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UN RACCONTO SU DON TORRACCHI

Le rampogne di Don Milano

Da sin.: Mario Ceserini, Pierluigi Squarcini, Don Torracchi, Giancarlo Donatini, Andrea Salvadori, Andrea BruschiCome scrive l’autore don Mario Scoscini (El Citto De Bista), sacerdote salesiano, il dottor Rompi è lo pseudonimo di Don Tarcisio Torracchi, indimenticabile direttore dell’oratorio fino alla seconda metà degli anni sessanta. Storie vere! Ci assicura Don Scoscini. Naturalmente – precisa – non fotografie. Ecco acquarelli. E negli acquarelli, si sa, qualche fiorellino ci scappa, se non altro per dare un po’ di colore. Va da sé che chi l’ha conosciuto, certamente non farà alcuna fatica a riconoscere il don Torracchi a cui ha voluto bene.

C'era stato in Firenze il convegno dei chierichetti di tutta la diocesi. Erano venuti anche dall'Oratorio Salesiano di Borgo S. Lorenzo e dalla parrocchia di Barbiana, accompagnati rispettivamente dal Dottor Rompi e da Don Milani.

I due preti non si erano più rivisti da quella volta quando il suddetto Don Milani, affacciatosi nell'oratorio del Dottor Rompi, davanti a tutta quella "fie­ra" di palloni, bocce, biliardini, teatrino e altre "diavolerie", aveva scrollato la testa con un "tutte bischerate!".

Finita la fatica del convegno (poveri ragazzi, più di due ore chiusi, fermi - o quasi -, zitti - nei limiti del possibile! -, loro, avvezzi all'aria aperta del Mugello, e poi col caldo di Firenze..., finita la fatica del Convegno, il Dottor Rompi pensò di premiarli con un bel gelato. Figuriamoci lo spreco!

Va' là, va' là che se l'erano guadagnato, poveri chierichetti! Non c'era stata solo la fatica fiorentina, ma anche e soprattutto quella mugellese: tutte quelle prove intorno all'altare della loro chiesa, tutte quelle Messe e funzioni servite, tutte quelle "sudate" per imparare, a quei tempi, le risposte della Messa in latino...

Quel latino! Quel latino! Abituati a schioccare la loro bella parlata toscana, dovere adesso rompersi i denti con quelle croste senza sapore! Comunque un po' di sapore glielo davano loro, perché, arrotondavano talmente le parole che Cicerone, per capirle, avrebbe avuto bisogno dell'interprete. L'importante era che capisse il Padreterno e quando si tratta di bambini il Padreterno li capisce sempre, anche quando non capiscono nemmeno loro quello che dicono.

Dunque entrano in una gelateria. I chierichetti di Don Milani, mancando in quel momento la loro "chioccia", si fermano imbarazzati alla porta. "Scherzia­mo? - dice il Dottor Rompi - Forza, ragazzi, cosa aspettate, la carrozza? Den­tro tutti!"

Mentre il prete paga, i chierichetti cominciano a leccare.

Forse per i.marmocchi di Don Milani era quello il primo gelato che lecca­vano in vita loro. O sì che i gelatai si arrampicavano fino a Barbiana! E poi chi avrebbe... avuto il coraggio di varcare il ponte di quella austera fortezza per vendere una simile leccornia borghese?

Quand'ecco, a un certo punto, compare sulla porta Don Milani in cerca dei suoi pulcini. Apriti cielo! La "chioccia" arruffò subito le penne e partì in quar­ta: "Che cosa? Il gelato?" (Per poco, povere creature, non gli andò per traverso gelato e bicchierino).

Poi si rivolge al Dottor Rompi e lo investe con una requisitoria, come se gli avesse avvelenato i suoi ragazzi. "Ma tu mi vizi questi figlioli! (immaginar­si!). Perché loro, perché io e poi a Barbiana e poi i signori e le pecore e la scuola e la stalla e la fatica...". Una litania così vorticosa che non dava tempo neppure per rispondere "ora prò nobis".

Il gelataio guardava ora l'investitore, ora l'investito; i chierichetti di Don Milani nascondevano il gelato gocciolante dietro la schiena, quegli altri conti­nuavano a leccarselo beatamente e il Dottor Rompi, quando l'amico ebbe fini­to le cartucce, calmo calmo smette di leccare anche lui il suo gelato e fa: "Senti, caro confratello: da toscano a toscano, sai che ti dico? Che anche se sei Don Milani... sei un bischero!".

 

da EL CITTO DE BISTA, I fioretti del Dottor Rompi,ed. Calosci, Cortona

 

Gesualdi e Don Milani: un nuovo libro

E’ uscito un nuovo libro di Michele Gesualdi: racconta la storia di un bambino di undici anni che camminava solo solo nel bosco per più di un’ora e mezzo ogni giorno, per andare a scuola lassù a Barbiana. Sfidava le insidie che il bosco nasconde perchè voleva lasciare di là dal ponte, che fu costruito solo per lui, l’emarginazione secolare cui i montanari erano stati confinati.

La storia di Luciano ci porta a conoscere dal di dentro la vita della scuola di Barbiana. Ci accompagna nell’impatto che don Milani ebbe con quel mondo a lui sconosciuto e ci rivela come quella cultura lo ha cambiato fino a farlo diventare uno di loro.

E’ un racconto vivo che si legge in un soffio e che restituisce spazi sconosciuti di vita vissuta di don Lorenzo Milani e della comunità di Barbiana. Il tutto è arricchito da scritti inediti di don Lorenzo.

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno 2008

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