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La copertina di questo mese
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ARTE

RUGIANO IL SANTUARIO DIMENTICATO

Lievi volute di un alito caldo, bagnano a tratti le narici brune della possente coppia di buoi come a ritmare l’incedere lento e sicuro sul terreno da dissodare.

E’ l’inizio di una primavera qualsiasi verso la fine del 1200 e si arano i campi di Rugiano, una zona agreste a nord di Rufina, nella contea di Turicchi, sul fianco sinistro della Sieve a 500 metri di altezza.

Miti ed infaticabili gli animali, trascinano il pesante aratro raschiando solchi profondi lungo il fianco della collina, poi come trattenuti da una forza misteriosa o da un ostacolo inamovibile, improvvisamente si arrestano, incapaci di proseguire. Anche le imprecazioni successive ed il pungolare insistente del bovaro, non hanno altro effetto se non quello di fare inginocchiare i buoi ora esausti ed impotenti. Gli attimi che seguono lasciano basito il povero contadino; un oggetto inconsueto emerge in parte dal terreno proprio vicino al vomere e probabilmente determina la causa che impedisce di proseguire il lavoro. Lo scavo attorno all’aratro è febbrile e l’animo alterato dagli eventi, ben presto si trasforma in umile e pacato man mano che l’oggetto svela la propria identità.

La Vergine di RugianoE’ una tavola lignea che rappresenta l’immagine della Vergine ammantata di blu, il capo chino sul Bambinello seduto sulle ginocchia; un’ aureola dorata cinge il capo di entrambe.

In un periodo storico in cui la religiosità popolare è profondamente radicata, il ritrovamento dell’immagine, ritenuta immediatamente miracolosa, determina grande ammirazione e stupore negli abitatori della zona.

La tavola è subito custodita nella chiesetta di San Pietro in Turicchi, anche se la leggenda narra di una inspiegabile scomparsa del dipinto e del suo ritrovamento nel territorio di Castiglioni, nei campi di Rugiano dove era stata rinvenuta inizialmente, inasprendo ancor più i rapporti tra i due popoli da tempo deteriorati per la contesa di un appezzamento boschivo della zona.

Trascorrerà oltre un secolo prima che Leonardo Salutati, Vescovo di Fiesole e conte di Turicchi,  approvi i nuovi statuti del 1455 che regolano proprietà e diritti civili, della contea. All’inizio del cinquecento comunque, l’Oratorio doveva già essere presente sul colle, edificato per devozione dal popolo di Turicchi e dai signori Busini, come narra un documento manoscritto del pievano Anton Filippo Burberi, che lo descrive come “piccola chiesetta”, senza però indicare con precisione la data di costruzione. Nel 1565 il successore e tutore della Santa Chiesa fiesolana, assegna “ad-immemorabili” l’Oratorio alla parrocchia di Turicchi e solo nel 1700, grazie all’intervento di D.Manfredi pievano di Castiglioni, il territorio boschivo conteso viene affidato al popolo di Turicchi, mentre l’intera area di Rugiano è definitivamente annessa a quello di Castiglioni, ponendo fine alla disputa tra le due fazioni.

Assegnata definitivamente al proprio luogo di origine, la tavola della Vergine, ora può finalmente riposare nella piccola cappella detta La Madonna dei Boschi, edificata poco a valle del luogo preciso del ritrovamento.

Il periodo successivo vede ingigantiti venerazione e pellegrinaggio verso il luogo sacro anche per motivazioni non propriamente religiose. Periodi climatici sfavorevoli, ad esempio caratterizzati da un’ interminabile siccità, moltiplicavano orazioni,  processioni ed offerte alla Vergine, per una miracolosa quanto indispensabile indulgenza.

Sono ormai necessari nuovi spazi ed un’adeguata collocazione dell’immagine, tanto che nel 1712, inizia l’ampliamento della cappella e la costruzione dell’Oratorio di Rugiano così come lo vediamo oggi, privo però del porticato anteriore che verrà aggiunto nel 1750. L’interno arricchito da due altari laterali ed un organo a canne, è impreziosito dal soffitto affrescato completamente da G. Giovannoni nel 1850.

Al complesso religioso è annessa una vasta canonica le cui caratteristiche imponenti rispecchiano le necessità spirituali del momento che vedono crescere devozione popolare  e pellegrinaggio verso il santuario, ormai identificato da tutti come la Madonna di Rugiano.

Servito dal parroco di Castiglioni, l’Oratorio è affidato ad un “romito” che lo custodisce e ne cura i proventi  derivati anche dalla sua continua ricerca di offerte secondo un metodo proprio dei “frati da cerca” largamente diffuso in quest’epoca in tutta la Val di Sieve.

Nella seconda metà del 1850, l’Oratorio è al massimo del suo splendore; i popoli di Turicchi, Castiglioni, Petrognano e Contea, istituiscono le “Compagnie”, confraternite religiose con il solo scopo di elevare costantemente fede e devozione all’immagine sacra della Vergine.

Ad ogni Compagnia era assegnato un locale della canonica per la normale attività di aggregazione e soprattutto per organizzare al meglio le manifestazioni religiose proposte durante l’intero anno liturgico. Le più note e frequentate erano quelle del martedì di Pasqua, della Pentecoste, del quattro agosto e dell’otto settembre; non meno importanti le preghiere di ringraziamento l’ultimo dell’anno.

Il mattino della festa, ogni popolo partiva in processione dal proprio abitato e proseguiva fino a poche centinaia di metri dall’Oratorio; qui una breve attesa permetteva ai vari gruppi di ogni Compagnia di riunirsi per terminare la processione ed assistere insieme alla celebrazione della Messa cantata delle dieci e trenta. Proprio durante questa celebrazione avveniva la raccolta delle offerte in denaro secondo un metodo a dir poco morboso e comunque dall’aspetto singolare.

Ogni Compagnia era in possesso di un “cero”, ovvero di un asta nella quale erano infisse trasversalmente delle barrette che lo rendevano simile ad un alberello ed alle quali ogni fedele poteva appendere la propria offerta, mettendo immediatamente a confronto lo spirito di carità tra le varie Compagnie secondo un criterio forse non troppo adeguato alla solennità dell’evento.

Registrati fin dal 1860, gli importi di tali offerte compaiono ancor oggi elencati in un libro dell’archivio parrocchiale di Castiglioni dedicato alla “Natività della Beata Vergine Maria”.

Al termine della funzione, la festa perdeva buona parte del suo misticismo assumendo un aspetto decisamente pagano. Si pranzava al sacco sul prato o nei locali della canonica, all’esterno erano presenti bancarelle di ogni genere, da quelle degli abiti a quelle dei dolciumi e dei giocattoli. Una vera e propria sagra paesana, con contrattazioni di affari e scambi di opinioni che risvegliavano spesso antichi rancori tra i popoli di borgate diverse e si concludevano immancabilmente con sonore scazzottate e relativi interventi dei carabinieri.

Con la scomparsa del “romito”, avvenuta nel 1940, la tavola della Madonna è traslata nella pieve medievale di S. Stefano in Castiglioni e posta nella teca absidale destra del maestoso edificio così come la vediamo oggi.

Nel 1944, l’Oratorio di Rugiano subisce un drammatico bombardamento che lo distrugge quasi completamente; anche la “maggiore” delle tre campane, oggi custodite nella chiesa di San Francesco a Pelago, è colpita da una scheggia e resterà per sempre danneggiata. Ricostruito dal Genio Civile nel 1954 sarà riaperto al pubblico l’anno successivo anche se vani risulteranno in seguito i tentativi per il ripristino delle manifestazioni tradizionali, fino al 1962, anno in cui Rugiano verrà chiuso definitivamente.

E’ l’epilogo triste di un intenso periodo del passato che tra leggenda e storia religiosa ha sostenuto a lungo l’animo semplice e genuino di coloro che l’hanno vissuto in prima persona; un periodo segnato da uno spirito di fede spontanea a volte ingenua, comunque testimone di tradizione secolari e quindi parte integrante di quel patrimonio culturale e di costume tipico del nostro territorio.

 Massimo Certini

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2006

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