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GLI ARTICOLI
CHIESA LOCALE

Riflessioni dopo la chiusura
della chiesa di Scarperia

Quando la chiesa
è inagibile …

Per contribuire ai restauri

Foto di Maurizio Fiorenzani

Appena due giorni prima di Natale, la chiesa principale di Scarperia – SS. Jacopo e Filippo – è stata dichiarata inagibile. Una trave, forse per il carico della neve e lo sbalzo delle temperature dei giorni precedenti, si è spostata dal suo alloggiamento. A scopo precauzionale e per effettuare i doverosi controlli, si è detto, la chiesa è stata chiusa; tutte le funzioni, dalla vigilia di Natale in poi, sono state spostate all’interno del tendone del Circolo MCL, attiguo ai locali parrocchiali: una tensostruttura sufficientemente grande, riscaldata e a pochi passi dal centro storico del paese.

Al momento non si sa quando e come la chiesa verrà messa in sicurezza e riaperta.

Per chiarire la situazione e riflettere insieme sulle conseguenze, ci siamo rivolti ai parroci, Don Simone Pestelli e Don Enrico Banchini, con i quali più che degli aspetti tecnici, abbiamo voluto parlare dei significati e delle reazioni davanti a tale imprevisto. Quella che segue è dunque una riflessione a più voci.

 

"Il problema alla trave della chiesa non è stato certo un evento prevedibile; ciò che già si sapeva era che il tetto non subiva opere di manutenzione da circa 40 anni. Con l’Arcidiocesi già sono stati programmati vari interventi di restauro: adesso se ne aggiunge un altro, urgente, che va ad aggravare ancora di più le spese da sostenere. Ma queste non sono le uniche opere da affrontare per gli edifici religiosi del paese: da mesi è chiusa la vecchia propositura. Tuttavia, trattandosi di una struttura usata solo in poche circostanze all’anno, è sembrato fin da subito prioritario orientare le nostre risorse verso i locali parrocchiali e coinvolgere, invece, l’amministrazione comunale e i fondi pubblici per la ristrutturazione della vecchia propositura.

Sicuramente la parrocchia di Scarperia sta vivendo alcuni disagi a causa di queste opere impreviste. Ma, diciamo, abbiamo fatto di necessità, virtù. Nelle ultime settimane, abbiamo notato un grande spirito di adattamento e di collaborazione della gente. Inoltre, il Circolo MCL ha messo a disposizione il tendone e i suoi volontari danno una grande mano nell’organizzazione delle celebrazioni; la Misericordia ha organizzato un servizio di bus-navetta per le persone anziane che desiderano partecipare alle messe pomeridiane del sabato e della domenica nella parrocchia di Fagna; quest’ultima, infine, ha collaborato mettendo a disposizione la Chiesa in orari non consueti. Tutti questi aspetti che possono sembrare propriamente organizzativi, hanno in realtà una conseguenza importante: dare continuità alla vita di fede della comunità, affinché gli imprevisti non sconvolgano. Anzi, dobbiamo dire che, come spesso accade, gli avvenimenti quotidiani ci forniscono elementi preziosi per sperimentare concretamente la fede: il disagio dovuto al luogo insolito della celebrazione e al rumore causato dalla pioggia battente, ci ha fatto vivere in concreto un aspetto del Natale che talvolta ci troviamo ad enunciare o semplicemente raccontare.

Nel nostro territorio – e in Italia e in generale – siamo abituati a vivere la liturgia in luoghi particolarmente belli, ricchi di storia e di arte: tutto questo è un dono che diamo per scontato. Certo, l’edificio chiesa aiuta per una migliore partecipazione: il raccoglimento e la possibilità di usufruire di attrezzature adeguate (impianto acustico, panche, inginocchiatoi, riscaldamento, ecc.) sono strumenti utili. Il disagio di celebrare sotto ad un tendone ci fa sentire più solidali con tutte quelle comunità che per eventi catastrofici – pensiamo, ad esempio, ai terremotati – o per mancanza di una tradizione o di una storia in Paesi diversi dall’Italia, non hanno un luogo dove poter celebrare l’eucarestia. Si dice spesso che “nonostante tutto, è Natale”: quest’anno abbiamo potuto dirlo veramente…anche sotto ad un tendone e una pioggia assordante!"

 

Ringraziando i parroci per questa riflessione, abbiamo infine raccolto qualche commento all’uscita delle celebrazioni. Ad alcuni parrocchiani, di varie età, abbiamo chiesto: cosa ha comportato per te la chiusura della Chiesa?

  •      Mi è venuto da pensare a tutte quelle persone che per mesi, anni, vivono questo genere di disagio: ai terremotati de L’Aquila, ad esempio, o a chi vive in Paesi dove non ci sono chiese. Mancano tante comodità, ci si distrae più facilmente, c’è più confusione e se piove, come in queste settimane, non si sente tanto bene. È difficile persino cantare e sentire le chitarre!

  •       In una chiesa è tutta un’altra cosa. Mi riesce difficile concentrarmi nel tendone. Ma per il momento non si può fare diversamente.

  •      Sappiamo che si tratta di un disagio temporaneo e questo ci fa ben sperare. Continuo a venire alla messa a Scarperia perché per me è qui la mia comunità, anche se c’è più confusione.

  •     Nessun disagio, anzi. Mi sembra che ci sia più collaborazione. Ho visto tante persone intervenire per sistemare le sedie e liberare il tendone dopo la messa, che non mi sarei mai aspettata. Spesso succede questo: nei momenti di emergenza, le persone nel nostro paese tirano fuori uno spirito di solidarietà.

  •      Oggi è ripreso il catechismo e mi sembra che ci siano meno persone alla messa. Forse molte sono andate in altre parrocchie. Anche questa può essere un’occasione positiva, no?

  •      Per le celebrazioni, l’essenziale c’è! Poco importa se avvengono in una bella chiesa o in un tendone!

Spesso, come persone e come credenti, amiamo la comodità della tradizione, le certezze su cui si può basare la partecipazione ad una comunità parrocchiale. Il gruppo, il coro, le facce conosciute, gli spazi e dunque anche la chiesa come edificio possono rappresentare per la vita di fede, punti di riferimento importanti. L’esperienza di Scarperia, oltre il disagio, ci può aiutare a comprendere la differenza tra la chiesa edificio e la Chiesa, come comunità. “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Letizia Materassi

 

Per contribuire al restauro della Chiesa e dei locali parrocchiali di Scarperia:

 

Casella Postale: 97713549

Bonifico bancario “Lavori di ristrutturazione”: IBAN IT46 A 08325 38090 0000 000 62905 c/o Banca del Mugello Credito cooperativo

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2010

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