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 VERSO LE SALAIOLE, ANTICHI RICORDI

Cara strada, ti scrivo

La strada delle Salaiole, nei pressi di VitereteCara strada delle Salaiole,penso che sarai contenta di ricevere una lettera perché così ti sembrerà di tornare importante come eri nei tempi antichi quando il Priore d'Olmi, Giuseppe Maria Brocchi, ti chiamava "la strada maestra per Firenze".

In realtà ti scrivo perché ti sono affezionata e quando ti percorro, continuo a vederti con gli occhi di bambina: via l'asfalto, via i cartelli stradali, solo uno stretto nastro bianco che gira in mezzo al verde dei campi.

Due ricordi, in particolare, si accendono ogni volta che ti vedo. Nel primo, cammino, o meglio trotterello dietro all'istitutrice (beati i ragazzi di oggi che di quella categoria conoscono solo Mary Poppins) che con passo spedito si dirige verso Borgo dopo aver deciso che ci sono delle commissioni urgenti da sbrigare: una lettera da spedire o un quaderno da comprare o forse manca un filofort, tutte occasioni per farmi fare una salutare passeggiata mattutina.

la "mitica" automobile del "sor" Neri Martini BernardiSiamo forse a metà strada quando ci raggiunge un allegro suono di clackson: è un avvenimento perché può capitare di fare tutta la strada senza vedere neppure un'automobile. La "Signorina" allora mi ferma e si affretta a girarmi verso i campi per proteggermi il più possibile dalla polvere. E quando entrambe abbiamo voltato la schiena al pericolo che sta arrivando, tenendo il fazzoletto sulla bocca per maggior precauzione, sentiamo una voce sonora di cui ancora oggi ricordo chiaramente il timbro e l'intonazione: " Su, salite, che vi porto a Borgo!"

E' il dottor Sandrini che torna da una delle sue visite in campagna. Confuse e sollevate insieme, saliamo in macchina ed io mi diverto a guardare indietro la nube di polvere che si alza da te, cara strada, che ancora non avevi indossato il mantello di asfalto.

Nel secondo ricordo sono in cima ad un alto mucchio di fieno: mi è stato concesso il permesso di salire sul carro arancione tirato dalle vacche di Gigi. Sono felice perché mi hanno messo le redini in mano e mi hanno insegnato le parole magiche che fanno partire e fermare le bestie. "Va' avanti !" grido con quanto fiato ho in gola e mi sembra di avere un potere immenso nelle mani con quelle rozze corde che nella fantasia sono diventate le briglie di focosi destrieri.

I miei primi tentativi di andare in bicicletta sono stati su di te, cara la mia strada, e le sbucciature ai ginocchi erano all'ordine del giorno perché i sassolini, con cui tentavano di riempire le tue buche, facevano sbandare facilmente.

Quanta gente ti camminava addosso, allora! Non per sport o per salute, ma perché non c'era altro sistema per andare a casa o a lavorare. Ricordo le massaie con i fagotti del mercato del Martedì, gli operai che tornavano la sera dal lavoro e i poveri che venivano a bussare alla porta chiedendo una fetta di pane e si fermavano a bere alla piccola fonte davanti a casa.

L'otto settembre del '43 ti percorsero i soldati che, sbandati, tornavano a casa e avevano le divise sporche e sbottonate e lo sguardo inquieto. Ancora in quell'anno - il trenta Dicembre - ti riempisti di gente che scappava dal primo bombardamento di Borgo: barrocci e biciclette con sopra poca roba raccattata in fretta, spinti dalla paura e dall'angoscia di non riuscire a trovare riparo per la notte.

Il tuo passato, cara strada, tutto quello che hai vissuto prima di me, io non lo conosco, ma ogni tanto lo sogno. E le poche fotografie che ho di te, mi aiutano ad immaginare come eri al tempo dei miei nonni, un tempo senza fretta che scorreva al rallentatore. Ti vedo ascoltare, paziente, il trotto disinvolto dei cavalli e riesco anche a sentire la tua paura quando per la prima volta ti ha ingoiato la "mitica", formidabile automobile del "sor" Neri Martini Bernardi.

Adesso tutti sfrecciano come pazzi e non hanno più il tempo per godere dei monti casalinghi che ti fanno da scorta e dei verdi tappeti di grano o di formentone che si stendono al tuo fianco per farti festa.

Pazienza! Non sanno che cosa si perdono. Lunga vita a te, cara strada delle Salaiole!

Nicoletta Martiri Lapi

Nelle due foto, di Luca Rosselli del Turco, la strada delle Salaiole.

Nella seconda, la "mitica" automobile del "sor" Neri Martini Bernardi

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 1999
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