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Botta e risposta 

FINANZIAMENTI 
ALLA POLITICA IN MUGELLO
 

Pubblichiamo due contributi sul tema dei "finanziamenti" alla politica, questione riemersa nei mesi scorsi a proposito dei lavori per l'alta velocità. Il presidente dell'associazione "Idra" Girolamo Dell'Olio aveva sollevato pubblicamente dubbi sul possibile contrasto e sul rischio di conflitto di interessi per amministratori che da una parte hanno ricevuto o ricevono soldi da ditte impegnate in lavori sul territorio e comunque in rapporto diretto con le pubbliche amministrazioni, e dall'altra devono fare scelte che coinvolgono queste stesse ditte. E aveva citato il caso dell'attuale capogruppo dei Ds Paolo Cocchi, ex-sindaco di Barberino di Mugello. Pubblichiamo qui la nota di "Idra", insieme a una risposta-riflessione dello stesso Cocchi. Non solo per documentare un dibattito già avvenuto, ma anche per sollecitare su questo tema, di non poca rilevanza, ulteriori contributi e commenti.  


Etica e politica, la riflessione di Idra 

E' GIUSTO RICEVERE CONTRIBUTI ELETTORALI
PROPRIO DA TUTTI...?

L'associazione di volontariato fiorentina ha registrato che, nel dibattito seguito al sequestro delle cave, dei depositi e di un cantiere dell'Alta Velocità, al capogruppo DS in Regione Paolo Cocchi sono state attribuite dalle cronache - a proposito dell'intervento della Procura - frasi come "serviva forse una maggiore cautela nel giudicare i fatti", o "siamo di fronte ad una presunzione d'inquinamento, sulla cui base la magistratura si sente in diritto di suggerire modalità di scavo", o ancora "se ci fosse stato disastro ambientale, non ci sarebbe stato il dissequestro dopo una settimana". I giornali hanno colto nelle parole del capo gruppo DS l'espressione di un dissenso rispetto all'operato della magistratura, e una critica nei confronti della legislazione vigente. Cose legittime. Come legittimo è parso a Idra ricordare la circostanza (ampiamente pubblicata sui giornali) che Paolo Cocchi si è presentato all'appuntamento delle elezioni del Consiglio regionale toscano col contributo economico di un'impresa che - prima ancora che indagata nell'ambito della recente vicenda giudiziaria sull'Alta Velocità - risulta direttamente coinvolta nell'esecuzione del progetto Alta Velocità. Un progetto sul quale il Consiglio Regionale esercita doverose funzioni di sorveglianza. Al quotidiano che ha pubblicato la notizia della circostanza registrata da Idra, il capo gruppo DS Cocchi ha replicato, dopo una pausa di riflessione, accusando Idra di "evidenti intenti diffamatori".

 L'associazione di volontariato fiorentina desidera chiarire di avere semplicemente registrato una circostanza di fatto, che potrebbe invece stimolare una riflessione approfondita, ben al di là del caso in questione, sui rapporti istituzionali fra politica e imprenditoria. Ci domandiamo infatti: possono i rappresentanti dei cittadini ricevere finanziamenti, per quanto legali, da imprese che nel loro fatturato aziendale hanno proventi da appalti o da incarichi autorizzati o rilasciati dalle pubbliche amministrazioni? E' corretto che i politici accettino questo genere di contributi nel momento in cui chiedono agli elettori il consenso per andare a svolgere incarichi di rappresentanza, di controllo, di gestione e di indirizzo? Come può un politico ricevere risorse da imprese i cui proventi dipendono anche dalle scelte della pubblica amministrazione in cui egli opera, e al tempo stesso svolgere un ruolo di garanzia e di controllo nell'interesse di quei 'soggetti terzi' che sono la globalità dei cittadini? 

Se le opere pubbliche devono rispondere almeno al doppio requisito dell'economicità e della funzionalità, ci sembra che sia l'una che l'altra corrano gravi rischi in un contesto così costruito. L'Alta Velocità rappresenta solo il caso più macroscopico. In un contesto del genere, l'interesse dei cittadini e la funzionalità dell'opera vanno naturalmente a scadere. Registriamo dalle cronache dell'8 marzo scorso che anche quando Carlo Melani (presidente della Commissione Sanità della Regione nella passata legislatura, e al momento vice presidente DS del Consiglio regionale toscano) ammise di aver ricevuto un contributo elettorale "di alcuni milioni", "parzialmente registrati", da una ditta legata agli appalti pubblici per presìdi medico chirurgici, il capogruppo Paolo Cocchi ebbe a dichiarare: "Non trovo niente da ridire sul fatto di aver accettato quel finanziamento". 

E alla cronista che si chiedeva "Come non ci trova niente di grave? Non pensa che un politico che è stato presidente della commissione sanità e che potrebbe ricoprire altri incarichi in quel settore dovrebbe evitare di farsi finanziare in campagna elettorale da imprenditori che hanno rapporti d'affari con ospedali ed Asl?", ribattè: "Dico che si possono avere anche rapporti legali e imbarazzanti, e che non per questo scatti il conflitto d'interessi". 

Sono dichiarazioni precise, pubblicate su un quotidiano a larga diffusione. Ma ci risulta che Paolo Cocchi sia rimasto capo gruppo dei DS in Regione. Si tratta dunque di posizioni molto condivise in quel partito. Eppure esso sta ingaggiando col premier Silvio Berlusconi una battaglia politica ponderosa proprio sul tema del 'conflitto d'interessi'!

Associazione Idra 


LA REPLICA DI COCCHI 

"Nessun conflitto, se le scelte sono trasparenti"  

Paolo CocchiCaro Paolo, 

con amichevole insistenza mi inviti a esporre la mia opinione, come parte in causa, su un tema molto delicato che riguarda la mia persona e il mio ruolo di consigliere regionale. La questione è: esiste un "conflitto di interessi" tra il mio ruolo di controllo come consigliere regionale in materia di Alta Velocità e l'aver ricevuto finanziamenti, regolarmente e pubblicamente dichiarati, da imprese che hanno a che vedere con appalti pubblici sui quali la regione esercita una funzione? La mia risposta, decisa e senza imbarazzo alcuno, è no! Perché io ho sempre unito, al rigoroso rispetto della legge, una piena e trasparente assunzione di responsabilità per le mie opinioni e il mio operato, che è, naturalmente, attaccabile nel merito ma non sul piano del rispetto delle regole o su quello etico (almeno non gratuitamente!). Idra infatti dovrebbe spiegare come nel caso specifico, le mie critiche alla magistratura possano essere state influenzate dai miei finanziatori di un anno e mezzo fa, come queste li abbiano e in che modo favoriti, direttamente o indirettamente. In sostanza incalzarmi su punti di merito.

Questo tipo di accuse sarebbero leali e farebbero parte di un aperto confronto-scontro. Ho già spiegato a Repubblica i particolari del caso. Idra non può argomentare nel merito perché, semplicemente, il fatto non sussiste, non avendo tratto, le imprese in questione alcun vantaggio dalle mie dichiarazioni. Per questo deve rifugiarsi in un generico "conflitto di interessi" tra imprese e politici. Ma non rifiuto nemmeno questo terreno, anche se dovrò abusare della pazienza dei lettori del "Filo". Se Berlusconi riduce la tassa di successione, certo lo fa per tutti i miliardari come lui, ma lo farà anche, inevitabilmente per se stesso; se controlla la Rai come presidente del Consiglio, ogni punto di audience in meno del servizio pubblico finisce inevitabilmente nelle tasche delle televisioni di cui è proprietario. Sarebbe anche il caso di un Sindaco che con una variante urbanistica da lui approvata procurasse la valorizzazione di un immobile di sua proprietà ecc. Questo è il conflitto di interessi. Una situazione in cui diventa indiscernibile, oggettivamente, l'interesse pubblico da quello privato. Nel mio siamo invece, con buona pace di Idra, da tutt'altra parte, forse nel campo delicato dei "costi della politica". Il tema, in Italia, tra qualunquismi ed ipocrisie ha generato, in passato, una bella quantità di corruzione. Affrontiamolo dunque ma a 360°. Un consigliere regionale che sia stato finanziato o aiutato materialmente da una cooperativa di servizi, da un sindacato, da un'associazione di categoria non sarà anche lui poco "libero" e in patente imbarazzo quando il consiglio discuterà di sicurezza sui luoghi di lavoro, di piano sanitario regionale o di piano regionale della grande distribuzione? Penso di no se sarà stato franco e sincero, trasparente e responsabile e pronto a rispondere del suo operato pubblicamente. Se non siamo in quest'ordine d'idee, dovremmo ammettere l'esclusivo finanziamento pubblico o l'autofinanziamento (e in questo secondo caso solo i ricchi concorrerebbero alla politica, e io, nel 2000 non lo ero di certo, avendo fatto per 10 anni il Sindaco di Barberino di Mugello per 2.000.000 al mese, tutto compreso!). Starò quindi serenamente al mio posto di capogruppo DS in Consiglio Regionale fintantoché i miei colleghi lo consentiranno, a combattere le mie battaglie affinché le grandi opere siano occasione di sviluppo del Mugello, così come è stato per Bilancino. Grazie e buon lavoro. 

Paolo Cocchi 
Capogruppo DS - Regione Toscana 


IL COSTO DELLE CAMPAGNE ELETTORALI  

Finanziamenti 
e spese degli eletti mugellani
 

La legge prevede che i candidati presentino un preciso rendiconto delle spese sostenute e dei contributi ricevuti. Preciso fino a un certo punto, visto che poi la stessa legge consente di omettere i nomi dei finanziatori privati che versino meno di 10 milioni. Così alcuni candidati scrivono tutto, altri si fermano al limite di legge. Nelle ultime elezioni regionali sono stati tre i candidati mugellani risultati eletti. 

Paolo Cocchi, ex-sindaco di Barberino di Mugello, ed ora capogruppo ds in Consiglio Regionale, ha ricevuto contributi, in contanti e servizi, per quasi 60 milioni, spendendone altrettanti. L'elenco dei contributi di Cocchi è puntuale: dichiara di aver ricevuto 15 milioni dalla società Fingen di Sesto Fiorentino (che è la finanziaria del Gruppo Fratini), 10 milioni dalla ditta Berti Sisto di Firenzuola, 10 milioni dalla Cooperativa Edile Barberinese. L'ex-sindaco di Barberino dichiara anche i contributi "minori", fino alle 300 mila lire di Rino Gracili e alle 500 mila lire di Luciano Baggiani: tra i finanziatori di Cocchi anche il Centro Studi Iris, per 2 milioni, la ditta di costruzioni Baldassini e Tognozzi per 5 milioni, il Pds di Barberino che ha versato 3 milioni, e quello di Borgo San Lorenzo, che gliene ha versati 5; oltre a un versamento personale dello stesso Cocchi di 5 milioni.  

Riccardo Nencini Meno della metà risulta aver speso l'altro eletto barberinese, il socialista Riccardo Nencini, oltre 27 milioni e mezzo. Nel resoconto di Nencini non ci sono nomi di finanziatori, perché dei 14 milioni e 200 mila lire ricevuti, sono tutti contributi inferiori ai 10 milioni. 

L'attuale presidente del Consiglio Regionale dichiara anche di aver ricevuto 5 milioni dalla direzione nazionale dello SDI, e 3 milioni dalla segreteria regionale, mentre 5 milioni e 400 mila li ha versati direttamente lui.  

paolo bartolozziPaolo Bartolozzi, di Rufina, capogruppo di Forza Italia in Regione, ed ora europarlamentare, dichiara di aver speso circa 44 milioni e mezzo, metà dei quali in materiale elettorale e 11 milioni in spese postali e telefoniche. I contributi che Bartolozzi ha ricevuto da privati -32 milioni, più 8 milioni in beni e servizi- sono tutti inferiori al limite di legge, e quindi non vengono elencati: si citano solo due società, la Grechi di Sesto Fiorentino, per un versamento di 995 mila lire, e la Residenza Le Magnolie per un milione.

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