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La copertina di questo mese
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Chiesa

NUOVO PARROCO A PALAZZUOLO:
IL RITORNO DI DON DOMENICO

BORGO, CAPPELLANI CHE VANNO, 
CAPPELLANI CHE VENGONO

Don Aldo:
Porto nel cuore i vostri volti

Don Aldo MenichettiCerca di non apparire commosso, don Aldo. E prova a nascondere i suoi veri sentimenti sotto il suo solito sorriso. Ma lasciare una comunità dopo sei anni non è indolore. Tanto più che sono stati i suoi primi sei anni da sacerdote, la sua prima esperienza. "L'unica parola che mi viene da dire -nota- è grazie. Grazie per questi sei anni trascorsi insieme. Quello che sono, nel bene e nel male, lo devo alla comunità di Borgo San Lorenzo".

 

Ora don Aldo Menichetti lascia la parrocchia borghigiana per andare a fare il parroco in città, a Coverciano. "Ma, lo si sa, il primo amore non si scorda mai. Certo, ho accettato con gioia la proposta fattami dal Vescovo, che mi ha ritenuto maturo per questo compito. Magari pensavo a una parrocchia più piccola, per crescere ancora, per avere altre esperienze, da aggiungere a quella che qui ho avuto con i giovani."

I ragazzi borghigiani cosa gli hanno detto alla notizia della sua partenza? "Credevo -confida don Aldo- che a qualcuno dispiacesse la mia partenza, ma mi sono accorto che dispiace a tanti, ben più di quanto credessi: anche giovani con i quali non avevo grandi rapporti sono venuti a dirmi il loro rammarico. E questo dispiacere affettuoso nei miei confronti ho trovato anche andando a salutare le persone anziane alle quali portavo abitualmente la Comunione."

Qualcosa dunque a don Aldo mancherà: "Mi mancheranno don Francesco e don Giancarlo: con loro si era creato un rapporto particolare, un'intesa, un affiatamento speciale: bastava un'occhiata per intendersi. Questa esperienza di comunione tra sacerdoti mi mancherà, visto che ora vado a stare da solo. Poi mi mancherà sicuramente il volto e le storie delle persone che ho incontrato: ogni volto infatti mi richiama una storia, che non è solo la sua ma anche la mia, perché abbiamo fatto un cammino insieme. La cosa più cara che porto con me è il legame con le persone, un rapporto non superficiale".

Qualche rimpianto? "Forse non essere riuscito ad organizzare meglio la vita del Centro Giovanile, dove ci sono tante iniziative, ma non sempre ben coordinate." Al mugellano don Aldo -è nativo di Filigare, frazione di Firenzuola- che ora diventa cittadino chiediamo di notare un pregio e un difetto dei borghigiani: "Il pregio dei borghigiani, che poi è il pregio della vita di paese, è il senso dell'accoglienza, della disponibilità, del senso di appartenenza a una comunità, a volte perfino eccessiva, e il loro desiderio di realizzare qualcosa di positivo insieme. Difetti? Forse in qualche fascia di adulti si vive ancora la divisione tra le due parrocchie, cosa che nei giovani però è completamente assente. E magari c'è la tentazione, da parte di alcuni, di voler essere comunque al centro dell'attenzione, di farsi un po' troppo giovane".

Infine, un consiglio al "successore": "Che si prepari a soffrire. Anche perché dopo sei anni, sei anni di legami, non è facile entrare al posto di un altro. E prima di buttarsi nel fare e nell'agire, cammini insieme. E' il metodo suggerito dal Sinodo: prima vedere, poi giudicare, poi agire. I borghigiani vanno conosciuti, prima di passare all'azione. Entrare in punta di piedi in una realtà credo non sia mai sbagliato. E' quello che farò andando a Firenze, affiancandomi al cammino delle persone che troverò. Perché non si tratta mai di cancellare, semmai di correggere.

 

Don Vittorio: 
I giovani prima di tutto

Fiorentino di nascita, ma con genitori trentini, don Vittorio Menestrina è stato chiamato dal Vescovo a sostituire a Borgo San Lorenzo don Aldo Menichetti: 34 anni, un'esperienza quadriennale nella parrocchia di San Martino a Sesto Fiorentino, come vicario parrocchiale e come direttore dell'Oratorio San Luigi.

L'esperienza dell'oratorio a don Vittorio tornerà sicuramente utile, visto che dovrà occuparsi direttamente del Centro Giovanile. E il sacerdote racconta le prime impressioni: "Rispetto alla città ho trovato i giovani molto più ricchi di entusiasmo e più critici riguardo alla vita, cosa questa che apre un campo di lavoro proficuo, perché rende più agevole un cammino di crescita".

Se si gli chiede le intenzioni per il futuro prossimo la risposta è pronta: "Sono convinto che il sacerdote debba innestarsi bene nel vecchio prima di produrre del nuovo, perché in primo luogo deve avere a cuore le persone che gli sono state affidate. Mi preparo dunque a un periodo di osservazione e di continuazione del lavoro svolto. Ciò non significa naturalmente rinunciare alla mia personalità". Che esplicita: "Sono un prete da oratorio, vengo dall'Azione Cattolica Ragazzi, sono scout. Così cercherò di approfondire il rapporto con i Grim, per inserirli sempre più nell'attività del Centro giovanile. Il mio hobby, che forse è la mia anima, è quello di fare campi estivi e invernali in montagna, e questi non mancheranno di certo, come penso di creare un gruppo trekking per i giovani. Perché il rapporto con la natura è importante, così come camminare, sia fisicamente che nella vita. Del resto poi sono un geologo, e mi sono già offerto agli scout come aiuto-topografo."

DON NALDONI, MARRADESE, PARROCO A PALAZZUOLO

Il ritorno di Don Domenico

Don Domenico Naldoni, il primo a sinistra, in occasione della visita del Card. Florit a Cavallico (anni '70)Un prete marradese a Palazzuolo? Chi conosce la "rivalità" tra i due centri dell'Alto Mugello (che sono tra l'altro di diocesi diverse, Faenza per Marradi e Firenze per Palazzuolo) sorride. Ma don Domenico Naldoni in questo è tranquillo, e non teme lo spirito di campanile. "Una volta c'era campanilismo tra i due paesi, specie di tipo sportivo. Ma non credo che possano esservi problemi di campanile: mi conoscono diverse famiglie, ho avuto colleghi insegnanti di Palazzuolo, conoscevano i miei genitori".

Sì, perché Don Domenico torna a casa, o almeno torna molto vicino a casa, visto che nacque a Marradi 55 anni fa. Ed è un ritorno anche in terra mugellana, dato che i suoi trent'anni di sacerdozio li ha vissuti prima in parrocchia a Marradi e poi come viceparroco nella Pieve di Borgo San Lorenzo; ancora, dopo una parentesi fiorentina, era tornato in zona, pievano per sette anni a Vicchio. Ed ora, dopo 10 anni nella parrocchia di Sant'Ambrogio a Firenze, gli è stata affidata la parrocchia di Santo Stefano a Palazzuolo. "Spero davvero -un po' scherzoso, un po' serio- che a questo punto Palazzuolo sia per me la tenda definitiva." E il neo-parroco palazzuolese confida un'altra speranza: "Spero che i palazzuolesi mi vogliano accogliere per quello che sono, e non per quello che vorrebbero. Comunque sia, entrerò nella nuova realtà, che fra l'altro non conosco a fondo, in silenzio. E arrivo a Palazzuolo con la valigia vuota, senza progetti prefabbricati: la valigia voglio riempirla insieme a loro, alla mia nuova gente".

Don Domenico lo riconosce: "Lasciare Firenze mi costa molto. Mi dispiace lasciare un lavoro interrotto, mi dispiace per quello che avevo costruito: dopo tanta fatica stava iniziando l'epoca del raccolto e invece mi è richiesto di partire di nuovo. Si vede che faccio parte della categoria dei preti destinati a seminare e non a raccogliere. Lo dico sinceramente: vado parroco a Palazzuolo perché mi è stato richiesto, e perché credo ancora nel valore dell'obbedienza, anche se a volte è dura. Il vescovo mi ha chiesto di andare a Palazzuolo, e io ci vado".

Chi lo ha avuto come parroco, o come cappellano sa che don Naldoni è un prete che non si tira indietro, che non ama la vita tranquilla, e che si dà da fare senza risparmio. "So di poter contare -dice- sulla generosità dei palazzuolesi, e sulla possibilità di attingere alla loro ricca tradizione. Non è un caso che una zona come questa, pur così piccola come numero di abitanti, continui ad offrire vocazioni: padre Cristoforo Campomori è stato ordinato di recente, Floriano Donatini è al quarto anno di teologia, e so di altri su questa strada. Questa è una speranza forte, una tradizione di fede sulla quale è possibile costruire e lavorare".

Il nuovo parroco non si nasconde le difficoltà, prima fra tutte quella del pendolarismo: "Tanta gente, per studio e per lavoro, non vive di fatto a Palazzuolo, e questo rende il lavoro più difficile. Si tratterà di pensare a una pastorale per gli anziani, ed anche, per chi è pendolare, un modo di rapporto in grado di superare la difficoltà di impegnare altro tempo per la vita della parrocchia".

Don Domenico non ha aspettato l'"ingresso ufficiale" -"Non so neppure se lo farò", dice-, e ha già cominciato a dir messa. E alla sua gente manda due inviti paterni: il primo è quello della collaborazione, "quello, come ho già detto, di un atteggiamento dettato dalla generosità e dalla fedeltà alla Chiesa". Il secondo -che dimostra come il nuovo parroco non sia poi tanto ignaro della realtà palazzuolese- è l'invito alla ricomposizione: "Vorrei che la mia gente sapesse superare le rivalità, quelle separazioni e quei personalismi tipici degli ambienti piccoli. E' ora di andare oltre ai chiacchiericci e alle divisioni. Non è più tempo di guelfi e ghibellini...". Un'indicazione "politica"? "Niente affatto", ride il parroco: "A Palazzuolo si chiedono già da che parte pendo, ma chi se lo domanda resterà deluso. Nel senso che sono venuto a Palazzuolo come sacerdote di una comunità, e non per servire l'una o l'altra parte. Del resto non mi è mai piaciuto fare il mio gruppo. Nemmeno a Firenze l'ho fatto. E voglio continuare a cercare di essere il prete di tutti".

  SERVIZI DI PAOLO GUIDOTTI

il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2000
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