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INTERVISTA A RUTILIO MUTI

"Sono il più grande
pittore del Mugello"

RUTILIO MUTI è nato a Vícchio il 4.9.1904. Dopo le elementari, mentre lavora come manovale, comincia a disegnare e ad appassionarsi alla pittura. Nel '28 incontra il pittore Ferruccio Rontini, di scuola livornese, e con lui inizia a lavorare con costanza e impegno, girando l'Italia e partecipando a mostre e concorsi dai quali riceve riconoscimenti e notorietà. Pur maturando negli anni, il suo stile sarà sempre quello di interpretare la realtà con la vivace poesia del colore per insegnarci ad apprezzare il mistero e la bellezza della vita.

Quando si è accorto di questa passione per la pittura?

Da sempre. All'inizio facevo il muratore: anche questa casa l'ho fatta io. Un giorno incontrai Ferruccio Rontini giù alla Sieve, e visto che mi piacevano tanto le cose che faceva, mi misi a pitturare con lui. Per una decina di anni s'è lavorato insieme, fuori, all'aria aperta. S'andava tutti i giorni nelle stalle, nei pollai; si stava lì col pennello in mano a studiare la luce, i colori, non come oggi che fanno tutto in casa e copiano le fotografie. Cominciai a esporre in Italia e all'estero, a Genova, Milano, Dusseldorf, Stoccarda, Zurigo, Parigi, e su su mi sono fatto un nome. Per più' di 30 anni ho dipinto in tutta l'Italia, da Roma in su. Poi da una ventina di anni sono rientrato nel Mugello, e ora da un pezzo sono qui, perché mi piace molto quello che mi offre: ci trovo tutti i colori che vanno bene per me e che mi fanno esprimere con una certa forza. Come dicono tanti e come credo di essere, voglio rimanere il miglior pittore del Mugello, perchè il Mugello l'ho rappresentato io.

Quale è stata la sua maturazione artistica in questa lunghissima carriera?

Anche quando dipingevo con Rontini e si facevano le stesse cose ognuno aveva la sua maniera: lui era più impressionista, io più colorista. La mia pittura non è neanche macchiaiola: è una cosa che ho sentito solamente io e che si riconosce da un chilometro. I critici distinguono tre periodi: dopo le mostre e i concorsi, quando giravo lìItalia, ho fatto anche ritratti, ma non per molto perché non mi piace tenere la gente ferma in posa. Ho una pittura fatta di segni e di freghi. Non cerco le figure né altre cose rappresentative: cerco la sinfonia del colore. Anche con cose da poco faccio un quadro, perché non sto tanto a lisciare e a rileccare la figura, ma ci metto il colore, la sensibilità', la furia espressiva. Nei quadri vedete la poesia, la musica del colore: non vedete solo la natura e il paesaggio, ma la natura che è passata attraverso il cervello, lo spirito interiore dell'artista che la interpreta e la riempie di poesia.

Quando rende il "mestiere di artista"?

La mia è una pittura istintiva: non dipingo 10 quadri alla volta per venderli. Ho molte richieste ma dipingo solo per passione. Ricordo all'inizio i momenti della fame. Col Rontini si facevano molte riproduzioni di autori famosi, grandi tele che ci pagavano 100, 120 lire. Bisognava andare in giro per poter vendere, ma io non mi sono voluto mai legare a nessun gallerista o critico. Anzi mi ha sempre interessato di più sentire parlar male, tanto ho sempre cercato di fare meglio che potevo, mentre i critici spesso parlano male solo per posa. Non mi sono mai affezionato neanche ai quadri: li ho sempre dati via senza conservarli per la gloria, perché se un quadro vale, il posto lo trova da sé; ma non ora, ora li semino come fa il buon seminatore e quello che prendo mi basta per vivere, tanto mi interessa solo la pittura e zappare nell'orto per riavere la mente. Non sono mai stato distratto da nient'altro: solo la Domenica vado alla Messa.

Come è lo spirito religioso di un artista?

Io credo, perché con i miei pensieri non riesco ad entrare nei misteri della natura, così grandi che nessuno, nemmeno questi che chiacchierano sempre, può dimostrare che Dio non c'è. Qualcuno c'è, eccome se c'è: basta osservare la natura. Bisogna avere anche un po' di paura e di rispetto. E poi sono contento di questa religione perché a 86 anni sono tranquillo e mi trovo bene.

Complimenti per la mostra.

Di mostre antologiche ne ho fatte due: la prima nel '75 qui alle scuole comunali, curata dal critico Corrado Marsan. Ora la seconda al Museo Beato Angelico che per forza sarà anche l'ultima per via dell'età. Anche questa ha avuto un grande successo di pubblico, a giudicare dalle firme sul quaderno dei visitatori, ed è venuta anche la televisione.

Intervista di Mario Mazzetti

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