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RICORDI STORICI, DA OLMI

Un prato ricorda...

La chiesa di Santa Maria ad Olmi (Borgo San Lorenzo)Vi prego di non meravigliarvi e di non protestare “Roba da matti, adesso anche i prati si mettono a scrivere le loro memorie”, perché io ho tanta voglia di raccontare il mio passato. I ricordi sono il miele dei vecchi ed io sono vecchissimo: tanta erba è spuntata su di me, una primavera dopo l’altra, tanti piedi mi hanno calpestato nel corso dei secoli.

Sono infatti il prato di una chiesa, Santa Maria a Olmi, una chiesa che ha cominciato a vivere al tempo di Carlo Magno e insieme con lei – ne sono certo – ho preso vita anch’io. Ma la prima volta che vengo ricordato è l’anno 1718.

L’arcivescovo Della Gherardesca ha mandato ad Olmi, per una missione di otto giorni, quattro “signori Canonici”, splendidi nei loro abiti da cerimonia. A quel tempo la missione, per la gente di campagna, è un avvenimento eccezionale, il principale argomento delle serate intorno al fuoco: le Compagnie si preparano a venire in processione, la gente corre ad ascoltare la predica e poi si confessa in massa, sulla scia dei “fervorosi discorsi”.

Bene, provate ad indovinare dove fu data, l’ultimo giorno della missione, la solenne benedizione papale? Proprio su di me, sul prato, perché le persone erano più di ottomila e la chiesa non bastava a contenerle. Una bella soddisfazione!

Nel 1789 viene in visita pastorale l’Arcivescovo Martini: nuova occasione di festa grande. Le campane suonano a distesa, la notte i contadini accendono fuochi di gioia nei campi ed io…vengo ricoperto di fiori perché su di me, come su di un ricco tappeto, passa l’Arcivescovo con tutto il suo seguito: un Canonico, il Segretario, il Cancelliere e quattro servitori.

Ancora, nel 1803, il 24 Luglio, ho un’esperienza esaltante: sono di nuovo invaso da una moltitudine di gente, diecimila persone accorse per festeggiare le sacre spoglie del Beato Giovanni da Vespignano che torna dopo secoli nel suo Mugello e prima di arrivare a S. Giovanni Maggiore fa sosta ad Olmi.

Sulla facciata della chiesa, imbiancata e parata con drappi di seta c’è appeso un gran ritratto del Beato fiancheggiato da due cartelloni verdi e gialli: uno scritto in latino e uno in italiano. Fanno un figurone. Io vengo calpestato da nobili, preti, contadini e paesani, eppure non posso fare a meno di godere nell’ascoltare tanti dotti discorsi e preziosi sonetti ed epigrammi declamati da eleganti abati e famosi Dottori in Teologia in onore del Beato Giovanni.

Lui se ne sta lì, un po’ frastornato, issato sull’altar maggiore e circondato da sete damascate di vari colori e da una marea di ceri. Una festa che tutti dicono indimenticabile.

Ci sono altri due momenti nella mia vita che ricordo in modo particolare.

Il primo risale al 1792, quando il priore, venuto a sapere dai vecchi popolani che anticamente su di me, prato, c’era un vivaio da cui si pescavano pesci in abbondanza, decide di rifarlo. Così mi ritrovo ad accogliere nel mio seno una vasca in cui si agitano lasche, tinche ed anguille ed un lavatoio con la sua bella pietra su cui vengono a strofinare i panni le donne del vicinato. Sono contento perché non sono più soltanto calpestato, ma sono utile a qualcuno…

Ma il massimo del sacrificio mi viene richiesto nel 1817. Succede infatti che, mentre me ne sto tranquillo a sonnecchiare, arriva inaspettato il contadino mandato dal priore e comincia a vangarmi. E sapete cosa mi pianta in corpo? Patate. Proprio così, c’è da sentirsi declassati. La bella idea è venuta al nostro amato sovrano Ferdinando III: ha mandato una circolare in cui invita i suoi sudditi a piantare patate e ne ha spedite alle Comunità diverse centinaia di libbre perché siano distribuite tra i possidenti più poveri. Così anche il mio priore le ha ricevute ed ha pensato bene di utilizzarmi per questo nuovo tipo di raccolto. Pazienza, mi rassegno, in fondo anche stavolta sono utile: il raccolto è stato straordinario ed ha sfamato il priore, i contadini, i poveri ed il bestiame…

Tanti eventi potrei ancora ricordare, tutti legati alla mia chiesa: battesimi, comunioni, matrimoni, funerali… Frotte di ragazzi mi hanno attraversato per andare a dottrina e anche a scuola: sono stato il prato delle merende e l’ideale per fare due tiri al pallone. Quanti gruppetti di anziani si sono attardati su di me a chiacchierare la Domenica mattina dopo la Messa …poi sono arrivate le automobili a violentarmi e nulla è stato più come prima.

Ma non voglio cominciare a lamentarmi, non serve a nulla: voglio solo che comprendiate che la mia vita è stata bella e piena di soddisfazioni, il che non è poco per un semplice prato di una chiesa di campagna.

Nicoletta Martiri Lapi

il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno-luglio 2001
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