| L'ESPERIENZA DI UN GRUPPO
DI SCOUT BORGHIGIANI
Scout... dietro le sbarre
Farid, Adil, Mohamed... sono alcuni nomi
dei ragazzi che hanno riempito tre dei nostri pomeriggi.
Invece di fare, come al solito, una route invernale, ovvero passare alcuni giorni
camminando in un posto da decidersi, il clan di Borgo San Lorenzo ha pensato di dedicare
tre giornate al servizio degli altri. L'attività è nata un po' per caso, un po' per
sfida. Perché non metterci a servizio dei ragazzi che si trovano nel carcere minorile di
Firenze cercando di far passare loro qualche ora diversa, in compagnia? Ma saremmo
riusciti a raggiungere la meta prefissataci? Già dall'inizio avevamo capito che l'impresa
non sarebbe stata facile. Infatti solo per accedere al carcere sarebbe servito il permesso
della magistratura di Firenze. I nostri piani erano saltati, i tempi si allungavano ; ma
grazie all'aiuto offertoci con entusiasmo dal vicedirettore, il signor Cerruto, dagli
educatori e dalle guardie del carcere siamo riusciti a metterci in regola in tempo. Oltre
alle varie autorizzazioni occorreva anche prepararsi per poter affrontare e vivere bene
questa esperienza. A tale scopo ci ha aiutati don Giulio, operatore e sacerdote del
carcere. Lo abbiamo incontrato agli inizi di dicembre a Firenze, e dopo aver parlato con
lui ci siamo resi conto che non eravamo neanche a metà strada ; illustrandoci la
situazione da cui vengono i ragazzi del carcere, don Giulio ci ha messo a conoscenza della
realtà alla quale andavamo incontro e ci siamo preparati all'impatto, a volte duro, con
quell'ambiente. Finalmente, dopo circa un mese di lavoro, durante il quale anche altre
persone ci hanno dato il loro prezioso aiuto a rendere significativa la nostra presenza
nel carcere, è arrivato il giorno dell'effettivo incontro con i ragazzi. E' difficile
generalizzare sui sentimenti che ognuno di noi ha provato quando l'immaginazione è
diventata realtà: i volti che mille volte avevamo immaginato si erano materializzati.
L'unica nostra paura era quella di non essere accettati nelle attività che proponevamo
loro e di conseguenza prendere atto che i nostri sforzi non erano stati utili a nessuno.
Fortunatamente non è stato così, e dopo i primi momenti di nostro imbarazzo di fronte a
determinate regole del carcere, siamo riusciti a stabilire un contatto con loro,
soprattutto grazie alla loro disponibilità e voglia di divertirsi. Durante i tre
pomeriggi che abbiamo trascorso lì a giocare, scherzare e a conoscersi parlando, è stato
un crescendo di emozioni attraverso le quali abbiamo capito il valore del sorriso, di
quanto sia bello donarlo per poi riceverlo. Guardandoci indietro pensiamo di essere
riusciti nel nostro intento e non solo, ci siamo anche arricchiti di un'esperienza per
tutti molto significativa. Ci auguriamo di non essere stati solo una meteora, ma come noi
ora ci ricorderemo di loro per sempre, speriamo che anche quei ragazzi si possano
ricordare di noi e soprattutto che abbiano passato dei momenti sereni sapendo che qualcuno
pensa a loro. "Quanto vale un sorriso, regalare un sorriso... Nessuno è così ricco
da poterne fare a meno né così povero da non poterlo donare".
IL CLAN/FUOCO ARTURO
Gruppo Scout Borgo San Lorenzo 1°

HO VISTO
un gruppo di ragazzi che avevano voglia di divertirsi
la buona partecipazione di tutti
ragazzi come me
ragazzi con la voglia di conoscere altre persone
la voglia di conoscere e di divertirsi che hanno tutti i ragazzi
MI HA SORPRESO
la loro accoglienza
che si siano divertiti con noi
la loro semplicità
la loro voglia di giocare
il loro entusiasmo nel giocare e nello stare insieme
la gioia che avevano nel vederci e la loro grande disponibilità nei nostri confronti
che si ricordassero i nomi di tutti
HO FATTO
del mio meglio per farli sentire a loro agio
tanti sorrisi
ciò che mi ero proposto di fare
niente di particolare, sono stata me stessa
NON HO FATTO
l'abitudine a tutte le porte chiuse a chiave
non ho potuto fare amicizia con tutti
l'abitudine a pensare che sono chiusi in un carcere
NON HO TROVATO
ostilità
indifferenza o insofferenza nei nostri confronti
esclusione
avversità nei nostri confronti
indifferenza e ostilità
MI SONO SENTITO/A
accolto
complessivamente a mio agio
tra amici
come loro
sereno
felice e accolto
quasi una carcerata anche io, dato che venivamo supercontrollati anche noi
NON DIMENTICO
quante volte vengono contati
il loro sorriso
le loro domande, i loro sorrisi
che ci sono
la delusione nel vederci andare via
come mi hanno guardato quando ad alta voce ho detto che era ora di andare via
la loro voglia di parlare con noi di tante cose
il loro sorriso quando si sono sentiti chiamati per nome
VORREI
poter ripetere questa esperienza
sapere un po' di arabo!
tornarci
che non si dimenticassero di noi
che non fossimo solo una meteora
cercare di capire come mai persone come loro vengono in Italia. |