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Copertina Gennaio 2010La copertina del
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GLI ARTICOLI
SCUOLA - EDITORIA

“QUANDO ERO MAESTRA”,
UN NUOVO LIBRO DI DONELLA LASCIALFARI

 La scuola di Donella

 

La copertina del libro di Donella Lascialfari     A circa due anni dal suo ultimo Lettera ai figli, Donella Gori Lascialfari torna a riproporsi ai suoi lettori con questo Quando ero maestra (Firenze, Pagnini, 2009, pp. 124, euro 13,00), un libro che, come si intuisce assai agevolmente dal titolo, ha come nucleo tematico dominante la lunga e felice esperienza di insegnante elementare dell’autrice. Pure qui dunque, come del resto nelle altre sue opere, tutto prende le mosse e ruota attorno a “scene di vita vissuta”, che rappresentano l’oggetto di interesse prevalente di Donella e la materia che lei riesce a plasmare con maggior perizia. È proprio ciò che ha fatto parte della sua esistenza e della sua storia personale a rappresentare la fonte da cui fluisce solitamente la narrazione, sia che venga espressa in forma poetica sia prosaica.

     Anche in questa pubblicazione dunque la cifra autobiografica risulta dominante, ma non fine a se stessa. Essa infatti finisce col costituire un punto di osservazione privilegiato per riguardare alla scuola di ieri con l’intento di rivolgere con interesse ed attenzione l’occhio sul mondo della scuola di oggi e attraverso esso sulla società odierna.

     Nonostante l’uscita dagli organici del Ministero, Donella non ha smesso di essere insegnante e di intendere la scuola come uno dei percorsi con maggior impatto sociale. E come darle torto! Scuola e società stanno tra loro in un rapporto a doppio binario in cui il mondo dell’istruzione riflette il volto del contesto sociale di riferimento, con tutte le rughe che ben conosciamo, ma al tempo stesso può rappresentare lo strumento più efficace per innalzare il livello di civiltà di una civitas. È proprio sulla base di questa convinzione che le pagine di Donella Gori Lascialfari trovano una loro ragione di esistere anche al di là della dimensione personale dell’autrice.

     Così tra le righe che ripercorrono con efficace piglio narrativo esperienze di scuola di montagna, magari a pluriclassi come quella di Montecuccoli, traspaiono convinzioni pedagogiche forti, provate sul campo ed adeguate, diremmo, con metodo induttivo alla realtà contingente. Da qui lo sforzo costante della maestra di non fermarsi al lavoro didattico svolto in classe, ma di cercare di capire anche ciò che stava dopo – e talvolta anche prima – quelle ora passate sui banchi, nella vita di quei bambini. Da qui la ricerca di un rapporto, fin da quei primi anni sessanta, con la famiglia; cosa quanto mai all’avanguardia per i tempi e soprattutto di non poche difficoltà, se si pensa che si trattava di famiglie contadine o di pastori con un gran bisogno di braccia anche giovani per mandare avanti le loro attività. La maestra Lascialfari riteneva però utile coinvolgerle, se non altro per cercare di renderle consapevoli dell’importanza della scuola e della sua funzione sociale.

     A tale aspetto si ricollega anche l’esperienza della scuola popolare di Cintoia, nel Comune di Barberino di Mugello, frequentata quasi esclusivamente da immigrati meridionali richiamati al nord dalla domanda di manovali creata dallo sviluppo edilizio di quegli anni o di operai da inserire nei processi produttivi delle prime fabbriche mugellane o di quelle del pratese. Quindi quel tipo di scuola si trasformava in un coacervo di lingue, tradizioni, consuetudini non molto dissimili dalle classi attuali della nostra scuola dell’obbligo.

       Si tratta di pagine dal vago sentore maltoniano, della Maltoni dei Quaderni di San Gersolè, con l'uso ancora della penna e del calamaio, le lettere alla maestra, l’osservazione di un’eclissi, e con echi crepuscolari come il ricordo del caffè Ecco delle bustine di Idrolitina per gassare l’acqua da bere; sono però anche pagine che propongono convinzioni e pratiche pedagogiche di una persona che ha vissuto in modo totalizzante il suo essere insegnante di scuola elementare. Non ci si inganni però, perché dietro questa che definirei “pedagogia del buon senso” c’è un solido sostrato teorico con tanto di galleria di numi tutelari, da Jean Piaget, a Jerome S. Bruner, a Carl Roger e infine a tal Célestin Freinet fondatore e maestro di una scuola popolare francese con non pochi punti in comune con quella a noi più vicina di Barbiana.

       Sullo sfondo delle esperienze personali di Donella Gori Lascialfari si incastonano anche giudizi di valore sui cambiamenti, anche normativi, che hanno caratterizzato la vita della scuola nell’ultimo mezzo secolo. Nella seconda parte del libro, che ha come titolo Alcuni argomenti che mi hanno appassionato, troviamo questioni in stretta connessione tra passato e presente, come il problema della promozione della lettura e della scrittura, dell’insegnamento della Religione, di quello della lingua straniera, dei compiti a casa, del rispetto della disciplina. Si tratta di tematiche, come ad esempio quella dell’introduzione dei moduli organizzativi della ex scuola elementare e della loro recente abolizione, che offrono l’opportunità all’autrice di esprime considerazioni e valutazioni sulla stretta attualità e sul futuro del sistema formativo italiano. Si tratta, sottolineo, di considerazioni, valutazioni e giudizi che in quanto tali appartengono alla sfera della soggettività e quindi non tutto può apparire condivisibile; resta però il fatto che con questa pubblicazione l’autrice pone la sua attenzione su un mondo, quello della scuola appunto, nei confronti del quale nessuna persona, a prescindere dal ruolo sociale che ricopre, anzi proprio a causa di esso, non può sentirsi in alcun modo estraneo né rimanere indifferente.

     

                                                Bruno Becchi

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio2010

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