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La copertina di questo mese
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Società - Economia
LA GRANDE AZIENDA MUGELLANA
TRA DIFFICOLTA' E RILANCIO

Dove va
la Super Rifle?

OUTLET: I "GIGLI" DELL'ABBIGLIAMENTO IN MUGELLO

Da qualche tempo intorno alla Super Rifle girano molte voci: ultima delle poche, grandi aziende mugellane, a non aver subito ridimensionamenti, i periodici ricorsi alla cassa integrazione -ancora oggi quasi un centinaio di operai sono fermi-, le note difficoltà del settore dell'abbigliamento, in particolare per il jeans, fanno temere che prima o poi anche l'azienda barberinese, nonostante la sua dimensione internazionale (o proprio per la sua dimensione internazionale), stacchi la spina dal Mugello, facendo quello che tante aziende del settore hanno già fatto: trasferire del tutto all'estero, nei Paesi dove il costo del lavoro è notevolmente inferiore rispetto a quello italiano- tutta l'attività produttiva.

Abbiamo girato questi dubbi e queste preoccupazioni al dott. Sergio Re, della direzione della Super Rifle, da alcuni mesi al timone del settore abbigliamento del gruppo Fratini.

"Di voci ne girano molte, è vero. Si parla di chiusura, di parla di licenziamenti, si parla di "liste nere": niente di tutto questo." E allora sentiamo la versione direttamente dall'azienda: "Ci interessa rimanere sul territorio, garantire una continuità di attività e c'è anche una forte volontà di rilancio in tutto il mondo." Ma la cassa integrazione si trasformerà in licenziamenti? Re per adesso lo esclude: "Premesso che per un'impresa è indispensabile un disegno commerciale e produttivo che produca un utile, e che quindi una ristrutturazione sia inevitabile, posso dire che la cassa integrazione, a causa del perdurare della difficile situazione dei mercati, potrà continuare. Magari con forme diverse, nel senso che finora essa ha penalizzato il settore operaio, mentre nel prossimo futuro potrebbe coinvolgere anche parte del settore impiegatizio. Ma con una dimensione sostanzialmente pari a quella di oggi. Nel senso che ritengo sia possibile mantenere attiva quantomeno la metà dell'attuale attività produttiva."

Altra voce ricorrente che i Fratini di "seconda generazione", i figli dei fondatori della Rifle, abbiano minori legami affettivi con il Mugello e con l'attività mugellana, e quindi... "E' un'impressione sbagliata -interrompe Re-: la famiglia Fratini è ancora molto legata al Mugello, sente ancora il suo forte radicamento nel territorio, e non ha alcuna intenzione di disinvestire nel Mugello, anzi, ne ha già dato prova. Certo, è necessaria una messa a punto costante e continuativa: ormai nel settore dell'abbigliamento occorre rimettersi in discussione ogni sei mesi, nel senso che ogni stagione ha una propria storia ed un impatto con il mercato di riferimento. Stiamo facendo tutto il possibile per mantenere le posizioni, e combattiamo contro tutti, contro i grandi gruppi, quelli che come noi sono in pole-position, ed anche con i piccoli, i cosiddetti prontisti, quelli che quando indovinano un prodotto hanno anch'essi ottime possibilità. Ultimamente abbiamo investito molto in pubblicità, e miriamo a un target più ampio di quello attuale, che non è giovanissimo, dai 25 anni in avanti: miriamo a un mercato di massa, offrendo un buon rapporto qualità/prezzo, un prodotto giusto al prezzo giusto".

La Rifle alcuni anni fa ebbe l'onore delle cronache per aver aperto il primo negozio "occidentale" in piazza Rossa a Mosca, tanto che "rifle", in Russia, è sinonimo di jeans. Ma questa presenza, nei paesi dell'Est, si è ridotta: "Ridotta sì -spiega Re- ma non abbandonata, ed anzi esistono progetti importanti di rilancio. Del resto in questi anni il panorama in quei Paesi si è notevolmente modificato". Ed anche le aree di produzione dell'azienda barberinese hanno cambiato rotta: lasciati Marocco e Uzbekistan, la maglieria arriva da Grecia e Turchia, e la giubbotteria dell'estremo Oriente. E accanto al marchio Rifle, Pacific Trail, J Site, marchi di proprietà aziendale, sono arrivate nuove griffe prestigiose come Calvin Klein e Guess. Novità sono attese anche a Barberino: presto, probabilmente a fine mese, aprirà nel capoluogo uno spaccio aziendale, dove i prodotti Rifle saranno messi in vendita direttamente.

 

OUTLET: I "GIGLI"
DELL'ABBIGLIAMENTO IN MUGELLO

I "Gigli" dell'abbigliamento di marca potrebbero trovar posto in Mugello: dai 20 ai 30 mila metri quadri di superficie, decine di negozi, centinaia di posti auto, ristoranti e pizzerie, per il primo grande centro commerciale italiano del super-abbigliamento.

In Mugello, a Barberino, e non a caso: tra i capofila dell'investimento vi è infatti il gruppo Fratini, che a Barberino di Mugello ha la sede centrale, con la sua Rifle. E Barberino, con il proprio casello autostradale, è assai vicino a Firenze ed anche a Bologna, specie quando sarà ultimata la variante di valico. Barberino, porta di accesso al Mugello, vicina al lago di Bilancino e all'autodromo, zona ideale e ancora non congestionata per uno shopping familiare da abbinare al turismo ricreativo e ambientale.

Li chiamano "outlet": grandi superfici coperte, centri commerciali dedicati all'abbigliamento. Ma non ai capi "anonimi", bensì alle grandi marche. E dai gruppi più importanti l'outlet viene realizzato: vi si vende il capo di classe, dell'annata appena trascorsa, con forti sconti, dal 20 al 40 per cento: il cliente trova così merce di gran qualità a prezzi ridotti, le aziende riescono a collocare i loro stock direttamente, senza che tornino sul mercato "normale", danneggiando la vendita delle collezioni più attuali.

Negli Stati Uniti gli outlet -realizzati da grandi aziende, come Nike, Reebok- sono molto diffusi, grandi come città, e da qualche anno la formula è sbarcata con successo anche in Gran Bretagna. In Europa invece siamo solo agli inizi: un paio in Francia, uno in Germania, niente finora in Italia. Il primo outlet, realizzato per iniziativa angloamericana, sarà inaugurato tra qualche mese a Serravalle Scrivia, in Liguria, e il secondo è previsto in Toscana, a Firenze. E si parla di un terzo polo, forse nel Sud, in Puglia, forse nel Nord-Est, anche se è probabile che si attenderà prima di verificare il buon esito dei primi due, quello ligure, e quello previsto in Toscana.

In Toscana, anzi in Mugello, se non sorgeranno ostacoli improvvisi: un pool di aziende leader italiane tra gli azionisti dell'innovativa iniziativa, il progetto ormai in procinto di essere presentato, contatti da tempo avviati con le istituzioni regionali e locali. Un affare da molti miliardi, con una previsione iniziale di almeno duecento occupati, senza contare l'indotto che un polo commerciale del genere porta con sé. C'è già anche una localizzazione, naturalmente nei pressi del casello autostradale di Barberino di Mugello. Com'è d'obbligo per tutti i grandi centri commerciali che si rivolgono a bacini d'utenza di area vasta, interprovinciale ed interregionale.

Sembra certo, il più grande insediamento commerciale del Mugello sarà all'insegna dei grandi marchi dell'abbigliamento e della moda italiana: il gruppo Fratini, insieme ad altri partner di prima grandezza, sta definendo infatti la realizzazione, nei pressi del casello autostradale di Barberino, di un outlet, una cittadella dell'abbigliamento, dove le aziende venderanno direttamente i loro capi di marca, della stagione precedente, con forti sconti. Si parla di almeno 20 mila, forse 30 mila metri quadri di superficie, circa duecento occupati, pizzerie e ristoranti, un investimento da molti miliardi di lire.

Si tratta di una novità non solo per il Mugello e per la provincia di Firenze: l'outlet di Barberino sarà infatti il secondo insediamento del genere in Italia (il primo è in costruzione in Liguria), ed uno dei primissimi in tutta l'Europa continentale.

Dall'iniziativa Barberino attende un notevole impulso -centri commerciali del genere muovono infatti grosse masse di clientela di area vasta, il cosiddetto turismo commerciale-, mentre qualche comprensibile preoccupazione già si percepisce nel tessuto commerciale mugellano, chiamato a confrontarsi da vicino con un nuovo grosso, innovativo insediamento.


Non un centro commerciale "generalista", come "I Gigli", bensì un "villaggio della moda", dove 120 negozi (80 subito, 40 realizzati in una seconda fase) venderanno soltanto capi di abbigliamento griffati di fine serie o delle passate collezioni, a prezzi assai scontati. Una cittadella del griffato, quella che i Fratini vorrebbero costruire all'ingresso del Mugello, nella quale si troveranno tutti i marchi "nobili" della moda, da Gucci a Ferragamo, da Prada ad Armani, a costi accessibili. E' questo l'outlet mugellano, del quale la McArthur Glen e il gruppo Fratini, uniti da una joint-venture nella quale l'azienda italiana ha una partecipazione del 30 per cento, hanno già presentato il progetto e lo studio di fattibilità. Con un'attenzione particolare al rischio idraulico, perché i 60 mila metri quadri interessati dall'operazione sono ubicati lungo la Sieve, nella vallata di fronte all'Explo Giochi: previsti interventi di risagomatura del fiume, e passerelle per attraversare il corso d'acqua, che si vuole sia parte del complesso. 16 mila metri quadri saranno destinati alla vendita, 4000 mq. ai magazzini, e vi saranno almeno 4000 posti auto e una viabilità dedicata, ad anello, che prenderà avvio dal nuovo casello autostradale di Barberino, di cui già si prevede l'ampliamento, con il triplo delle porte d'accesso, rispetto alle attuali: si stima infatti che il nuovo grande centro commerciale mugellano richiamerà 3 milioni di visitatori-clienti l'anno.

Se la Regione Toscana, con il vicepresidente Michele Ventura, ha già manifestato disponibilità, ponendo semmai l'attenzione sulla qualità urbanistica dell'intervento, forti proteste sono venute dal presidente della Camera di Commercio di Prato, che ha giudicato disastrosa per i piccoli negozi di abbigliamento, la realizzazione dell'outlet mugellano.

© il filo, febbraio 1999
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