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Copertina mese di ottobre '08
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chiesa locale

FESTA GRANDE NELL’ABBAZIA DI SAN GODENZO

Il ritorno di San Gaudenzio

Nella foto è ritratto il vescovo Luciano Giovannetti mentre, aiutato dal parroco don Mario Nenci, sigilla la nuova urna.E’ stata festa grande a San Godenzo, per il ritorno del corpo del Santo patrono, sottoposto nei mesi scorsi alla “recognitio canonica”. Alla festa –alla quale hanno contribuito la Diocesi di Fiesole, la Provincia di Firenze, la Comunità montana della Montagna Fiorentina e il Comune di San Godenzo-, ha partecipato tanta gente, a cominciare dalla giornata del 25 settembre, giorno della festa liturgica del santo e giorno del rientro del suo corpo in abbazia.

Del resto il paese è fortemente legato al suo santo. La stessa esistenza del centro abitato è “merito” del patrono, visto che presso l’Abbazia e grazie all’Abbazia sorse il castello dei conti Guidi, uno dei maggiori baluardi nel Mugello e nella Val di Sieve. Un Santo, che come narrano gli agiografi, ha “scelto” questa terra in modo particolarissimo.

Gaudenzio era un monaco, di origine campana, vissuto al tempo di Teodorico, che fu re degli Ostrogoti e re d’Italia tra il 494 e il 526. Con i suoi compagni Ilario, Luciano e Marziano risalì l’Appennino per fare una vita penitente, e si stabilità nei pressi dell’Alpe di San Benedetto. In questi boschi trascorse la vita intera nel silenzio e nella preghiera, morendo in tarda età. Ma la sua tomba rimase sconosciuta per quasi tre secoli, e fu un evento prodigioso a rivelarla: alcuni cacciatori, mentre inseguivano un cinghiale, furono sorpresi dalla notte; si ripararono nel bosco e mentre dormivano furono svegliati da strane guida e da un bagliore entro il quale si vedevano muovere figure vestite di bianco. Spaventati, avvertirono il Vescovo di Fiesole Romano che dopo tre giorni di digiuno, si recò sul luogo dell’evento, e scavando fu trovata la tomba con i resti di Gaudenzio. Fu deciso di dare più degna sepoltura al Santo e per trovare il luogo idoneo si decise di affidarsi alla volontà dello stesso Santo: il corpo di Gaudenzio fu caricato su un carro trainato da buoi, che furono lasciati liberi di vagare. Giunti in fondo alla valle, i buoi non vollero più saperne di muoversi, e lì fu subito eretta una piccola cappella che poi divenne pieve. Infine, all’inizio dell’XI secolo, si realizzò la chiesa abbaziale attuale, gemella della cattedrale di Fiesole, e nel 1070 le reliquie del Santo collocate in un’urna di pietra trovarono posto sotto l’altare della confessione, dove rimasero sino al 25 settembre 1831, quando il parroco di allora le espose per la prima volta alla venerazione dei fedeli, poste in un’urna. Di recente si è reso necessario effettuare verifiche sullo stato di conservazione delle ossa, ed anche realizzare un nuovo abito monastico, per sostituire quello precedente, paramenti sacerdotali sporchi e in cattive condizioni.

Così i resti mortali di San Gaudenzio sono stati esaminati da periti medici ed esperti della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, con la redazione di una dettagliata relazione sullo stato di conservazione e sui tratti antropologici di Gaudenzio, con risultati che confermano gli elementi della tradizione. Le monache benedettine di Rosano invece hanno lavorato a lungo alla nuova veste del Santo.

Così il 27 settembre è venuto a San Godenzo il vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti, dando lettura del rogito e ponendo i sigilli vescovili sulla nuova urna. E così ora il santo patrono è tornato tra la sua gente.

Danilo Zolfanelli

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2008

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