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SANT’AGATA:
ITINERARIO STORICO-RELIGIOSO

S. Agata di Mugello è sempre stata luogo di passaggio di una importante viabilità, fin dai tempi preistorici a causa della particolare posizione geografica, ai piedi dell'Appennino, sulla direttrice naturale che dalla piana di Firenze conduce alla Padania. Da S. Agata passa infatti una lunga dorsale che dalla Sieve risale ai valici appenninici, i più agevoli del tratto tosco-emiliano, e in particolare al Passo dell'Osteria Bruciata .

Le stele etrusche di tipo fiesolano e i numerosi reperti di epoca romana (tra cui varie fornaci di laterizi e ceramica allineate proprio lungo la dorsale prima ricordata che conduce ai valici appenninici), confermano S. Agata come passaggio strategico per i valichi che conducevano in Emilia Romagna.

La stessa origine dell'insediamento e in particolare della primitiva chiesa paleocristiana del V sec. d.C., le cui fondamenta sono ancora visibili sul pavimento dell'attuale Pieve, è legata alla sua funzione di luogo di transito e quindi di ristoro e di assistenza prima di affrontare l'Appennino.

Tale importante funzione si rafforza dopo il Mille con l'intensificarsi dei traffici commerciali tra Firenze e l'area padana, tra Nord Europa e Italia centrale. La pieve di S.Agata è uno dei più importanti edifici romanici della Toscana, caratterizzato da un singolare e raro tipo di copertura. L'attuale edificio della pieve risale al 1175, come documenta la data scolpita su una formella del fonte battesimale (originariamente appartenente al pulpito che rovinò con il terremoto del 1542). Le sue notevoli dimensioni, eccessive rispetto alla popolazione cui doveva servire, testimoniano l'esigenza di accogliere un gran numero di pellegrini che andavano e tornavano da Roma. Dello stesso periodo è la pieve "gemella" di Cornacchiaia, al di là dall'Appennino, anch'essa sulla direttrice Firenze Bologna più volte ricordata, a conferma della importante funzione di S.Agata (e in questo caso di Cornacchiaia) come luogo di transito per itinerari commerciali e insieme religiosi, e quindi del legame tra le due pievi e la strada. Due le testimonianze che documentano S.Agata come punto di passaggio della Firenze Bologna fin dai primi del sec. XII: gli "Annales Stadenses" del monaco Alberto che visitò l'Urbe nel 1236 (scritti tra il 1240 e il 1261 e considerati la miglior guida stradale del medioevo), nell'itinerario dalla Germania a Roma indicano Cornacchiaia (e quindi S.Agata) come stazione sulla Firenze Bologna; 2) negli appunti di viaggio del vescovo Wolfger, patriarca di Aquileia, in visita in Italia tra il 1191 e il 1218, risulta più volte indicata lungo la strada da Bologna a Firenze la località di S. Agata.

Alla vigilia del Giubileo del 1300, le due città capolinea della strada si preoccupano di facilitare il grande afflusso di pellegrini: il Comune di Bologna finanzia un generale restauro fino al confine della Raticosa, il Comune di Firenze delibera la costruzione di due ponti in pietra nella zona di Cornacchiaia, quindi sulla strada proveniente da S.Agata.

La "riformagione" bolognese dell'ottobre 1300 ci informa anche che i lavori di restauro erano veramente indispensabili, viste le disastrose condizioni in cui si trovava la strada per Firenze, tutta sconquassata e piena di frane, pericolosa per uomini e bestie, per i mercanti come per i pellegrini che andavano a Roma. Quest'ultimi erano minacciati anche dai malviventi durante l'attraversamento dell'Appennino, tanto che il Comune di Bologna, sempre nel 1300, proprio in seguito a una grave rapina subita da un gruppo di pellegrini, stabilisce severissime punizioni a scopo dissuasivo.

La persistenza del transito di pellegrini che dal Nord scendevano a Roma nei secoli successivi, è testimoniata oltre che da tante altre fonti, da una particolarmente significativa quale il toponimo "Fonte Romea" tuttora rimasto a una sorgente ancora attiva nei pressi del valico appenninico a nord di S. Agata, sull'antico itinerario utilizzato nel medioevo.

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© il filo, idee e notizie dal Mugello, gennaio 1998

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