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La scomparsa del Prof. Cesare Pozzesi
CIAO, AMICO PROFESSORE

La classe III A del Liceo di Borgo San Lorenzo. Da sinistra in alto: Biancamaria Meucci, Paola  Ficini, Luca Luminati, Stefano Tagliaferri, Paolo Pacetti, Massimo Boni, Paolo Pili; seconda fila: prof. Pozzesi, Cristina Ficini, Luigi Paoli, Pierpaolo Santini, Massimo Parigi, Patrizio Belli, Andrea Lapi, Bruno Becchi; seduti:  Laura Recati, Nicoletta Lombardi, Cinzia Pifferi, Marco Pinelli, Paolo Guidotti, Alberto AgostiniOrmai da tanti anni era in pensione. Ma il prof. Cesare Pozzesi non aveva mai interrotto il suo legame con il Mugello, dove aveva per anni insegnato, al Liceo scientifico borghigiano. E sono tanti gli studenti mugellani di un tempo che ancora lo ricordano, per le sue lezioni intense, di italiano come di latino e di storia, per quell'amore grande per Dante e per i grandi della letteratura, e soprattutto per quella passione che metteva in ogni minuto di lezione, quella passione che ti consentiva di andare oltre a compiti e interrogazioni andati male e alle mitiche vociate del prof., riconciliandoti con la scuola e la cultura. Il prof. Pozzesi, scomparso pochi giorni fa, l'11 ottobre 2000, non insegnava per mestiere, ma per passione e per missione. E per questo in tanti gli siamo grati e lo ricordiamo con affetto e commozione.


Grazie, professore  

In occasione delle esequie nella chiesa di Santa Maria a Fibbiana il 13 ottobre scorso uno dei sui allievi, Bruno Becchi, è stato invitato a ricordare la figura del professore. Ne pubblichiamo il testo, sia perché sono tanti, in Mugello, coloro che ancora ricordano con affetto, il prof. Pozzesi, sia perché le parole di Becchi tratteggiano molto bene quella che è l'immagine di un docente che dà valore al suo insegnamento con un impegno e una passione che vanno ben oltre la mera prestazione professionale. 

professore,

forse è con un po’ troppa leggerezza che ho accettato l’invito di sua sorella Elia di dire in questa triste occasione cosa lei abbia rappresentato per noi, suoi ex-allievi. Con l’animo pieno di dolore riesco ad esprimere solo in parte, e molto più modestamente, quello che lei ha rappresentato per me.

E’ stato un punto di riferimento durante gli ultimi venticinque anni della mia vita. L’ho conosciuta che ero un ragazzo di quindici anni e adesso, che sono qui ancora una volta a parlarle, sono un uomo di quaranta. In tutto questo periodo ho imparato da lei molte cose. In primo luogo ad amare ed apprezzare la cultura ed in particolare la cultura umanistica. E’ stato principalmente merito suo se ciò è potuto accadere. Ricordo ancor oggi che fin dall’inizio – eravamo a metà degli anni Settanta – sono rimasto affascinato dal suo vasto sapere e dalla sua singolare capacità di riuscire a farne parte gli altri con semplicità e, al tempo stesso, con rigore. Mi ha colpito fin da allora quell’entusiasmo appassionato e coinvolgente che metteva nel parlare e che è sempre stato una sua peculiarità. Tali caratteristiche del suo modo di essere uomo prima ancora che insegnante non sono risultate ininfluenti nella formazione di molti suoi allievi. Sicuramente non lo sono state per me, che devo principalmente a lei la mia scelta di proseguire gli studi a livello universitario nel settore umanistico.

            Se la presenza di una vasta cultura e di una forte passione per lo studio e l’insegnamento sono apparse ai suoi allievi le caratteristiche più evidenti della sua personalità, non sono state certamente le sole. Chi ha avuto modo di frequentarla con una certa continuità non ha potuto non apprezzare le sue non comuni doti umane: la generosità, la disponibilità, la capacità di ascoltare e quella di consigliare, la fede in Dio e in una Chiesa austera di stile francescano, la sua fiducia assoluta nella libertà. E, a quest’ultimo riguardo, mi sento di dire come il suo interesse per Benedetto Croce non significasse solo l’accettazione di un metodo di fare critica letteraria o un modo di concepire la storia; era qualcosa di più: era la condivisione di un’impostazione liberale dei rapporti umani, sociali, culturali e - perché no! – politici; era, a mio parere, l’approvazione della scelta di innalzare la libertà a canone di vita.

            Accennavo poco sopra alla disponibilità, quale altra caratteristica della sua personalità. Non posso dimenticare, infatti, come noi suoi allievi, di fronte alle difficoltà che potevamo incontrare nel corso dei nostri studi universitari, avessimo sempre la possibilità di bussare alla porta di via Spallanzani a Firenze prima e di via Mascagni a Sesto dopo, nella assoluta certezza che ci sarebbe stato aperto. Così abbiamo potuto avere aiuti determinanti nella preparazione dell’esame di Letteratura latina ogniqualvolta ci bloccavamo sulle pagine del filosofo Seneca o su quelle del poeta Properzio. E ancora, per quanto mi riguarda, ricordo di aver potuto usufruire della sua rilettura attenta e competente della mia tesi di laurea che mi ha permesso di affrontare la prova finale dei miei studi con una buona dose di sicurezza e tranquillità. E tutto, come era nel suo costume, in modo assolutamente gratuito. Solo qualche volta abbiamo cercato di sdebitarci, regalandole ciò che sapevamo essere la cosa a lei più gradita: un libro.

            Una cultura ed una generosità che si sposavano con un’altra qualità difficilmente unita alle prime due in un’unica persona, ma di cui lei era provvisto in grande quantità: la modestia. Infatti è proprio con semplicità e modestia, quasi in punta di piedi, che ricordo di averla vista comparire nell’Aula Magna del Dipartimento di Storia di Firenze in occasione del mio esame di laurea, destando in me una gioia ancor oggi indescrivibile e commovente.

            E come dimenticare la sua bonaria arrabbiatura quando scoprì nella presentazione della mia prima pubblicazione i ringraziamenti al prof. Cesare Pozzesi, del resto assolutamente doverosi dati i preziosi suggerimenti che avevo tratto dalle ampie e approfondite discussioni avvenute sul dattiloscritto.

            E’ insomma grazie a questo suo modo di essere che io e, con me, molti altri le abbiamo voluto davvero molto bene ed abbiamo avvertito tutto il bene che lei ha voluto a noi. Ed è a nome di tutti costoro, caro professore, che voglio simbolicamente abbracciarla e dirle che da oggi ci sentiamo tutti più poveri, più soli e con un vuoto immenso dentro. Più poveri e più soli, ma non abbandonati, in quanto rimane per chiunque l’abbia conosciuta la testimonianza illuminante di una vita vissuta in modo esemplare, sotto tutti quei punti di vista che sono riuscito a ricordare in modo tanto imperfetto e riduttivo. Così ciascuno di noi potrà considerarsi davvero fortunato per averla incontrata e dirle con profonda riconoscenza: Caro professore le siamo tanto grati di essere esistito.                            

                                                                                                                                          Bruno Becchi

il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2000
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