INCHIESTA SUL SINDACATO IN MUGELLO
Sindacato,
come stai?
Alle radici dell'azione sindacale Il sindacato è in crisi? Non si direbbe proprio, a vedere i
numeri degli iscritti mugellani, specialmente quelli della CGIL (la più consistente
organizzazione presente sul territorio, ed anche l'unica in grado di fornire dati
disaggregati per la zona Mugello). A che serve il sindacato? Serve ancora dunque il sindacato? Lo abbiamo chiesto ai due
responsabili di zona dei maggiori sindacati nazionali, CGIL e CISL e la risposta, in
questo caso è identica: "Il sindacato serve, e serve più di ieri -dice Pietro
Pesci, responsabile della Cisl del Mugello da poche settimane-: il cittadino rischia di
essere sempre più isolato, di fronte a problemi nuovi e sempre più complessi e numerosi.
Sul piano dei servizi ad esempio c'è una grossa richiesta, e i cittadini si fidano dei
servizi offerti dai sindacati". Antonio Lazzaro, segretario della Camera del Lavoro
del Mugello e della Val di Sieve concorda: "In una società così complicata servono
centri regolatori e di rappresentatività sempre più forti. E le ragioni del sindacato
sono sempre più evidenti in una società che tende a parcellizzarsi, a produrre fenomeni
di emarginazione sociale ai danni di chi forte non è. Il sindacato è lo strumento che
serve a garantire le vere pari opportunità, e lo sottolineo, le pari opportunità, non
l'uguaglianza astratta. Poiché i processi produttivi tenderanno ad essere sempre più
veloci, e a rendere più obsolete certe figure professionali, il nostro ruolo è anche
quello di far sì che non si creino e non crescano sacche di disgregazione. Forse la
funzione del sindacato diventa meno importante nell'area delle ridistribuzione del
reddito, mentre assume maggiore importanza nella fase della produzione, della tutela dei
diritti del lavoratore, non solo in quanto lavoratore, ma in quanto persona a tutto
tondo". Politica e sindacato
CGIL e CISL
C'era una volta il
sindacato "duro" Un'ultima domanda, ancora a Lazzaro, in merito ai cambiamenti nel "fare sindacato" durante le crisi aziendali: quando chiuse la Ceramica Florence di Scarperia non si contavano le bandiere rosse e non mancò un presidio in piazza con roulotte, quando il calzaturificio San Lorenzo minacciò di licenziare 30 persone fu lunga la serie di cortei e manifestazioni di protesta; oggi lo stesso calzaturificio ha chiuso, senza grandi reazioni di piazza, e anche in altre crisi il sindacato ha mostrato atteggiamenti più soft. "Il problema -replica- non è essere duri o morbidi. Occorre entrare nel merito di ognuna delle questioni. E bisogna misurare l'azione sindacale per come si comporta nello specifico, non usando dunque la categoria del duro e del morbido, ma usando la categoria degli interessi che rappresenta, se li ha tutelati o non tutelati; e se non li ha tutelati, quali sono stati i motivi per cui non è riuscita a tutelarli. E con molta serenità posso dire che il sindacato una stella polare l'ha tenuta sempre: quella di tutelare gli interessi di coloro che rappresentava."
Alle radici dell'azione sindacale Una delle ragioni forti per cui nel nostro Paese assistiamo ad una pericolosa deriva plebiscitaria della democrazia, è che è venuta meno la prassi della rappresentanza che è - lo ricordiamo - il potere espressamente conferito di agire in nome e per conto altrui. Questa crisi ha investito non solo la politica, ma anche la società nelle sue tante articolazioni. Il sindacato soffre poi in maniera drammatica di un pericoloso deficit di rappresentanza: eccessivo peso della politica, marcata autoreferenzialità dei leader, progressiva invadenza della legge a regolare questioni che devono rimanere patrimonio inalienabile del lavoratore, allontanano gli stessi aderenti da un comune sentire. Eppure la strada per un recupero di credibilità ed efficienza non è che sia da inventare. Prendiamo l'articolo 2 dello statuto della Cisl, un vero e proprio capolavoro nel suo genere. "La Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori si richiama e si ispira, nella sua azione, ad una concezione che, mentre vede la personalità umana naturalmente svolgersi attraverso l'appartenenza ad una serie organica di comunità sociali, afferma che al rispetto delle esigenze della persona debbono ordinarsi la Società e lo Stato." Il centro è la persona, non la massa; e l'associarsi liberamente è valutato come un'esigenza fondamentale per la crescita personale. E' un intrecciarsi di rapporti interpersonali che forma l'associazione, non il fatto di fruire - per esempio - di servizi fiscali presso lo stesso sportello. C'è poi l'affermazione che la Società e lo Stato vengono dopo le esigenze della persona. Siamo agli antipodi dell'uso dei lavoratori come fanteria per altri scopi. "Essa (la Cisl) ritiene che le condizioni dell'economia debbano permettere lo sviluppo della personalità umana attraverso la giusta soddisfazione dei suoi bisogni materiali, intellettuali e morali, nell'ordine individuale familiare e sociale." La persona che lavora non ha solo bisogni materiali, ma anche e soprattutto di bisogni intellettuali e morali. Da qui l'importanza che dovrebbe avere nell'associazione sindacale la cultura e la formazione. Solo così l'identità di ciascuno può liberamente svilupparsi ed essere valorizzata. "Essa (la Cisl) afferma che l'accoglimento del Sindacato democratico e della sua azione nel seno della società civile organizzata determina una costante e inderogabile esigenza strutturale della stessa e costituisce una garanzia e una difesa dell'ordine democratico." Non c'è sindacato senza regime democratico, ma è altrettanto vero che non può esserci regime democratico senza il libero associazionismo sindacale! Sono argomenti di straordinaria attualità. Peccato che il Sindacato non li ponga ordinariamente all'attenzione dei propri soci e dell'intera società. Servizio di Paolo Guidotti e Giacomo Ossadi |
| © il filo, marzo 1999 |


Ma, se l'identità del sindacato non è ancora messa in
discussione al pari di quella dei partiti, da tempo aleggiano alcuni segnali di
disaffezione, di "sospetto", di distacco, nei confronti dell'attività
sindacale. 
