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storia e dintorni

Il filo della storia

Alla ricerca delle radici

Stanno aumentando le persone che si rivolgono agli archivi dei Comuni e delle parrocchie per avere notizie sui loro antenati: si dice che sono “in cerca delle loro radici”.

Talvolta lo fanno per una necessità burocratica, ma spesso solo per il gusto di avvicinarsi al proprio passato, conoscere nomi che talvolta si tramandano da una generazione all’altra, “spiare”, per quanto è possibile, avvenimenti lieti e tristi che hanno intessuto la vita dei nonni, dei bisnonni e via via sempre più indietro, arrampicandosi sui rami dell’albero della famiglia.

Quando sono arrivati in questo paese? Che lavoro facevano? Chi hanno sposato? Quanti figli hanno avuto e quanti ne hanno presto perduti in quei tempi in cui la medicina era spesso impotente?

Molte volte mi capita di aprire uno di quei libri che testimoniano, con la loro carta consumata e macchiata d’inchiostro, il tempo di tante creature che qui hanno vissuto – bene o male – e qui sono state sepolte. Mi colpiscono in particolare i registri dei battesimi dei secoli scorsi.

E’ come se quei bambini mi sfilassero davanti, uno ad uno, ed io li vedessi presentarsi al fonte battesimale per dire il loro nome, anzi, i loro nomi, perché a quel tempo era difficile che ne avessero uno soltanto. Anche se abbondano – ieri come oggi – i Lorenzo, Pietro, Giuseppe, Luigi, Antonio e Giovanni, in quei libri capita d’incontrare Anacleto, Galantino, Annunziato, Gaspero, Barnaba e Papia. Comunque, il primo nome del maschio primogenito difficilmente era diverso dal nome del nonno paterno.

I nomi più comuni delle femmine, a differenza di oggi, erano Marianna, Concetta, Giuseppa, Annunziata, Carolina e Rosa; ma si trovano anche Clementina, Affortunata, Quirina, Reginalda, Clorinda, Eufrosina, Fiordalice.

Quando poi ci si sofferma sul lavoro del padre del neonato, si incontrano lavori ancora attuali come fabbro, falegname, calzolaio, sarto, muratore, fornaio, ortolano, veterinario, maestro di scuola, merciaio ambulante, ma anche lavori scomparsi come barrocciaio, carradore, stalliere, panicaiolo, barullo, misuratore di grasce, lanino, fiascaio, trafficante, strascino, pentolaio, bigonaio…

Quanto alle madri, se hanno un lavoro, sono per lo più trecciaiuola, cucitora, filatora, tessitora…

Tanti sono poi i contadini, i pigionali, i braccianti… Quando invece il cognome è preceduto da un “Signor” puoi essere certo che si tratta di un “possidente”.

Ma la commozione nasce quando, tra un bambino e l’altro, arrivano i piccoli portati al Fonte dall’Ospedale delle Canicce, succursale locale dello Spedale degli Innocenti.

La data della loro nascita è sempre “presumibilmente” quella del giorno prima del battesimo. La scritta che li accompagna è sempre “di genitori incogniti”. Hanno un solo padrino, forse il sacrestano.

E mentre nel 1700 il loro unico nome viene talvolta associato a “degli Innocenti” (che diventa un cognome locale molto diffuso), nel 1800 comincia ad essere unito dalla scarsa fantasia del battezzante ad un cognome che diventa la variazione del nome: Stella Stellini, Stefano Stefani, Ambrogio Brogi, Marta Marti, Sisto Sisti, Giocondo Giocondi, Brigida Brigidini, Natalia Natali (battezzata il 26 Dicembre 1870).

Talvolta, oltre che al nome del santo del giorno, ci si ispira alla data: Maria Trentuni, Luisa Lugliolini, Francesco Novembrini fino ad arrivare a quell’infelice che è stato battezzato Settimio Marzoli Sessantanove! Vengono anche affibbiati nomi ridicoli che fanno dubitare del fatto che il celebrante abbia sentimenti misericordiosi: Agata Princisbecchi, Pasqualina Telaridi, Telesforo Telasfone, Salvatore Sconosciuti, Assunta Bastardoni, Angiola Abbandonasti.

Credetemi, un registro può sembrare un elenco arido di nomi, più o meno come l’elenco telefonico:

ma in realtà è invece fonte ed occasione di meditazione e di preghiera.

Nicoletta Martiri Lapi

Glossario

Segantino: chi, per mestiere, sega il legname.

Carradore: artigiano che fabbrica i carri.

Barullo: chi compra all’ingrosso cose da mangiare per rivenderle al minuto.

Strascino: venditore ambulante di carni di bassa qualità senza avere bottega.

Grasce: ogni sorta di generi alimentari e di vettovaglie.

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2008

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