustizia.

FERRARA: I cattolici italiani fanno scelte laiche, cioè non confessionali, da molti anni; fin dai tempi di De Gasperi sono stati abituati ad avere un rapporto libero con la politica; contemporaneamente hanno una preoccupazione di valori, credo vogliano cioè un candidato con valori morali, civili, culturali ed anche spirituali per loro accettabili. Per quanto mi riguarda, pur non essendo un cattolico praticante -sono soltanto un italiano battezzato, figlio di una famiglia comunista-, non so cosa sia l'anticlericalismo, cosa sia l'integralismo di segno laicista.

 

In particolare: qual è la sua posizione -sinteticamente- sui temi
- dell'aborto
- della bioetica,
- dell'eutanasia
- della famiglia
- della droga?

CURZI: ABORTO: sostengo l'impostazione dell'attuale normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza. La maternità ha un altissimo valore e non può che essere una scelta libera e consapevole. E' necessario però dare piena applicazione alla parte che riguarda l'istituzione dei consultori familiari e l'aiuto alle giovani madri che intendono portare avanti la gravidanza in situazioni (economiche o sociali) difficili.

BIOETICA: rifiuto ogni ipotesi di intervento o manipolazione, anche a fini scientifici.

EUTANASIA: ogni tentativo per salvare una vita è lecito, ma l'accanimento terapeutico messo in atto contro la stessa volontà della persona è offensivo del libero arbitrio.

FAMIGLIA: penso che la famiglia costituisca un valore, in modo particolare in una società come l'attuale, tutta protesa all'affermazione individuale. Occorre dare maggior sostegno alle famiglie, non solo quelle numerose ma anche quelle monoparentali.

DROGA: la droga è un flagello che va combattuto tagliando le radici del nichilismo e della disperazione giovanili. Sono contro la liberalizzazione delle droghe pesanti e favorevole a tentativi di liberalizzazione delle droghe leggere.

 

FERRARA: ABORTO: Sono radicalmente contrario all'aborto, che considero una violazione dei diritti della persona, anche se ritengo impossibile cancellare una legislazione che cerca di sanare la piaga dell'aborto clandestino: una società complessa come sono le società moderne credo non possa esimersi di offrire alla donna, nei casi previsti dalla legge, una possibilità di abortire senza pene o sanzioni penali.

BIOETICA: è una materia sterminata, ed è difficile sintetizzare. La mia bussola è comunque il rispetto dell'integrità della vita, concependo l'integrità della vita creaturale, cioè della vita come qualcosa che ci è dato e che non siamo noi a costruire, qualcosa nel quale l'uomo può mettere la sua cultura e il suo intervento, ma non ilsuo potere. Un grande scienziato può analizzare, interpretare la vita anche attraverso la genetica, ma nessuno potrà e dovrà mai operare con la pretesa di avere un potere di creazione.

FAMIGLIA: Che devo dire? Sono un uomo naturalmente monogamico, lo sono sempre stato nelle mie scelte d'amore, ho formato una famiglia dieci anni fa, la amo e la rispetto, la venero persino; e ho una moglie cattolica che la pensa come me. Dopodiché dico anche di essere per la libertà di divorziare.

DROGA: E' il sintomo più drammatico del malessere di questa fine di secolo. Sui rimedi sono pluralista: rispetto molto il paternalismo autoritario di comunità alla Muccioli, e contemporaneamente sento che quando sono bene organizzate e motivate anche le comunità solidaristiche sono sicuramente utili. Insomma, sono per un approccio pragmatico. Sull'ipotesi di legalizzare le droghe leggere sono nettamente contrario.

La libertà d'educazione, il diritto della famiglia di scegliere il tipo di educazione per i propri figli se accolto in teoria, trova poi in pratica molti ostacoli e resistenze. Quale il suo impegno?

CURZI: La libertà dei genitori di scegliere l'indirizzo educativo dei figli è fuori discussione, come la libertà d'iniziativa dei privati (laici e religiosi) in campo scolastico. Penso però che uno stato democratico non possa assolutamente abdicare all'obbligo di assicurare a tutti i suoi giovani un'educazione pluralistica, intesa al rispetto, oltre che alla conoscenza, di ogni posizione scientifica e religiosa.

FERRARA: (risposta non registrata, per cause tecniche)

 

Cos'è per lei la democrazia?

CURZI: La democrazia è un'arte difficilissima da esercitare, perché quasi mai si accetta spontaneamente che i diritti degli altri debbano limitare i nostri. Va comunque perseguita e sostenuta come la sola forma di convivenza sociale che possa definirsi "civile".

FERRARA: Per me la democrazia è certezza dei diritti della persona, combinata con la possibilità di scegliere chi ci governa: la possibilità di scegliere chi ci governa senza i diritti è niente; viceversa non puoi avere diritti senza autogoverno.

 

C'è un'accusa che spesso finisce per accomunare i tre candidati: quello dell'incoerenza. Ferrara che dal Pci approda al Psi e infine al centro-destra, Di Pietro che dichiara di avere il cuore che batte a destra e che chiede a D'Alema di candidarlo, Curzi, militante pidiessino, che si mette contro il suo partito. Come replica?

CURZI: Cambiare opinione, quando si constata di non essere nel giusto è, più che lecito, doveroso. Questo non va confuso però con il voltar gabbana né con l'entrare in contraddizione con se stessi. La coerenza disegna il profilo dell'uomo. Per me, la candidatura nel collegio del Mugello è un atto di assoluta coerenza col mio essere di sinistra, per la democrazia contro ogni tentazione plebiscitaria. Se penso che il mio partito sbagli, credo sia mio dovere oppormi all'errore.

FERRARA: L'accusa di prammatica che mi viene solitamente fatta è quella di essere un rivoltagiubba, uno che ha cambiato casacca e questo, mi si fa capire talvolta, per opportunismo. La mia replica è semplice: non è vero. Ero comunista, sono nato in una famiglia comunista, a trent'anni ho capito che era sbagliato, e l'ho capito dieci anni prima di D'Alema e degli altri: non credo che sia un reato averlo capito dieci anni prima! Per un ex-comunista che voleva continuare a far politica nell'ambito di una sinistra sociale e socialista non c'era altri che Craxi negli anni '80. Quando Craxi è finito, e come tutti sanno non è finito in un modo normale -altrimenti io sarei ancora un socialista italiano con il suo passato di comunista-, ma è finito nel contesto di una grande rivoluzione giudiziaria, lì bisognava prendere posizione. C'è chi ha detto, "ben gli sta, son tutti dei ladroni, evviva il pool di Milano" e c'è chi ha fatto un altro discorso; e l'ha fatto, ve lo assicuro, non per opportunismo, perché mi è costato molto e mi costa tuttora: non è che si viva nella bambagia a parlar male di Borrelli e di Di Pietro. Però -mi dicono- sei passato a Berlusconi...
Tutto quello che è accaduto obbiettivamente non poteva che collocarmi in quel campo lì. Sono stati distrutti i partiti del centro-sinistra e mi sono ritrovato con una destra liberale, però sempre in modo autonomo, facendo le mie scelte, criticando Berlusconi ognivolta che mi sembrava giusto farlo. Non ho mai rinunciato alla mia libertà. Cioè ho cambiato idea, ma ho sempre avuto lo stesso carattere, e ho sempre polemizzato contro i difetti del mio Paese, l'ipocrisia, una certa fragilità, una certa codardia. Giuliano Ferrara è Giuliano Ferrara, non è un rivoltagiubbe.

 

Qual è il rischio maggiore che vede oggi nella politica italiana oggi?

CURZI: Che gli italiani perdano la loro fiducia nell'agire democratico. Che a causa delle difficoltà reali, della lentezza del Parlamento, della voluta confusione fra destra e sinistra si pensi che un Uomo forte possa prendere in mano le nostre sorti e decidere per tutti noi. Il pericolo è arrendersi di fronte all'egoismo dei forti, alla prepotenza dei criminali, al sentimento che le cose vanno come vanno. Rinunciare a battersi per la solidarietà contro l'egoismo, per la legalità contro il malaffare, per una società più giusta e migliore è fare come Pilato. Il rischio in questa fase politica è la non chiarezza degli obiettivi e degli alleati.

FERRARA: Il maggior rischio, davvero, oggi è quello di sfasciare il Paese, di renderlo ridicolo agli occhi dell'Europa e del mondo.
Il nostro Paese ha dimostrato grande vitalità: pur avendo duemilioni e trecento mila miliardi di debito riesce ad essere considerato una delle locomotive del processo di unificazione europea. L'Euro non riguarda solo le banche centrali, ma riguarda anche i risparmiatori, l'economia, l'occupazione, il sistema fiscale, e rappresenta veramente una svolta storica, perché riguarda l'armonizzazione di tutti gli aspetti della vita sociale. Insomma il pericolo che vedo è di mancare quell'appuntamento.

 

 

Peccato!

A questo servizio manca una parte, una parte importante: avevamo rivolto le nostre domande ai tre principali candidati, ma le risposte pervenute sono soltanto di due di loro. Mancano all'appello, e ce ne rammarichiamo, quelle di Antonio Di Pietro, il quale, attraverso il suo ufficio stampa, ci ha laconicamente comunicato di non essere in grado di rispondere per la ristrettezza dei tempi e soprattutto per precedenti impegni.

Ce ne dispiace perché eravamo sinceramente interessati a conoscere anche il pensiero dell'ex-magistrato, a proposito di temi che, ripetiamo, ci stanno particolarmente a cuore.

Non ci sembravano domande particolarmente difficili, e neppure ci pareva troppo lungo e faticoso il rispondere, visto poi che Ferrara e Curzi ci hanno fatto pervenire quanto richiesto, senza particolari problemi.

E più in generale, molto sinceramente, l'atteggiamento che Di Pietro sta dimostrando in questa campagna elettorale dispiace molto e piace poco: del resto rispondere è prima di tutto questione di buona educazione.

Non basta stringere mani e fare rapide apparizioni, per conquistare stima e consenso. Gli elettori, per fare una scelta consapevole, hanno bisogno di conoscere proposte, pensieri, atteggiamenti di ciascun candidato. Non solo, vorrebbero, come usa dappertutto, vedere i candidati confrontarsi faccia a faccia, in dibattiti aperti, approfonditi e senza diaframmi.
Rifiutarsi ostinatamente ai confronti tra candidati, a due o a tre, come finora Di Pietro ha fatto, davvero non gli rende onore.
E nemmeno rifiutarsi di rispondere alle domande presentate da un pur piccolo mensile mugellano.

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