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Società - Temi sociali

SPERANZE DEI GIOVANI,

INTERVIENE IL PRESIDE DEL LICEO DI BORGO

L'illusione della vita "normale"

Abbiamo chiesto al preside del Liceo Scientifico "Giotto Ulivi" di Borgo San Lorenzo una riflessione sui pensieri dei giovani mugellani, pubblicati nei numeri scorsi. Ai giovani studenti era stato richiesto, da alcune insegnanti di religione, di scrivere per "raccontare la loro speranza". Il Preside, prof. Calogero Bellavia, con grande disponibilità, ha accettato il nostro invito, e questo è il suo intervento.

 "La mia speranza è quella di... non perderla mai".  

"Io spero tante cose, ma non se ne avvera neanche una".

 "La realtà è che spero di vivere una vita normale, senza troppa felicità, ma anche senza troppa tristezza".

Una vita normale. Né troppa felicità né troppa tristezza. La gran parte dei pensieri di ragazzi e ragazze sulla speranza non si discostano da certi luoghi comuni. A parte il particolare privilegio di chi attraverso una fede autenticamente vissuta può dar corpo alla speranza, gli altri non si fanno Illusioni: disperano di potere affrontare i grandi problemi dell'umanità - il dolore la violenza la miseria morale e materiale la guerra - e si rifugiano loro malgrado nelle piccole speranze: un marito/una moglie, due bambini e un cane, un lavoro tranquillo, le vacanze al mare.

In qualche decennio loro padri e loro madri abbiamo sperperato un patrimonio che non ha prezzo, la capacità di sentire che la nostra piccola esistenza quotidiana è intimamente legata ai grandi problemi dell'umanità. Per dirla con un'immagine usata dai matematici, il battito d'ala di una farfalla nel mar della Cina può provocare un uragano in California. Siamo stati favoriti, negli anni sessanta, da grandi figure carismatiche come Giovanni XXIII, che per primo indirizzò le sue encicliche a tutti gli uomini di buona volontà, invitando a distinguere l'errore dall'errante. 0 come Kennedy e Kruscev, presidenti degli Stati Uniti d'America e dell'allora Unione Sovietica, che iniziarono un percorso di pace che si sarebbe rivelato molto proficuo. E anche da un personaggio come don Lorenzo Milani, che dall'esilio forzato in una minuscola parrocchia di questo Mugello è riuscito a segnare un decennio - e oltre - di riflessioni sulla cultura e la scuola.

La felicità e la tristezza non sono quantificabili. Sono o non sono. E' un'astrazione immaginare una felicità moderata o limitata a una persona o a un gruppo familiare o sociale. Così come una vita priva di significato e di senso produce nevrosi e follia. E incapacità di affrontare anche le più piccole difficoltà dell'esistenza.

I nostri giovani sono fragili. Il benessere economico di per sé non produce sicurezza. Anzi se si traduce in offerta di soluzione materiale alle difficoltà del vivere , crea dei vuoti sul versante dell'interiorità. Se si medicalizza il mal di testa curandolo con l'aspirina senza ricercarne la causa, viene naturale curare la malinconia con l'alcol o la droga.

Il comportamento degli adulti - insegnanti e genitori in primo luogo - è determinante. Di fronte a loro non possiamo non avere un atteggiamento positivo. Non sono in grado di reggere la nostra disperazione e neppure la nostra mediocrità. Dobbiamo avere Il coraggio dell'utopia, sapendo che i grandi cambiamenti riguarderanno loro e non noi. E appunto per questo non possiamo tirarci indietro. E' un debito che abbiamo verso le nuove generazioni. L'obiettivo è di rovesciare i luoghi comuni e restituire fiducia e speranza ai nostri giovani.

Calogero Bellavia

© il filo, febbraio 1998

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