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La copertina di questo mese
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LA SCOMPARSA DEL PROFESSORE

Alpigini, non solo libri

1alpigini.JPG (2336 byte) La conoscenza di lunga data e l'affetto che ci ha legato al prof. Giuseppe Alpigini ci fanno comporre queste due pagine con un velo di commozione ed anche di imbarazzo. Perché sappiamo che non è facile "raccontare" il professore. Abbiamo così chiesto un ricordo ad alcuni che lo hanno ben conosciuto. E' certo però che il quadro resta parziale. Perché la vita di Beppe Alpigini, pur nella sua personale ritrosia ad apparire, è sempre stata disponibile verso gli altri. E chi ha un atteggiamento di servizio si trova alla fine "immischiato" in tante cose. La sua lunga attività di insegnante, il suo impegno a costituire, decenni fa, il primo nucleo scout a Borgo San Lorenzo, la sua partecipazione alla politica, l'attività nella Misericordia. Noi in particolare lo ricordiamo come presidente della cooperativa "Idee e Vita" -poteva il prof. non mettersi alla guida di un gruppo di giovani che avevano inventato una piccola libreria?-, per quegli incontri a Cavallico, densi e semplici a un tempo, per il cineforum in parrocchia. Fu vicino al "Filo", fin dagli inizi. Invitandoci al realismo, tanto che, tra serio e faceto, ci predisse "tre o quattro numeri, perché poi non saprete che cosa scrivere". Come i vecchi maestri, che sanno stimolare i loro ragazzi anche con una battuta. E infatti, discretamente, seguì anche questa esperienza, con alcuni suoi contributi. E di recente ci chiamò per pubblicare una selezione dei suoi "quadernini" di prigionia.
Ora, in punta di piedi, Beppe Alpigini se ne è andato. Ma siamo convinti che da lassù continuerà a leggere e a leggerci. Perché se in Paradiso non ci fosse ancora una biblioteca, la metterà su lui...

interventi di Don Pasquale Poggiali / Don Rodolfo Cinelli / Giampiero Giampieri / Adriano Gasparrini / Guido Molinelli
e una foto del 1946 al campo scout di Crespino (Marradi)

Il jolly dei cineforum

Nei miei quasi 14 anni passati a Borgo ebbi diversi incontri con il prof. Alpigini. Discorrere con lui era sempre una cosa interessante: il suo parlare pacato, fatto di un linguaggio appropriato, pieno di arguzie e ricco di citazioni e riferimenti, ti comunicava un non so cheÁ

Tanti ricordi, ma tra i tanti eccone qualcuno. Quando al Centro Giovanile avevamo il Cineforum, spesso le persone invitate per la spiegazione, all'ultimo momento erano "indisposte". Allora si ricorreva al nostro "jolly". Andavo da lui supplicante, mi guardava con quel volto misterioso, dondolava la testa, e poi diceva "sì"! La mia meraviglia era che la sua esposizione era sempre di uno competente. Come e quando si fosse preparato era sempre un mistero per me.

Alpigini in TerrasantaL'altro bel ricordo è quello del Pellegrinaggio in Terra Santa, gli ultimi giorni del '79, i primi dell''80: Alpigini e Lorenzo erano tra i decani del gruppo, ma i più giovani di spirito. La preparazione che l'Alpigini ci fece al pellegrinaggio, il punto che si faceva la sera con il prof. Don Bressan; e dopo che don Bressan ci lasciava, noi con l'Alpigini si continuava fino a tarda notte, sono ancora molto vive nella mia memoria.

L'altra bell'immagine era vedere sempre assieme per Borgo Beppe e sua moglie Maria: alla loro età sembravano ancora due fidanzatini. Com'è vero! Si parla molto di più con la vita che con le parole!

Qui tra la mia gente, dove la loro cultura, la loro storia è più che altro trasmessa via orale, gira un bel proverbio: "Quando un vecchio muore, è una biblioteca che bruci". Con la morte del prof. Beppe Alpigini Borgo ha perso una biblioteca vivente ed un punto di riferimento.

DON PASQUALE POGGIALI

dalla Costa d'Avorio

 

I suoi talenti

Per più di trenta anni ho avuto modo di conoscere e di apprezzare i "talenti" che Beppe Alpigini, obbediente al consiglio evangelico, non ha tenuto gelosamente per sè ma ha offerto con entusiasmo al suo paese ed a tutti coloro con cui è venuto a contatto.

"Entusiasmo" penso sia la parola adatta per la vita di questo cristiano che fino alla fine ha conservato lo spirito dello scoutismo: sempre in cammino, aperto alla novità e pronto al servizio.

Altri, meglio di me sapranno mettere in luce i talenti culturali che Beppe ha speso nella vita sociale: io ricordo volentieri l'uomo di fede.

La sua vita spirituale, alimentata dai tanti libri religiosi che hanno fatto parte della sua sterminata raccolta, si è modellata sullo stile severo ed ortodosso dei Padri della Chiesa senza dare facile spazio alle innovazioni. La sua fede è stata quella dei nostri vecchi, una fede sicura ed integra, non nascosta ma neppure sbandierata; vissuta con serietà e pienezza nella Misericordia e nelle parrocchie.

Ricordo con commozione la sua partecipazione alle diverse iniziative della Pieve, in particolare alla "Settimana su Cristo"; ricordo la sua casa diventata, finchè la salute glielo ha concesso, un vero centro permanente di ascolto religioso, tanto che un laico di una certa cultura un giorno definì Beppe "un Pievano mancato"!

Caro Beppe, quante volte ti ho visto inginocchiato in Pieve accanto alla tua Maria, quante volte ti ho ascoltato leggere la Parola di Dio, un servizio che facevi tanto volentieri... E quante volte ti sei fatto portare in macchina davanti alla mia abitazione per un saluto breve, ma caldo di amicizia... Grazie per ciò che hai dato a me ed alla tua Chiesa, senza risparmiarti mai fino al tuo ultimo respiro.

DON RODOLFO CINELLI

 

Alpigini a un campo scout, 1946

Estate 1946 - Campo Scout a Fantino-Crespino (Marradi)

Dall'alto in basso e da sx a dx: Augusto Maggi, Don Giacinto Barberis, Giuseppe Alpigini, Giuseppe De Marchi (coad. salesiano), Rolando Pancrazi, Maurizio Ossadi, don Gaetano Colombini, Vinicio Zanieri, Manlio Margheri, Giancarlo Donatini, Giuseppe Bellesi, Massimiliano Belli

 

 

 L'Alpigini politico

La differenza di età mi impedisce di ripensare a tutto l'Alpigini "politico": troppo giovane ero per poter vivere e conoscere la sua attività di consigliere comunale o la sua vita di partito. Ma un ricordo politico c'è, e ancora vivo. Quando Giuseppe Alpigini accettò di fare la "chiusura" della campagna elettorale per le elezioni politiche del 1976, in piazza Cavour. Da molti anni Beppe npn si occupava direttamente di politica, ma quella volta - ancora non "si scendeva in campo" - accettò il non facile compito. Erano i tempi dell' ipotizzato sorpasso comunista, dei cattolici nel Pci, del fuoco concentrico contro la Democrazia Cristiana, del terrorismo. Beppe volle dare anche quella testimonianza. Fu una sorpresa per molti - gradita per alcuni, scomoda per altri-, vedere il professor Alpigini in piazza dell'Orologio a Borgo, a fare il comizio di chiusura per la D.C. E il suo, c'era da aspettarselo, non fu un comizio vecchio stile: con i suoi modi pacati lesse una sorta di lettera alla DC, evidenziandone con molta arguzia i difetti, ma rivendicando a tutto tondo la sua natura di partito veramente popolare.

L'insegnamento di Beppe in questo campo consiste - a mio parere - in una concezione della politica che scaturisce dallo studio, dalla riflessione e da un'assoluta onestà intellettuale. Siamo dunque agli antipodi delle scimmiottature, dei sondaggi di opinione, della sudditanza a capi e capetti, dell'omologazione ai mass-media. Davvero una merce rara per i nostri giorni!

GIAMPIERO GIAMPIERI

 Una proposta per ricordarlo

Ci sentivamo per telefono spesso, almeno ogni due o tre giorni, e quando negli ultimi due mesi i contatti si sono fatti più radi ho temuto davvero che stesse preparandosi a "levare la tenda", tanto più che da qualche tempo aveva praticamente smesso di schedare e ritagliare giornali e riviste, un lavoro che l'aveva impegnato notte e giorno per oltre cinquant'anni, senza sosta, ininterrottamente. Ho difficoltà a parlare di lui, ora che non c'è più: eppure si potrebbero dire tante cose: politico onesto, credente fervente, animatore culturale appassionato e generoso. Scrivendo queste parole mi sembra di vederlo, con il suo sorriso ironico e bonario nella sua casa foderata di libri ("sono inguaribilmente affetto dal morbo della carta ingiallita", mi confidò una volta), pronto a mettermi in guardia da sbrigative definizioni che non cogliessero le profonde radici da cui traevano vigore i valori che hanno segnato la sua operosa esistenza.

Bisogna vincere il rimpianto e riporre nello scrigno delle memorie più preziose il vero senso dell'eredità che ci ha lasciato, un'eredità forse ancora più importante dell'immenso patrimonio librario e documentario regalato alla sua città: un luminoso esempio di rettitudine e di generosità, un genuino interesse per la cultura unito all'ostinata volontà di diffonderla e farla amare. E' qui la molla che l'ha spinto a donare la sua biblioteca e l'immenso schedario bibliografico, frutto del lavoro di un'intera vita, al Comune di Borgo, nella volontà cioè di offrire ai propri concittadini, soprattutto studenti, nuovi stimoli e occasioni di crescita culturale. Me lo scrisse chiaro chiaro il giorno stesso che gli prospettai la possibilità di ampliare il raggio di utenza del Fondo che ci aveva donato: "Non mi interessa l'abitante di Cecina, i miei libri sono destinati prima di tutto ad arricchire le conoscenze dei mugellani! Proprio per loro ho lavorato".

Lo scorso marzo ho partecipato a un convegno su Salgari e parlando del lavoro fatto da Alpigini ho rilevato una profonda assonanza tra i due personaggi: il primo ha fatto del viaggio sulla carta stampata la metafora della propria scrittura mentre il nostro professore l'ha fatta addirittura della propria vita. De Maistre diceva che non vede il mondo chi non sogna prima di vederlo e Fernando Pessoa che la vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. Senza muoversi da casa Salgari ha viaggiato tra mari tempestosi, foreste equatoriali e deserti impraticabili: la stessa passione per mondi tanto diversi dal nostro aveva Alpigini e per questo raccoglieva tanti libri che ci aiutassero a capire realtà perdute o lontane, un sogno di carta che è solo uno dei grandi regali che ci ha fatto.

A chi si chiede che cosa si può fare per ricordarlo degnamente voglio rivolgere un invito. Nel marzo dell'anno scorso, sentendo che la malattia si aggravava, mi scriveva: "Debbo purtroppo constatare che, al momento in cui andrò al Creatore, non vi sarà una cosa definitiva... Come potrai sistemare divise le riviste che sono ancora da schedare? Finiranno come cartaccia i tanti pacchi di pagine già selezionate e le tante scatole con i ritagli? Indubbiamente il cassonetto della carta sarà la fine per tanti quotidiani, settimanali, mensili, ma avevo già la consapevolezza che tutto non avrei potuto terminare...". Perché tutti coloro che l'hanno conosciuto e stimato non mettono in piedi una borsa di studio per portare almeno in parte a termine il lavoro di schedatura? Perché non farlo felice, anche se ora non può più dircelo dal luogo dove ha sistemato permanentemente la sua tenda?

ADRIANO GASPARRINI

ANCORA ATTUALE LA LEZIONE DEL PROF. ALPIGINI

Faentina, è tempo di mobilitazione

Caro professore,non avendo potuto farlo al momento della sua partenza approfitto di queste poche righe per porgerle ora il mio affettuoso saluto. La nostra frequentazione, non molto assidua a dire il vero, è stata per me un'esperienza unica, ricca e intensa legata in gran parte ad una delle vicende più importanti e significative della nostra terra: la ricostruzione della ferrovia Faentina. E' stato proprio la Faentina l'occasione per incontrarci, conoscerci e lavorare insieme. Era la fine degli anni settanta e il tema della ricostruzione della ferrovia ebbe allora uno dei suoi tanti ritorni di fiamma. Era risorta la convinzione della necessità di ricostruire la ferrovia e di non perdere un'altra occasione per sconfiggere la riluttanza delle Ferrovie e dei suoi organi dirigenti ingessati dalle clientele, dal malaffare, dall'incapacità. C'era voglia di scuotere il disinteresse del governo e delle forze politiche per ciò che per noi mugellani non era un problema ma un diritto, uno strumento determinante per lo sviluppo economico e sociale della nostra terra. Quanto disinteresse, quanta distanza tra gli organi del potere e le necessità della gente, "tra il paese legale e il paese reale". Per noi, certamente più giovani e inesperti di lei nell'affrontare la vita e la politica attiva questi aspetti erano ingiusti, insopportabili. Si scalpitava dalla voglia di ribellarsi alle regole paralizzanti della democrazia il cui rispetto era un esercizio parecchio difficile.

Ci aiutò allora la sua testimonianza delle lotte degli anni sessanta, gli scioperi generali con il cento per cento della partecipazione popolare, le iniziative politiche con cui abbatté le allora insormontabili barriere della contrapposizione ideologica, le manifestazioni sulla ferrovia, represse e condannate con il carcere da chi proteggeva un apparato politico istituzionale ingordo e avido di potere, egoista e insensibile usurpando il nome della Legge e del Popolo Italiano per condannare come attentato alle istituzioni democratiche la lotta sacrosanta per la difesa dei diritti dei cittadini.

Il suo libro giallo sulla Faentina fu una guida preziosa per una iniziativa che anche allora però si impantanò in una palude di dichiarazioni e di impegni solennemente assunti con l'incomprensibile e accattivante sussiego del linguaggio politichese e puntualmente disattesi. Ci siamo ritrovati pochi anni fa, nel 1993, per le manifestazioni del centenario della costruzione della ferrovia. Ci sembrò importante l'occasione per riprendere l'iniziativa e mantenere il più alto possibile il livello di pressione sugli organi politici e istituzionali. Anche allora, professore, ci fu guida e riferimento in una iniziativa che poteva restare confinata nell'ambito del folklore o della cultura e che invece diventò nuova occasione di rilancio del problema, di confronto, riflessione e discussione politica. La sensibilità della gente, spenta e appannata dalla sfiducia e dallo scetticismo, fu scossa dal richiamo all'impegno e la speranza di un possibile successo ebbe un sussulto. Della ferrovia si tornò a parlare in sede politica e istituzionale. I grandi temi della viabilità, Alta Velocità in particolare, portarono le forze politiche ad un confronto serrato con la popolazione e la Faentina diventò uno dei principali punti di rivendicazione, se si vuole di scambio, nella trattativa tra Enti locali, Governo e Ferrovie per la realizzazione della linea veloce attraverso il Mugello.

I primi treni cominceranno a viaggiare tra il Mugello e Firenze dal prossimo gennaio, ci sarà l'inaugurazione, fatta magari a suon di vaporiere imbandierate, autorità civili e militari, banda e majorettes.

La sua riluttanza verso la retorica e gli stucchevoli cerimoniali delle ricorrenze; la verità essenziale e la severa semplicità nella commemorazione di personaggi e di vicende, di episodi belli e importanti talvolta commoventi e carichi di umanità della nostra storia sono tra le sue più importanti lezioni. Per questo credo che quel giorno più che una targa o un bel discorso di circostanza dovremo rinnovare nel suo nome l'impegno per una ferrovia sempre al servizio del Mugello e della sua comunità. E non sarà facile sa, professore; i problemi non finiranno con l'inaugurazione, anzi. Comincerà proprio allora il tempo per una nuova mobilitazione. Il rischio che l'organizzazione del servizio ferroviario sia ancora una volta orientata alle esigenze del gestore più che degli utenti non è forte, è fortissimo. Già l'arrivo a Campo di Marte resta un limite enorme alla possibilità di un efficiente utilizzo della ferrovia. Ma l'aspetto più critico resta quello degli orari e dei tempi di percorrenza. E' chiaro che se per andare da Borgo a Firenze ci vorranno cinquanta minuti e se gli orari non risponderanno alle effettive esigenze degli studenti, dei lavoratori, degli utenti in genere la ferrovia non potrà mai funzionare. Se non si riconvertirà il sistema dei trasporti su gomma orientandolo decisamente al collegamento delle zone decentrate con le stazioni ferroviarie, se non si inseriranno servizi di collegamento anche serale e notturno per lo spettacolo o il divertimento come potete pensare che la ferrovia sarà utilizzata? Mi lasci sospettare, professore, che questo sia proprio un diabolico calcolo che si annida ancora nei piani di ambienti autorevoli delle Ferrovie. Essi hanno dovuto accettare la Faentina per calcolo politico ma di questa linea sono sempre stati nemici convinti e accaniti, un po' per principio e per picca, un po' per non aver mai avuto alcuna sensibilità verso le necessità del Mugello e di ciò che la ferrovia può rappresentare per il suo sviluppo. Ogni giorno abbiamo sotto gli occhi l'effetto disastroso della capacità gestionale di certi personaggi. Per questo nel difficile periodo che seguirà l'apertura della ferrovia sarà importante custodire e realizzare la sua lezione, seguire il suo esempio e la sua testimonianza per animare la nostra motivazione, la vigilanza e il nostro impegno. Spero che la saggezza, il concreto senso della misura e la ripulsa dalla superbia, la vanità e dai personalismi che lei ci ha trasmesso con la parola e con l'esempio guidi tutti coloro che hanno a cuore il Mugello e la sua ferrovia.

Grazie professore e arrivederci.

Guido Molinelli

 © il filo, settembre 1998

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