Padre Massimo
aprì le porte del “ricovero”
Quando
a San Carlo
proteggevano gli ebrei
…ma lo sa, ci aveva
anche degli ebrei! Li aveva ospitati lui, io i nomi non me li ricordo. Quando
eravamo sfollati là a San
Carlo…C’erano anche questi ebrei, che però padre Massimo li teneva
tanto nascosti…
Questa
testimonianza raccolta il 20 marzo 2002 e riportata nel volume da me curato
“Lettere da San Giovanni Rotondo” era di una signora, allora ragazzina, ansiosa
di testimoniare quanto era stato grande il cuore di padre Massimo che, in un
momento particolarmente difficile per la sua famiglia, (suo babbo era stato
podestà e quindi sicuramente compromesso, come tanti, col regime fascista) li
aveva rifugiati alla scuola di San Carlo nell’ultimo periodo della guerra. …nessuno
ci voleva. … L’unico che ci ha preso e ci ha aiutato è stato padre Massimo.
Per questo sempre nel volume citato avevo detto che, in
quel periodo, per padre Massimo i poveri non
sono più soltanto i vecchi, ma anche i perseguitati di qualsiasi parte essi
siano. E le porte del Ricovero sono aperte e rifugio per tutti. Si rivive il
manzoniano motivo della “provvida sventura” e “infra gli oppressi” si trovano
ebrei e persone legate al vecchio regime.
E
bbene
a distanza di cinque anni, seppur col pochissimo tempo che ho potuto dedicare
all’argomento, questa affermazione è confortata da una quantità di dati che non
mi sarei certo aspettato. Nel
registro verbali del Terz’Ordine, l’8 ottobre 1944, dopo aver ringraziato Dio e
san Francesco per lo scampato pericolo della guerra, si legge:
La IV Domenica
sarà fatto nella Chiesa di San Carlo una giornata di ringraziamento da 48
giovani per aver salvata la vita nel periodo di rastrellamento per parte dei
tedeschi. I giovani erano rifugiati al Ricovero – Scuola – Convento. Padre
Epifanio da San Marcello in una relazione inviata alla Provincia cappuccina
dice: In quei giorni tremendi
la Scuola
ed il Ricovero, come anche il Convento dei Cappuccini, furono asilo e rifugio e
salvezza di tantissime persone… Come si vede un totale di più di 160 persone,
trovarono asilo e salvezza in quei sacri e pietosi luoghi,… La gioia della
liberazione fece subito dimenticare le agonie sofferte. Gli uomini che per più
di un mese erano stati penosamente nascosti nelle soffitte, uscirono fuori alla
luce, e da tutte le menti e da tutte le bocche uscì l’inno di gloria e di
ringraziamento a Dio. Ma fu inno anche di ringraziamento a padre Massimo che non
abbandonò mai i suoi ricoverati, e li confortò nel pericolo;…
Adesso
hanno un nome, ed un nome famoso, anche due ebrei che sono stati salvati dalla
barbarie nazista dalla braccia infinitamente grandi di padre Massimo. Sono
Angiolo Orvieto e la moglie Laura Cantoni.
Lui poeta, giornalista, fondatore della rivista “Il Marzocco”, uomo di spicco
nell’ambiente culturale del primo novecento, consigliere dell’Unione delle
comunità ebraiche italiane, nipote di qull’Alberto Cantoni, scrittore
“avvenirista e pirandelliano” anzi tempo, al quale lo stesso Pirandello dedicò
“Il fu Mattia Pascal”(1069-1967).
Lei, figlia di un volontario garibaldino, scrittrice,
impegnata nella divulgazione della cultura negli ambienti popolari,
collaboratrice del marito alla rivista
“Il Marzocco”, scrisse molte opere di letteratura per l’infanzia, fondò il
giornalino “La settimana dei ragazzi” che diresse fino alla morte nel 1953, si
inserì a pieno titolo nel dibattito d’inizio Novecento sulla questione della
donna più per gli aspetti sociali oltre
che per quelli letterari (1876-1953).
Negli anni della persecuzione ebraica si rifugiò presso un ricovero per anziani
nel Mugello che padre
Massimo da Porretta aprì agli Orvieto. Così termina la sua nota biografica
nel “Dizionario delle donne lombarde” a cura di Rachele Farina.
Alla Casa San Francesco c’è una lapide nel corridoio
storico, alla sinistra entrando in chiesa, che ricorda come la Galleria vetrage (i lunghi
corridoi a vetri che in parte sono stati sostituiti recentemente con gli spazi
più aperti degli ottagoni) fu donata nel 1956, in occasione del
sessantesimo di sacerdozio di
padre Massimo, dall’insigne poeta Angiolo Orvieto in memoria
dell’amata consorte Laura e della figlia Annalia e del prof. Domenico Del
Campana, ministro del Terz’Ordine e collaboratore di padre Massimo nella
realizzazione delle opere di San Carlo. Un rapporto quindi e un’amicizia durata
nel tempo e che, purtroppo, la rapida perdita della nostra memoria storica
rischiava di farci collocare gli Orvieto fra i tanti anonimi benefattori del
Ricovero. Per fortuna possiamo documentare questo rapporto anche da una lettera
del prof. Del Campana a
padre Massimo del 12 aprile 1946 dove in poscritto dice:
Due giorni fa vidi i due vecchi Orvieto,
sempre riconoscentissimi per P.
Massimo, del quale ci si trovò d’accordo nel dirne il
maggior male possibile!La
sottolineatura ne accentua il senso metaforico.
Ancor più, però, quest’amicizia è documentabile da oltre cinquanta lettere
di padre Massimo ad Angiolo
Orvieto, dalle quali traspare una profonda relazione che va ben oltre il giusto
debito di riconoscenza che questi potevano avere nei suoi confronti. Padre Massimo è l’amico
sempre presente nei momenti difficili che la famiglia deve affrontare, in una
lettera invita Angiolo a tornare a visitare i luoghi che sono stati il suo
carcere per undici mesi, ma dove i secondini l’avevano tanto amato.
Gli eredi Orvieto hanno donato l’archivio di famiglia al
Gabinetto Vieusseux che ha catalogato anche queste lettere nel “Fondo Orvieto”
dell’Archivio Contemporaneo “A. Bonsanti” di Palazzo Corsini; la dr.sa Caterina Del
Vivo, che ne è la massima esperta, ha curato recentemente la pubblicazione di
due opere inedite di Laura Cantoni per conto della “Fondazione Carlo Marchi”:
la “Storia di
Angiolo e Laura” e “Viaggio meraviglioso di Gianni nel paese delle parole –
Fantasia grammaticale”; in prefazione alla prima dice:
Angiolo e Laura Orvieto riusciranno a
sfuggire alle persecuzioni nascosti fra i vecchietti del Ricovero di padre Massimo in Mugello.
…Del periodo di
guerra, e soprattutto dei
mesi fra il 1943 e il1944, trascorsi con Angiolo nel convento-ospizio di padre Massimo, nascosti,
nel continuo timore di essere scoperti, Laura ha tuttavia lasciato altre
testimonianze scritte. Si tratta di narrazioni della quotidianità e della paura
che accompagnava le meste giornate, stese ancora una volta in terza persona,
proiettando spesso l’identità propria e quella del marito in figure d’altri
tempi o fuori del tempo.
Padre Massimo quindi si conferma sempre quel grande animo
francescano aperto a tutti perché la
la dignità umana va ben oltre le idee e, con tutti,
disposto a condividere i valori senza sposare le ideologie. Non solo ma anche
una mente così aperta da essere precursore di quel dialogo interreligioso che
vedrà per l’amicizia cristiano ebraica il toscano Elio Toaff ricevere un papa
cattolico nella sinagoga di Roma.
E questi sono solo pochi gustosi frutti di una grande
pianta che dal cielo, insieme con l’amico di sempre padre Pio, benedice e
protegge le Opere di San Carlo e il Mugello intero.
Giorgio Giovannini
P.S. Considerando che nel ’44 i giovani rifugiati potevano
avere sì e no venti anni, forse qualcuno è ancora vivo e potrebbe avere ricordi
più precisi, sarebbe bello poterli ascoltare.
Chiedete di me o lasciatemi un messaggio al Villaggio San
Francesco.
Cfr. Laura Cantoni “Storia di
Angiolo e Laura”, a cura di Caterina del Vivo, ed Olschki, 2001.
© il filo, Idee e
notizie dal Mugello, gennaio 2008